Coro di funghi

Coro di funghi

di Hiromi Goto

Hiromi Goto, nata vicino a Tokyo e ben presto trapiantata in Canada con la famiglia, imbastisce una saga postmoderna tutta al femminile su tre generazioni di donne in una comunità rurale dell’Alberta, alle prese con la definizione e la ricerca continua della propria appartenenza. Tre tessere di quel grande «mosaico etnico» che è il Canada, tre diverse esperienze della migrazione.Il Manifesto

Traduzione: Cristiana De Sanctis e Valeria Trisoglio
Prefazione: Cristiana De Sanctis

Ebook: € 6,49

Hiromi GotoL'autrice
Hiromi Goto, nata nel 1966 a Chiba-Ken, in Giappone, all’età di tre anni è immigrata in Canada con la famiglia. Si è laureata nel 1989 all’Università di Calgary in arte e letteratura inglese, e ha frequentato la prestigiosa scuola di scrittura di Aritha Van Herk. Risiede a Calgary. Con questo suo primo romanzo ha vinto il Commonwealth Prize for Best First Book (1995), il Grant MacEwan College Book (2000-2001) ed è stata co-vincitrice del Canada-Japan Book Award (1995). Ha pubblicato anche altri due romanzi, oltre che saggi, poesie e vari racconti. Un estratto dal romanzo The Kappa Child è stato pubblicato in Italia da Feltrinelli nell’antologia Seconda pelle (2001).

Il libro
È un romanzo dalla struttura complessa, che si articola su diversi piani narrativi e racconta l’esperienza della migrazione attraverso tre voci che si interrogano, si trasformano, si intrecciano a comporre una saga al femminile ricca di poesia e di amore per la parola. La scelta lessicale accuratissima e sempre esplicitamente sottolineata dalla voce narrante principale, quella della giovane Muriel/Murasaki, è dettata dall’esigenza di conferire dignità letteraria alle fiabe giapponesi tramandate oralmente dalla nonna Naoe, e nello stesso tempo di lasciar percepire la musicalità della parola. Il lettore di Coro di funghi potrà apprezzare veramente il romanzo se si disporrà all’ascolto. Hiromi Goto lo inviterà suadente a farsi trasportare in un viaggio dal Giappone al Canada e poi a ritroso, verso suggestive leggende popolate di personaggi bizzarri, accompagnato dalla melodia fiabesca delle mille voci che sussurrano in coro nella fungaia che fa da sfondo al romanzo.

Incipit
Siamo distesi sul letto ad ascoltare il clic degli avvolgibili, a osservare i fragili fili di una ragnatela polverosa ondeggiare avanti e indietro, avanti e indietro, nei soffi d’aria invisibile. Coperte e lenzuola stanno ammassate ai piedi del letto e il tepore è solo là, dove è pelle contro pelle. La mia spalla, il braccio, il profilo sporgente dei fianchi. La linea sinuosa delle cosce. Mollemente protese verso di te. Ho i polpastrelli gelati, ma sto troppo bene per muovermi. Per prendermi la briga di tirarmi su e sistemare le coperte. Ho solo voglia di assaporare il silenzio della pelle sulla pelle. Il mormorio del sangue, dove i nostri corpi si toccano. Il nostro respiro prende involontariamente un ritmo, asseconda il movimento della ragnatela che ondeggia sopra le nostre teste. Alzi la mano – ruvido, il palmo – per adagiarla appena sotto il mio seno.
«Mi racconti una storia?» domandi. Lo sguardo alla tela di polvere.
«Sì».
«Mi racconti una storia sulla tua Obachan?»
«Sì». Chiudo gli occhi e respiro a fondo. Lentamente.
«Mi racconti una storia vera?» chiedi, con inconsapevole smania.
«Sono in molti a chiederlo. Ci hai mai fatto caso?» Mi rigiro dalla mia parte. Mi sollevo sul gomito e appoggio il mento e la guancia sul palmo della mano. «È come se la gente avesse voglia di ascoltare una storia e poi, quando è finita, non gliene importasse più nulla. Hai presente?»
«Non proprio» dici, e scivoli un po’ più in basso, accoccolando la testa sotto il mio mento. Il viso che affonda nel mio collo.
«Ma me la racconti lo stesso?»
«Certo, però avrai pazienza con la mia lingua, vero? Il mio giapponese non è buono quanto il mio inglese e potresti non capire tutto quello che dico. Ma questo non significa che la storia sia incomprensibile. Wakatte kureru kashira? Sei in grado di ascoltare prima di sentire?»
«Fidati di me» dici. Mi fermo. Faccio un bel respiro, quindi do il via a una spirale di suoni.
«Ecco una storia vera».


Di grande attualità nell’epoca delle società multietniche, Coro di funghi è innanzitutto un invito ad ascoltare la voce di culture diverse e distanti, ad armonizzare e riattualizzare i valori della tradizione orientale nel contesto della società d’occidente. Il multiculturalismo non è un’utopia: è un obiettivo sociale da raggiungere e, come dimostra Hiromi Goto in Coro di funghi, è anche una nuova fonte di originalità letteraria. Dal continuo oscillare della narrazione tra il registro esotico-fiabesco – che rimanda alla suggestiva memoria di saghe e leggende di un Giappone lontano nel tempo e nello spazio – e un piano narrativo concreto, che rappresenta il confronto con la quotidianità canadese, scaturisce un romanzo fresco, raffinato e avvincente. Significativa la scelta di una trasmissione matrilineare della cultura delle origini: le diverse sfaccettature dell’universo femminile si rivelano un’ulteriore fonte di ricchezza nell’odierna società multietnica.
La storia di una famiglia di immigrati giapponesi in Canada raccontata dalla giovane Muriel/Murasaki attraverso il ricordo delle fiabe che ascoltava dalla nonna.

 

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