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"Tasmania Blues", la donna fragile di Helen Hodgman persa nella bellezza mozzafiato dell'Australia

Una percezione del tempo quanto mai dilatata, un’anaffettività latente verso la figlia neonata e la tendenza a voler rendersi seduttiva nei confronti di chiunque: pur essendo moglie e madre la protagonista di Tasmania Blues (Edizioni Socrates, collana Paesi, Parole; traduzione di Valentina Rossini), ha un atteggiamento distorto rispetto alla realtà che la circonda.

La scrittrice scozzese-australiana Helen Hodgman descrive una donna fragile, insensibile alla bellezza della terra in cui vive – la Tasmania, la grande isola australiana dalla natura incontaminata e pervasa dal profumo di eucalipto – perché colpita dalla depressione post partum. La piccola è nata da un’avventura occasionale che l’ha costretta a sposarsi con un ragazzo che conosce appena e ad assumersi responsabilità dalle quali prova in ogni modo a fuggire. Come accade tutti i martedì e i giovedì, giorni della settimana che, cascasse il mondo, riserva ai due uomini – un ristoratore gay e il marito di una sua amica. Lascia la bimba dalla suocera e corre da loro forse cercando così di riappropriarsi di quella vita, scandita da trasgressioni e mancanza di regole, che ha dovuto abbandonare troppo presto. Sullo sfondo, insieme ad allucinazioni e incubi ricorrenti, la figura di un marito altrettanto indifferente, dedito alle sue avventure e al suo lavoro più che a tranquillizzare al moglie.

 “(…) Erano giorni infiniti, - si legge - l’orologio segnava invariabilmente le tre del pomeriggio, qualsiasi cosa gli si facesse. Potevi provare a metterlo sottosopra. Potevi cercare di coglierlo in fallo, spuntando improvvisamente da dietro la porta per prenderlo di sorpresa. Non importava cosa escogitavi, il giorno finiva in quel momento e non rimaneva più nulla con cui colmarlo.

Le altre donne, appartenenti a questa riserva naturale per femmine, riuscivano a inventarsi sempre qualcosa per riempire il loro tempo in modo decorativo e rasserenante, perlopiù assecondando i suggerimenti dalle riviste femminili – quei placebo prescritti per addolcire il tempo e tenere metà della popolazione quieta e al contempo attiva. Ma simili modelli richiedevano spirito, un bisogno impellente di colmare le giornate in modo socialmente accettabile. Io non possedevo nulla di tutto questo”.

Lo stile della Hodgman, è molto ricercato, spesso in contrasto con l’apatia della donna. La terminologia e la costruzione delle frasi in Tasmania Blues sono a volte complesse ma sempre in grado di riflettere un contesto malinconico e distopico fino all’epilogo inaspettato ma perfettamente in linea con la psiche della protagonista.

Rossella Montemurro - 31 ottobre 2016

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