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Recensione de Il Suono della Mia Voce – Ron Butlin

Per comprendere Il suono della mia voce di Ron Butlin, bisogna sprofondare nei mitici anni ottanta galleggiando sul successo effimero del denaro a fiumi e surfando sull’onda economica sorta dal mare di benessere che quegli anni hanno tirato su per almeno un decennio. Ecco, immaginate un prototipo della generazione degli yuppies: un bel lavoro, bei guadagni, bella moglie e bei figli. Insomma la rappresentazione del bello che però ha un problema da non sottovalutare durante la sua facoltosa giornata: l’alcol.

Ogni momento è dedicato alla consacrazione del proprio alcolismo.

Il protagonista de Il suono della mia voce, Morris Magellan, non riesce a smettere di bere, e come tutti gli alcolizzati sdrammatizza cercando di scovare sempre una scusa alla sua debolezza. Il suo punto di rottura però è la famiglia. Moglie e figli si tramutano in quello che ha perso nel fondo del bicchiere, ovvero la propria coscienza. Morris sa che a loro non può mentire, come invece fa normalmente con se stesso. Il conflitto interiore si inasprirà nel corso del romanzo fino a toccare il picco con il classico momento di lucidità che colpisce ogni alcolista.

Morris Magellan vedrà la sua vita nello squallore che è diventata nonostante le tante fortune.

Il suono della mia voce si vive con gli occhi del protagonista perché narrato in seconda persona, come se si fosse al di fuori del proprio corpo e si vedessero le proprie disgrazie senza poterci fare nulla.

Ron Butlin scrive un romanzo eccelso con uno stile preciso e con la capacità di rendere visibile, e vivibile, il dramma dell’alcolismo.

Supportato da una prefazione dello scrittore connazionale Irvine Welsh, Il suono della mia voce è un libro da leggere assolutamente e tutto d’un fiato.

Andrea Paolucci - 29 ottobre 2016

http://www.rocknread.it/il-suono-della-mia-voce/

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