Ammazzarsi per sopravvivere

Ammazzarsi

di Iain Levison

Come recita il sottotitolo è un'autobiografia che racconta “le infinite fatiche di un precario americano”. Tra i moltissimi libri dedicati anche in Italia al filone, Levison (nato in Scozia, cresciuto negli Stati Uniti) ha decisamente un’America in più. Un'ironia e un sarcasmo a dir poco tagliente: “Niente moglie, niente utilitaria, niente giardino. Ho seguito le regole, ho aspettato, e sono al punto di partenza”. A 30 anni è stato tagliatore di pesce e preparatore di assaggi in un supermercato di New York, autotrasportatore di gasolio, imbianchino, pirata della tv via cavo abusiva, allestitore di mostre e scaricatore di granchi in Alaska. Il tutto tra mille disavventure alla Bukowski che rendono il libro un ritratto davvero spietato dell'attuale neocapitalismo.Rolling Stone - dicembre 2009

Sottotitolo: Le infinite fatiche di un precario americano
Autore: Iain Levison
Traduzione: Eleonora Putignano
Pagine: 160
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: ottobre 2009
ISBN: 978-88-7202-035-7
Ebook: € 5,99
Prezzo: € 12,00

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Iain Levison

L'autore
Iain Levison, nato in Scozia nel 1963, cresciuto negli Stati Uniti, vive nella Carolina del Nord. In Italia sono stati pubblicati Fatti fuori, Instar Libri 2005, Una canaglia e mezzo , Feltrinelli 2008. Tradotto in vari paesi, Levison ha suscitato l'interesse della stampa e del pubblico. È considerato un autore di culto. Stando alle ultime notizie, fa il falegname.

Il libro
Dal giorno della laurea in lettere Iain Levison ha cambiato 42 lavori in 10 anni, il tempo delle illusioni è finito, il lavoro che credeva di poter avere non c'è, la famiglia è un'illusione, i figli pura utopia. Allora a cosa serve la laurea? A niente. Da questo disincanto Levison tira fuori un libro-denuncia autobiografico, provocatorio e divertente, a tratti ingenuo ma veemente come è giusto che sia un'opera prima. Perché Levison è innanzitutto uno scrittore di talento: caustico, ironico, riesce a far sorridere quasi a ogni pagina, raccontando la sua storia come quella di un eroe malconcio nel paradossale mondo del lavoro.
L'aspetto originale e spiazzante del libro è che l'insicurezza e la precarietà sono affrontate senza lamentele o piagnistei. Levison prende le cose di petto. Non si tira indietro se c'è da lavorare, sia pure nella situazione estrema, a tratti disumana, di pescare e confezionare gamberi in Alaska. L'ironia è un'arma pungente nelle mani sapienti dello scrittore che a volte si trasforma in rabbia, per le condizioni dei lavoratori, per il fallimento del suo titolo di studio, e non meno frequentemente in tenerezza per le persone con cui viene a contatto. È lo stesso autore a definirsi un "lavoratore itinerante" e il suo racconto sembra il punto d'incontro fra la strada di Kerouac, e il furore di Steinbeck. In viaggio per mezz'America Levison scopre il volto oscuro e debole della società americana.

Incipit
È domenica mattina e sto spulciando gli annunci di lavoro. Ce ne sono di due tipi: lavori per cui non sono qualificato e lavori che non mi va di fare.Prendo in considerazione entrambi. Ci sono pagine e pagine del primo tipo, i lavori che non otterrò mai. Devi sapere questo, oppure quest’altro.Devi avere maturato almeno sei anni d’esperienza in questo e quest’altro, parlare un cinese fluente, essere in grado di pilotare un jet attraverso il fuoco della contraerea e avere SEI ANNI di esperienza nella chirurgia a cuore aperto. Salario di partenza 32.000 dollari. Inviare il curriculum a Beverly.
Chi è Beverly, mi chiedo, e cosa sa lei più di me? Tanto per cominciare, sa che riceverà lo stipendio. Non sa fare nessuna delle cose richieste per quel lavoro, questo è poco ma sicuro, altrimenti le starebbe già facendo, invece di rispondere al telefono. Se conoscessi Beverly personalmente, potrei ottenere un lavoro qualsiasi nella sua società? È per questo che non scrivono il cognome di Beverly, per scoraggiare potenziali molestatori come me dall'abbordarla in un bar? Dallo scoprire dettagli della sua vita privata, incontrarla casualmente in metropolitana, dopo aver aspettato quattro ore per invitarla a bere qualcosa; poi, dopo una notte di sesso sfrenato, buttare lì la domanda se per caso cercano qualcuno nella sua società? Proseguo scorrendo gli annunci, e imparo sempre di più su competenze che non ho, tirocini a cui non accederò mai e lavori richiesti in campi che nemmeno sapevo esistessero.

 

«Ecco alcune notizie dall'America… Il Congresso, l'organo legislativo della nazione più potente della terra, ha appena dichiarato che la pizza è verdura. Perché? Così i deputati possono dire di aver introdotto sempre più verdure nelle mense scolastiche. È così che facciamo le cose qui. Non miglioriamo le cose. Cambiamo le definizioni e le percezioni per far FINTA che le cose migliorino. Questo paese è nelle grinfie degli psicopatici. Questo è l'impero romano nei suoi giorni peggiori. È un piccolo faro di speranza, ma se dei ragazzi arrabbiati e dei lavoratori disoccupati riescono a intaccare questo tipo di follia sarei molto sorpreso davvero. I matti hanno le chiavi del manicomio. Le parole non significano niente qui. La pizza è verdura. Domani le polpette saranno frutta». (25 novembre 2011)