Il paradosso del controllore

ParadossoControllore

di Gonzalo Hidalgo Bayal

Una notte d’inverno un viaggiatore - la citazione calviniana è doverosa - arriva in una stazione ferroviaria e lascia il suo vagone per prendersi un caffè. Ma perde il treno, si mette alla ricerca di un controllore e non riesce a ripartire, bloccato in un non luogo in cui si intersecano destini e scelte. Un romanzo che sembra un quadro di Escher con didascalie di Kafka, scritto da una delle voci più metafisiche della letteratura spagnola.Marie Claire - aprile 2014

Traduzione: Daniela Simula e Simonetta Nove
Pagine: 212
Formato: cm 13,3 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: marzo 2014
ISBN: 978-88-7202-046-3
Prezzo: € 13,50

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Gonzalo Hidalgo Bayal

L'autore
Gonzalo Hidalgo Bayal è nato nel 1950 a Albalat, Cáceres. Si è laureato in filologia romanza presso la Universidad Complutense di Madrid ed è uno scrittore, un poeta e un filologo spagnolo. È stato per anni insegnante di letteratura ed è autore raffinato di testi poetici, novelle e romanzi. Tra le sue opere più note: El espíritu áspero (2009, Premio Qwerty) e Conversación (Premio Mario Vargas Llosa).

Il libro
La storia di un anziano viaggiatore che, perso il treno, si mette alla ricerca di un controllore che non individuerà mai. Obbligato a un soggiorno imprevisto, costretto a mendicare in un’anonima cittadina e a imbattersi nelle più disparate individualità umane, non perderà mai la propria integrità morale e la gioia della scoperta. Coraggiosa, sapientemente scritta e orchestrata tra il detto e il celato, l’ipotetico e l’ovvio, forte di una lingua ricercata, l’opera di Bayal è un insieme di tasselli conducenti dal paradosso a una certezza universale: la via per la redenzione è sempre un percorso vitale costellato di tappe nei meandri oscuri dell’universo ‘uomo’.

Incipit
«Il controllore arrivò nella città una notte di novembre, in treno. In quel momento non era ancora, in alcun modo, il controllore, né aveva acquisito i diritti o la prerogativa del titolo. Si trattava solo di un anonimo viaggiatore che le circostanze del caso avrebbero poco a poco privato della condizione di viaggiatore e forestiero fino a convertirlo nel controllore, depositario esclusivo del titolo. Già a quell’epoca passavano pochi treni, poiché la città aveva perduto l’antico splendore e la stazione non era che un gruppo di capannoni bui e deserti, di meandri luridi dai quali affioravano immagini nostalgiche di un eroico passato e tracce di uno sviluppo industriale svanito, al punto che della vecchia stazione sopravvivevano soltanto, durante la notte, la luce gialla del bar e l’odore di ruggine dei treni di un tempo. Accadde dunque, quella volta, che dal treno di mezzanotte, da cui mai nessuno scendeva e che si fermava esclusivamente per pura prassi amministrativa o per imperscrutabili capricci del destino, scendesse un individuo avanti negli anni e si dirigesse al bar con una bottiglia verde di vetro in mano. Era un uomo anziano, quasi da buttare, senza segni particolari all’infuori dei tratti comuni del volto, della statura media e dell’inespressività dei gesti e della voce. Il ragazzo che si annoiava dietro il bancone, piccolo e magro, dai lineamenti affilati, all’arrivo del passeggero spalancò gli occhi per la sorpresa.»