Foresta di fiori

Foresta

di Ken Saro-Wiwa

Hanno ammazzato Ken Saro-Wiwa, uno scrittore, non un politico, non un guerrigliero, perché le sue parole mettono paura, sono pericolose e una multinazionale e un paese hanno paura di uno scrittore. Ken usava un’arma potente della letteratura africana, i racconti, che sapeva fondamentali nella vita di un africano perché i racconti possono salvare la sua terraRoberto Saviano a Chetempochefa

Traduzione: Scuola Herzog
Collana: Paesi, parole
Pagine: 168
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: 2a ediz. 2010
ISBN: 978-88-7202-042-5

Ebook: € 5,99
Prezzo: 13,50 €

 

Ken saro wiwa

L'autore
Ken Saro-Wiwa (1941-1995), nato a Bori in Nigeria, laureato in inglese a Ibadam, ha insegnato nelle università di Nsukka e Lagos. Scrittore molto prolifico, ha pubblicato oltre ventisei libri di vario genere letterario (romanzi, racconti, poesie, libri per l’infanzia) tra cui Sozaboy. Collaboratore di programmi radiofonici e televisivi era molto popolare nel suo paese. Ambientalista e attivista per la difesa dei diritti umani, nel 1993 è diventato presidente del MOSOP (Movimento per la salvaguardia degli Ogoni), che si batte per questa martoriata etnia e contro i disastri ecologici causati dalle compagnie petrolifere. Accusato d’omicidio insieme ad altri otto compagni e condannato a morte da un tribunale speciale, è stato impiccato, nonostante le pressioni internazionali, il 10 novembre del 1995. Nel 1997 è stato candidato al premio Nobel per la pace.

Il libro
Foresta di Fiori è una raccolta di diciannove racconti nei quali il grande scrittore nigeriano ci regala un delicato ma sorprendentemente ironico affresco della Nigeria, delle sue contraddizioni a volte insanabili, delle sue tradizioni millenarie, delle grandi tragedie che l'affliggono. Nel villaggio di Dukana, una Macondo africana, come nelle nuove metropoli del progresso, si combattono battaglie personali e collettive verso il nuovo che avanza, vestito di soldi e corruzione. Le ambizioni spesso modeste dei protagonisti si scontrano con la malignità di invidiosi vicini, o contro tradizioni feroci e inumane dure a morire, piccoli ricatti e grandi interessi. Ispettori corrotti, giovani divisi tra modernità e tradizione, casalinghe frustrate, vecchi saggi, truffatori, soldati, preti e santoni prendono vita da una prosa semplice e diretta, capace di sorprendere. L’amore per la pura narrazione e la creatività tutta africana di questo scrittore non offuscano, anzi denunciano più incisivamente le piaghe di questo martoriato continente, la prevaricazione e la violenza, l’invasione degli interessi internazionali nella vita quotidiana e nel territorio.

Incipit
Casa dolce casa.
“Progres” scoppiettava pigramente giù per la lunga strada sporca, che si estendeva davanti a noi come la lingua impastata di un uomo malato. Trasportava un prezioso e variegato carico di riso, sale e fagioli, scatole di sapone e di zucchero, ignami e tapioca; una cesta di polli legati per le zampe che protestavano rumorosamente per la loro temporanea prigionia; alcune capre troppo stordite per belare; e uomini e donne accalcati sulle panche di legno al centro del camion, come pesci appesi a un filo a essiccare. Io sedevo sul sedile anteriore, accanto al giovane conducente che portava il berretto all'indietro.
“Progres” era l'orgoglio di Dukana, il suo unico collegamento rapido con il mondo moderno, con la città di mattoni dove attraccavano le navi e si vendevano e compravano merci straniere. Percorreva quella strada ogni giorno e tutti lo tenevano in alta considerazione. Era una superba testimonianza dello spirito moderno, progressista e cooperativo di Dukana. Nonostante l'avviso di pessimo auspicio sulla sua sponda ribaltabile, attento a dove metti la testa , ero felice che ci si potesse viaggiare; altrimenti, arrivare fino a Dukana sarebbe stato insopportabile. Io avrei dovuto fare una parte del tragitto sul sellino posteriore di una bicicletta, per poi proseguire a piedi fino al villaggio.
Non è che morissi dalla voglia di intraprendere questo faticoso viaggio fino a Dukana. Dovevo farlo una volta l'anno, quando tornavo a casa dal college per trascorrere le vacanze con mia madre. Ciò per cui valeva la pena di affrontare il percorso sporco e accidentato era il pensiero che alla fine ci sarebbe stata Mama, sorridente e felice di vedermi, che mi avrebbe abbracciata stringendomi forte a sé e mi avrebbe portata a casa tenendomi per mano. E tutte le volte non vedevo l'ora di incontrare Sira, la mia amica d'infanzia, che restava sempre la mia migliore amica nonostante le nostre strade si fossero divise. Eravamo andate a scuola insieme e ci volevamo bene come sorelle. La sua istruzione si era interrotta bruscamente, come per molte ragazze di Dukana; ora aveva quattro figli e l'ultima volta che l'avevo vista era di nuovo incinta. Sira mi deliziava sempre con i racconti delle buffonate di Duzia e Bom, i buontemponi di Dukana. E conosceva tutti gli ultimi pettegolezzi del villaggio. Anche questa volta avevo comprato dei dolci per i suoi bambini.
Quel giorno avevo motivo di essere più eccitata del solito per il ritorno a casa. Finalmente avevo concluso i miei studi e stavo tornando a Dukana per insegnare nella sua unica scuola, la St. Dominic, la stessa che avevo frequentato anch'io. Mi piaceva l'idea di restituire qualcosa alla mia terra ed ero contenta di tornare a vivere a Dukana e di far parte della comunità. Perché Dukana è la nostra casa e, come chiunque da queste parti direbbe con orgoglio, “la casa è la casa”. Un'espressione un po' vaga, che significa che è un posto di gran lunga migliore di tutti gli altri visitati o di cui si è letto qualcosa; che l'immondizia in cui sguazza piacevolmente è preferibile alle strade lastricate delle migliori città del mondo; e che le sue case di fango sono più grandi e più belle dei palazzi dei re e delle regine di altri Paesi. E come si potrebbe non essere d'accordo? Dissentire significherebbe non essere fedele alla saggezza della comunità; e mancare di rispetto a questa saggezza, così attentamente distillata attraverso i secoli, sarebbe un segno di arroganza. E l'arroganza è un peccato mortale a Dukana.
Per questo Mama mi aveva raccomandato spesso di cercare di capire Dukana, di conoscere tutti gli uomini e le donne che vi abitavano, i ricchi e i poveri, i forti e i deboli, i preti juju e gli evangelisti cristiani, le persone cattive e quelle gentili, e i molti spiriti del villaggio, perché soltanto in questo modo avrei saputo cosa fare, cosa dire, quando dirlo e a chi, e dunque salvarmi dal peccato dell'arroganza. Il consiglio di Mama era legge e induceva all'obbedienza perché veniva dato in un modo talmente dolce, gentile, ragionevole, che era impossibile mettersi a discuterlo.

 

Ken Saro-Wiwa è molto conosciuto per il suo impegno politico e la sua vicenda umana. Nel giugno 2009 la Shell ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari per uscire dal processo intentato dai compagni dello scrittore e dal figlio contro la multinazionale del petrolio che aveva protetto mandanti ed esecutori di quello che appare come un vero omicidio plurimo di Stato. Anche in Italia ci sono numerose associazioni che ne curano la memoria e continuano la sua azione di denuncia. Questo libro è una valida proposta per conoscerlo anche come scrittore ed è sicuramente rivolto ad un pubblico interessato ai temi della globalizzazione, dell’ambiente, dei diritti civili. Ma è anche un libro per chi ama conoscere nuove culture e modelli narrativi diversi, per scoprire attraverso gli occhi di un uomo che ha amato tanto la sua terra da morire per essa, i colori, le storie e gli uomini di un continente ricco di fascino come l’Africa.
Un vivace affresco della brulicante realtà nigeriana dall'arguta penna di un autore che immergendoci in un microcosmo apparentemente sereno, ci guida attraverso le contraddizioni del continente africano.
"Hanno ammazzato Ken Saro-Wiwa, uno scrittore, non un politico, non un guerrigliero, perché le sue parole mettono paura, sono pericolose e una multinazionale e un paese hanno paura di uno scrittore. Ken usava un'arma potente della letteratura africana, i racconti, che sapeva fondamentali nella vita di un africano perché i racconti possono salvare la sua terra"
(Roberto Saviano)

"Nella figura e nell'azione di Ken Saro-Wiwa confluivano ideali quali libertà civile e lotta al razzismo, ambientalismo e lotta al capitalismo, ecologia e diritto al lavoro"
(Naomi Klein)
Abitanti: 154.400.000
Religioni: 50% musulmani, 40% cristiani, altre religioni tradizionali 10%
Speranza di vita: 45 anni
Analfabetismo: 28%
HIV: 3,1%
Prodotto interno lordo: 453 miliardi di dollari
PIL pro capite annuo: 2688 dollari (anche se il 61% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno)
Crescita PIL prevista per il 2014: 7,3%
Disoccupazione: 4,9%
40 miliardi di barili di riserve di petrolio
70% della popolazione sotto il livello di povertà
Presidente: Jonathan Goodluck, mussulmano

 (fonte: Nigrizia

)

 

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