I burattinai

burattinai copertina

di Renesh Lakhan

Sunny, figlio di un afrikaner e di una zulu, alla morte del padre deve fare i conti con l’ingiustizia. Studia in una scuola inglese con Jennie, ed entrambi ambiscono al «potere della classe e della ricchezza» per cambiare un’esistenza di miseria e violenza nel Sudafrica degli anni ‘40 dove il governo emana le leggi sulla separazione razziale.Il Messaggero - 22 giugno 2009

Traduzione: Valentina Porretti
Pagine: 368
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: aprile 2009
ISBN: 978-88-7202-028-9
Prezzo: € 16,00

 

renesh lakhan

L'autore
Renesh Lakhan è nato nel 1970 a Newcastle nel KwaZulu-Natal da genitori di origine indiana. Ha studiato durante l'apartheid in scuole simili a quelle descritte nel romanzo. È riuscito a conseguire il Master in pedagogia nel periodo della transizione verso la democrazia (1990-94). Nel 2005 il premio Nobel J.M.Coetzee ha scelto un suo racconto che è stato pubblicato dalla David Philip in African Fiction. I burattinai è il suo primo romanzo.

Il libro
I burattinai racconta in maniera vivida la storia di Sunny, nato da un matrimonio misto e cresciuto durante gli anni Quaranta del secolo scorso a Doringsveld, una piccola cittadina della pianura, immersa in un amaro nazionalismo afrikaaner.
Grazie a una dispensa speciale è autorizzato per qualche tempo a frequentare la scuola dei bianchi, dove incontra la vivace insegnante di teatro, la signorina Lindsay, e l'enigmatica Jennie van Wyk, che diventerà la "compagna" della sua vita. Travolti da forze più grandi di loro, Jennie e Sunny sono costretti a lasciare Doringsveld. La storia si sposta dalla vita rurale della pianura al mondo misterioso di Johannesburg, dove la coppia mette su un giro di prostituzione d'alto bordo. Sunny anela al potere e vuole andare oltre le forze che lo controllano ma alla fine anche lui diventerà un burattinaio.
Il romanzo restituisce un affresco vivido e pieno di umanità del Sudafrica del secolo scorso, che fa da sfondo a una storia che alterna ritmi rapidi e lenti, il passato al presente, momenti di dolorosa introspezione e di autentico brivido.
La lettura è facile e molto coinvolgente. È una storia appassionante, sarebbe un ottimo soggetto di un film.

Incipit
«Che c'è piccanin ?» chiese van Zyl. «Ho sentito dire che sei un ragazzino pigro e insolente senza alcun rispetto per il lavoro di artigiano. È così?»
Ero sconcertato, il pensiero che mio padre avesse parlato di me con il sindaco mi sconvolse.
«Ai miei tempi» disse mio padre «non ebbi la fortuna di avere qualcuno che mi insegnasse il lavoro. Guardavo e imparavo. Il mio padrone, un inglese, per anni non mi lasciò toccare il tornio. Ep­pure ero io ad abbattere gli alberi da cui si ricavava il legno per quel tornio. Oggi i marmocchi come questo mio figlio hanno il vantaggio di poter apprendere il mestiere, ma mordono la mano che li nutre».
Il sindaco schioccò la lingua, mentre i suoi occhi di porco mi lanciavano occhiate di riprovazione.
«Non sa fare quasi niente» continuò mio padre. «Se domani muoio stecchito, è morto anche lui».
Non sopportavo che mio padre parlasse di me come se non fossi presente; sentii le orecchie diventare incandescenti.
«Non ha il duro lavoro nel sangue come ce l'ho io».
«Beh» disse van Zyl con rassegnazione «non è tutto sangue tuo».
Mio padre rimase in silenzio per qualche istante e poi disse: «La sola cosa che gli piace fare è leggere, leggere libri sulla decadenza inglese».
«Leggere non è poi tanto male» suggerì van Zyl.
«Ma a cosa gli serve? Non ci sono scuole missionarie nei dintorni».
«Questo è vero».
Mio padre riempì di nuovo i bicchieri.
«Sai» disse mio padre, scuotendo la testa «non sarebbe una cattiva idea se andasse in quella scuola a metà strada, verso la città. non sarebbe una cattiva idea».
Gli occhi del sindaco si dilatarono per un momento.
«Non penso» rispose strascicando le parole con eccessiva compiacenza. «La scuola è troppo... troppo inglese. L'istruzione è basata sul modello inglese. Hanno fatto entrare addirittura le ragazze dopo l'ultimo taglio ai fondi».
«Ma io pensavo che lo Statuto di Westminster avrebbe garantito che almeno ci fosse parità».
Il sindaco prese un sorso lento dal bicchiere e disse: «Ciò che si firma e ciò che esiste nella realtà sono due cose diverse. Oltretutto, i nostri hensopper firmerebbero qualsiasi cosa».
«Non mi importa che tipo di istruzione riceve il ragazzo, inglese o olandese. Un'istruzione è sempre meglio di niente, meglio che morire di fame».  

 

Come in ogni romanzo che si rispetti, I burattinai, si offre a molteplici letture. La lettura in chiave storica permette di accedere alle dolorose vicende che hanno segnato la storia del Sudafrica. Abbiamo scelto le parole di Nelson Mandela per approfondire i fatti storici che nel romanzo, data la sua tensione narrativa, sono dovutamente menzionati. La vita di Mandela è il simbolo della lotta all'apartheid, della rivendicazione dei diritti, della conquista della libertà per i neri. I brani riportati approfondiscono temi, avvenimenti, personaggi presenti nel romanzo e sono estratti dall'autobiografia di Nelson Mandela "Lungo cammino verso la libertà"- Feltrinelli 1995

Il pericolo nero
«Il National Party imperniò la sua campagna sullo swart gevaar ( il pericolo nero), e condusse la battaglia elettorale sulla base di due slogan: Die kaffer op sy plek ( i negri al loro posto), e Die Koelies uit die land (fuori i coolies dal paese)- coolies essendo il nome spregiativo con il quale gli africaaner designavano gli indiani.» (quindi anche l'autore de I Burattinai ) pag 113

Lo sciopero dei minatori del 1946
«Lo sciopero dei minatori del 1946, a cui parteciparono 70000 minatori africani del Reef, mi colpì enormemente. Su iniziativa di J.B. Marks, Dan Tloome, Gaur Radebe e diversi quadri operai dell'Anc, era stata fondata nei primi anni quaranta l'Unione di minatori africani (Amwu). Nelle miniere del Reef lavoravano almeno 400.000 africani, la maggior parte dei quali non guadagnava più di due scellini al giorno. La dirigenza dell'Unione premeva da tempo sulla Camera delle Miniere perché fossero garantiti ai minatori: un salario minimo di dieci scellini al giorno, un alloggio per abitarvi con la famiglia, un periodo di ferie pagate di due settimane. La Camera ignorava le richieste dell'Unione. Con una delle iniziative più massicce che si fossero mai viste nella storia del Sudafrica, i minatori scioperarono per una settimana mantenendosi fermamente compatti. La rappresaglia dello stato fu spietata. I capi furono arrestati, i recinti minerari circondati dalla polizia, gli uffici dell'Amwu devastati. Un corteo venne brutalmente respinto dalla polizia. Dodici minatori persero la vita.» pag 105

Battaglia del Blood River del 1838
«Il 16 dicembre, il Dingane's Day i sudafricani bianchi celebrano la sconfitta del grande leader zulu Dingane nella battaglia del Blood River del 1838. Dingane, fratellastro di Shaka, regnava allora sul più forte stato africano che mai fosse esistito a sud del fiume Limpopo. Quel giorno le pallottole dei boeri furono troppe per le zagaglie degli impis zulu, e le acque del vicino fiume si arrossarono del loro sangue. Il 16 dicembre è celebrato dai bianchi come il trionfo degli africaner sugli africani e la dimostrazione che Dio era dalla loro parte, mentre gli africani celebrano il lutto per il massacro della loro gente.» pag 275

Come è nata l'apartheid
«I nazionalisti guidati dal dottor Daniel Malan, ex ministro della Chiesa riformata olandese e direttore di giornale, erano un partito animato dal rancore: rancore nei confronti degli inglesi, che per decenni li avevano trattati da inferiori, e nei confronti degli africani, che a loro avviso minacciavano la prosperità e la purezza della cultura afrikaner. Gli africani non erano fedeli al generale Smuts, ma tantomeno al National Party. La piattaforma di Malan era nota come apartheid. Apartheid era un vocabolo nuovo ma l'idea era vecchia. Significa letteralmente "separatezza" e poggiava sulla parola baasskap , letteralmente "padronanza".» pag 113

Leggi Razziali
« Nel 1949 fu introdotta la legge che vietava i matrimoni misti, seguita in rapida successione dall'Immorality Act, che rendeva illegali i rapporti sessuali tra bianchi e non bianchi. La Population Registration Act catalogava tutti i sudafricani per razza, facendo del colore della pelle l'unico e più importante elemento determinante nella vita degli individui. Malan introdusse la Group Areas Act - da lui descritta come l"essenza dell'apartheid" - che prescriveva l'istituzione di aree urbane separate per ogni gruppo razziale. Mentre in passato i bianchi si erano impadroniti della terra con la forza, ora se ne assicuravano il possesso con la legge.» pag 116

Abitanti: 50.600.000
Religioni: cristiani 79%, religioni tradizionali africane 17,5% musulmani 1,5%, induisti 1,3%
Speranza di vita: 49,5 anni
Analfabetismo: sopra i 15 anni 12%
HIV: 16-22%
Prodotto interno lordo: 280,6 miliardi di dollari
PIL pro capite annuo: 5.823 dollari
Disoccupazione: 24%
50% della popolazione sotto il livello di povertà
Presidente: Jacob Zuma, di etnia zulu
 (fonte: Nigrizia - settembre 2010)

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