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Paralipomeni |
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Titolo:
Un’allucinazione fiamminga. Il Morgante Maggiore
raccontato da Manganelli
Autore: Giorgio Manganelli
Prefazione: Graziella Pulce
Collana: Paralipomeni
Pagine: 288
Formato: cm 13,5 x 24
Legatura: Brossura
Prezzo: 12,00€
Pubblicazione: Novembre 2006
ISBN: 88-7202-029-8 |
L'autore |
Giorgio
Manganelli (1922-1990) è considerato il più
grande critico letterario italiano del secondo Novecento,
ma fu anche narratore, traduttore, corrispondente, visionario.
La sua opera più celebre, Centuria,
gli valse nel 1980 il premio Viareggio. Appartenne al
Gruppo ‘63, tradusse Poe su invito di Calvino,
scrisse “La letteratura come menzogna”,
“Pinocchio: un libro parallelo”, “Angosce
di stile”. |
| Il libro
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Se Calvino è
stato a lungo suggestionato dall’Orlando Furioso,
Manganelli lo è stato, e altrettanto a lungo,
dal Morgante Maggiore, il primo grande poema epico e
cavalleresco italiano. Luigi Pulci lo scrisse verso
la fine del Quattrocento in un linguaggio pirotecnico
che vira spesso in direzione del comico e del paradossale,
e l’autore di Hilarotragoedia fu sempre affascinato
dalla sublimità con cui i motivi ‘eroici’
vengono continuamente rovesciati nel riso e nell’espressione
popolare. Un’allucinazione fiamminga, interamente
inedito, è la sapiente selezione di versi e il
raffinato, vorticoso commento che Manganelli propose
per un programma radiofonico della Rai, al principio
degli anni Settanta: un viaggio epico, comico e colto
insieme al paladino Orlando e al gigantesco Morgante
che si converte al cristianesimo, a Rinaldo e al mago
Malagigi, a re Carlo e a Gano il traditore, attraverso
tutte le loro fantasmagoriche vicende di guerre e amori,
furori e nobiltà, portentosi duelli e pantagrueliche
mangiate.
Un imperdibile, raffinatissimo gioiello inedito dell’epica
cavalleresca e comica raccontata da Giorgio Manganelli.
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| Curatrice |
| Graziella Pulce ha curato
edizioni di Giacomo Leopardi, Antonio Baldini, Mario Praz.
Ha pubblicato la più importante bibliografia su
Giorgio Manganelli e approntato alcune edizioni della
sua opera: L’infinita trama di Allah (2002), UFO
e altri oggetti non identificati (2003), Costruire ricordi.
Ventisei lettere di Giorgio Manganelli e una memoria di
Giovanna Sandri (2003). |
| Incipit |
| Siamo a Firenze, alla
fine del ‘400, una città di borghi bui
e duri, minacciosi cantoni, merlature, case dalle finestre
anguste, buone per un mortale agguato di frecce, ma
da qualche anno quali e quante belle chiese, mercati
e folle disordinate e un po’ canagliesche. Se
ci guarderemo attorno, da qualche parte sotto un’edicola
di San Giovanni, tra i banchetti dei rivenduglioli del
contado, vedremo il primo protagonista di questa storia,
il cantafavole. Ne incontreremo più d’uno.
Chi parla delle guerre di Firenze e Lucca e Pisa, chi
ripete una qualche fola vecchia di secoli. Una favola
d’amore come Florio e Bianciflore, come il paladino
Orlando e Alda la bella. Da quanti secoli Orlando, “Roland
di Francia”, è morto nelle gole di Roncisvalle
tradito da Gano? Forse da sei secoli, forse da sempre
ma non v’è borgo di Francia, d’Italia,
di Spagna, d’Inghilterra nel quale non si sia
tempestato e furoreggiato e pianto per il più
bel paladino del mondo. E quel Gano di Maganza malnato
traditore. Ma perché non toglierlo di mezzo subito,
alla prima trama? Cos’è della razza di
Giuda? Che può morire solo dopo aver perpetrato
il suo irreparabile delitto. E quel Carlo Magno ma non
è, diciamo, un po’ troppo ingenuo, un dabbene,
magari un gran Re, ma perché non è di
mano più ferma, lui che ne ha viste mai tante.
Eh, si sa Carlo è vecchietto, vorrebbe tutti
d’accordo, al male lui non ci pensa. Per questo
il poveretto dovrà un giorno strapparsi la barba
e piangere lacrime inutili. Per secoli, in tutti i dialetti
d’Europa, in rime rozze e calde, le storie dei
paladini furono la bella letteratura dei poveri. Una
fiaba di amori, di audacie, di tradimenti, c’è
qualcosa di più bello al mondo?
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