Dimissionario dal ruolo di ufficiale dell’esercito, dopo aver partecipato
alla battaglia risorgimentale di Custoza, Edmondo De Amicis intraprese nel 1872
la carriera giornalistica, ancora venticinquenne, accettando la proposta dell’editore
Barbera di recarsi in Spagna per scrivere dei “bozzetti” di viaggio
da pubblicare sul giornale “La Nazione” e poi raccogliere in volume.
Come scrittore De Amicis aveva già esordito con piccole scene di vita militare,
stroncate da Carducci, critico anche in seguito verso “l’Edmondo dei
languori” (così lo chiamava), Ma nel reportage, che era un genere
nuovo in Italia, il futuro autore di “Cuore”, ossia del nostro libro
ottocentesco più diffuso in Europa, rivelò subito doti di scorrevolezza
della prosa e dell’osservazione. Descriveva luoghi e costumi quali apparivano
al primo sguardo, con cognizioni sommarie di storia e cultura locale. Gli importava
trasmettere ai lettori “la logica successione delle emozioni del viaggio”.
Spiegò in una lettera a Barbera i suoi propositi: “Il racconto di
viaggio non è un trattato… So bene che così non si studia
un paese, ma so che si viaggia coll’anima serena, e che i viaggi fanno un
pro che non si può dire”. Il risultato fu che il suo libro di bozzetti
spagnoli si vendette in trentamila copie (cifra allora impensabile per lo stesso
Manzoni), e la figura del corrispondente dall’estero, inviato in Marocco
o a Costantinopoli, a Parigi o in America, si impresse sulle fattezze di De Amicis
note al pubblico sino alla sua morte. Un’ampia antologia dei suoi reportage
viene ora edita da Socrates con una prefazione di Emanuele Trevi (“Memorie
mediterranee”, 16 euro) e in quarta di copertina un giudizio di Pamuk, recente
premio Nobel per la letteratura, su “Costantinopoli” di De Amicix,
definita “ la migliore opera su Istanbul del XIX secolo”.
Rolando Damiani