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Paesi, parole
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Titolo: Mr
Nice
Autore: Howard Marks
Traduzione: Carla
Dolazza
Collana: Paesi, parole
Pagine: 540
Formato:
cm 13,5 x 20,5
Legatura:
Brossura
Prezzo: 19,00 €
Pubblicazione:
Novembre 2010
ISBN: 978-88-7202-039-5 |
L'autore |
Howard
Marks è nato a Kenfig Hill, nel Galles. Conseguito
il dottorato in fisica a Oxford, abbandona la carriera
accademica per dedicarsi al traffico di hashish. Dopo
avere scontato sette anni di carcere negli Stati Uniti
(a Terre Haute, nell'Indiana), vive oggi in Inghilterra.
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| Il
libro |
Mr
Nice - uno dei tanti nomi
falsi assunti dall'autore
- è l'autobiografia
di Howard Marks, nella quale
si racconta la "carriera"
di un trafficante di droga.
La vicenda ha inizio con l'esilarante
narrazione delle turbe adolescenziali
di Howard, brillante studente
di provincia che riesce ad
approdare a Oxford. Qui si
getta a capofitto in "sex
and drugs, and rock'n'roll"
per arrivare infine a Londra,
la capitale delle culture
alternative degli anni Sessanta.
Con lo stesso entusiasmo
con cui ha vissuto le esperienze
precedenti, passa dal forte
consumo personale al traffico
di hashish su scala mondiale.
In Gran Bretagna, fa subito
notizia che un membro di una
delle migliori università
finisca all'onore delle cronache
giudiziarie. Mr Nice racconta,
con humour tutto britannico,
le avventure in giro per il
mondo, i cambi di identità,
i contatti con servizi segreti,
organizzazioni politiche o
criminali, la detenzione negli
Stati Uniti di un simpatico
fuorilegge evidentemente dotato
di un'intelligenza vivace
e di una cultura al di sopra
della norma.
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| Incipit |
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Cominciavo a essere a corto
di passaporti, di quelli che
avrei potuto usare. Intendevo
andare a San Francisco, qualche
settimana dopo, per ritirare
parecchie centinaia di migliaia
di dollari da qualcuno interessato
a sfruttare le proprie conoscenze,
sia con me che con un compiacente
funzionario della dogana statunitense,
che lavorava nel settore importazioni
dell'aeroporto internazionale
di San Francisco.Alcuni anni
prima ero stato dichiarato
l'uomo più ricercato
della Gran Bretagna, un trafficante
di hashish con documentati
legami con la mafia italiana,
la Brotherhood of Eternal
Love, l'IRA e i Servizi Segreti
Britannici. Una nuova identità
era vitale. Avevo già
assunto circa venti diverse
identità, la maggior
parte delle quali avvalorate
dall'esistenza di un passaporto,
di patente di guida o altro
tipo di documento comprovante
la mia esistenza. Tali identità,
tuttavia, erano state scoperte
da amici/nemici o compromesse
dalla mia presenza in qualche
pista sospetta che serpeggiava
nei meandri di un traffico
di recente data. Guidammo
fino a Norwich. Dopo un paio
di imbarazzanti incontri con
intermediari, fui presentato
a una persona gentile, un
tizio di nome Donald.
Non riuscivo a capire se
fosse uno che beveva, che
si faceva oppure no. La sua
cucina non lasciava trapelare
alcun indizio. Sembrava normale,
a eccezione degli occhi, sfuggenti
come quelli dei “cattivi”.
«Qui fuori possiamo
parlare in privato»,
mi disse, conducendomi nel
capanno degli attrezzi del
giardino. «Ho bisogno
di un passaporto, Don, di
uno che sia a prova di qualsiasi
controllo». «Puoi
prendere il mio. Non ne avrò
bisogno, ma c'è un
problema». «Quale?»
«Ho appena scontato
dodici anni di condanna all'ergastolo
per omicidio».I condannati
per omicidio, sebbene siano
indubbiamente gente con la
fedina penale sporca, sono
di rado dichiarati indesiderati
al confine di un paese. Vengono
considerati una minaccia solo
nei confronti dei singoli
individui piuttosto che pericoli
per l'intera società.
Quest'ultima definizione,
infatti, tendeva a essere
riservata solo agli spacciatori
e ai terroristi. «Ti
darò mille dollari»,
dissi, «qualche altro
biglietto da cento di tanto
in tanto, quando avrò
bisogno di una maggiore copertura».
Pensavo a una patente di
guida, alla tessera dell'assistenza
medica, a quella della biblioteca
locale. Un passaporto senza
alcun altro elemento di identificazione
che lo accompagni rimane sospetto.
La tessera d'accesso al circolo
del biliardo locale, ottenibile
a buon mercato e senza alcuna
prova di identità,
è sufficiente a convalidare
la propria credibilità.
«È il migliore
affare che mi sia stato offerto».
«Come ti chiami di cognome,
Don?» gli chiesi. Nel
passato sono stato incasinato
con cognomi terribili.
«Niss».
«Come si scrive?»
«N - I - C - E, proprio
come quella città sulla
Riviera».
Come Don pronunciasse il suo
cognome era una sua scelta.
Sapevo, tuttavia, che io lo
avrei pronunciato in maniera
diversa. Stavo per diventare
Mr Nice. |
| Le
foto |
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| Mr Nice al TG3
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| Intervista ad Howard Marks
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