Titolo: Foresta
di fiori
Autore: Ken Saro-Wiwa
Traduzione: Scuola
Herzog
Collana: Paesi, parole Pagine: 168 Formato:
cm 13,5 x 20,5 Legatura:
Brossura Prezzo: 10,00€
Pubblicazione:
3a ediz. Nov. 2010 ISBN: 978-88-7202-042-5
L'autore
Ken
Saro-Wiwa (1941-1995), nato
a Bori in Nigeria, laureato
in inglese a Ibadam, ha insegnato
nelle università di
Nsukka e Lagos. Scrittore
molto prolifico, ha pubblicato
oltre ventisei libri di vario
genere letterario (romanzi,
racconti, poesie, libri per
l’infanzia) tra cui
Sozaboy. Collaboratore
di programmi radiofonici e
televisivi era molto popolare
nel suo paese. Ambientalista
e attivista per la difesa
dei diritti umani, nel 1993
è diventato presidente
del MOSOP (Movimento per la
salvaguardia degli Ogoni),
che si batte per questa martoriata
etnia e contro i disastri
ecologici causati dalle compagnie
petrolifere. Accusato d’omicidio
insieme ad altri otto compagni
e condannato a morte da un
tribunale speciale, è
stato impiccato, nonostante
le pressioni internazionali,
il 10 novembre del 1995. Nel
1997 è stato candidato
al premio Nobel per la pace.
Il
libro
Foresta di Fiori è
una raccolta di diciannove
racconti nei quali il grande
scrittore nigeriano ci regala
un delicato ma sorprendentemente
ironico affresco della Nigeria,
delle sue contraddizioni a
volte insanabili, delle sue
tradizioni millenarie, delle
grandi tragedie che l'affliggono.
Nel villaggio di Dukana, una
Macondo africana, come nelle
nuove metropoli del progresso,
si combattono battaglie personali
e collettive verso il nuovo
che avanza, vestito di soldi
e corruzione. Le ambizioni
spesso modeste dei protagonisti
si scontrano con la malignità
di invidiosi vicini, o contro
tradizioni feroci e inumane
dure a morire, piccoli ricatti
e grandi interessi. Ispettori
corrotti, giovani divisi tra
modernità e tradizione,
casalinghe frustrate, vecchi
saggi, truffatori, soldati,
preti e santoni prendono vita
da una prosa semplice e diretta,
capace di sorprendere. L’amore
per la pura narrazione e la
creatività tutta africana
di questo scrittore non offuscano,
anzi denunciano più
incisivamente le piaghe di
questo martoriato continente,
la prevaricazione e la violenza,
l’invasione degli interessi
internazionali nella vita
quotidiana e nel territorio.
Incipit
Casa dolce casa.
“Progres” scoppiettava
pigramente giù per
la lunga strada sporca, che
si estendeva davanti a noi
come la lingua impastata di
un uomo malato. Trasportava
un prezioso e variegato carico
di riso, sale e fagioli, scatole
di sapone e di zucchero, ignami
e tapioca; una cesta di polli
legati per le zampe che protestavano
rumorosamente per la loro
temporanea prigionia; alcune
capre troppo stordite per
belare; e uomini e donne accalcati
sulle panche di legno al centro
del camion, come pesci appesi
a un filo a essiccare. Io
sedevo sul sedile anteriore,
accanto al giovane conducente
che portava il berretto all'indietro.
“Progres” era
l'orgoglio di Dukana, il suo
unico collegamento rapido
con il mondo moderno, con
la città di mattoni
dove attraccavano le navi
e si vendevano e compravano
merci straniere. Percorreva
quella strada ogni giorno
e tutti lo tenevano in alta
considerazione. Era una superba
testimonianza dello spirito
moderno, progressista e cooperativo
di Dukana. Nonostante l'avviso
di pessimo auspicio sulla
sua sponda ribaltabile, attento
a dove metti la testa , ero
felice che ci si potesse viaggiare;
altrimenti, arrivare fino
a Dukana sarebbe stato insopportabile.
Io avrei dovuto fare una parte
del tragitto sul sellino posteriore
di una bicicletta, per poi
proseguire a piedi fino al
villaggio.
Non è che morissi
dalla voglia di intraprendere
questo faticoso viaggio fino
a Dukana. Dovevo farlo una
volta l'anno, quando tornavo
a casa dal college per trascorrere
le vacanze con mia madre.
Ciò per cui valeva
la pena di affrontare il percorso
sporco e accidentato era il
pensiero che alla fine ci
sarebbe stata Mama, sorridente
e felice di vedermi, che mi
avrebbe abbracciata stringendomi
forte a sé e mi avrebbe
portata a casa tenendomi per
mano. E tutte le volte non
vedevo l'ora di incontrare
Sira, la mia amica d'infanzia,
che restava sempre la mia
migliore amica nonostante
le nostre strade si fossero
divise. Eravamo andate a scuola
insieme e ci volevamo bene
come sorelle. La sua istruzione
si era interrotta bruscamente,
come per molte ragazze di
Dukana; ora aveva quattro
figli e l'ultima volta che
l'avevo vista era di nuovo
incinta. Sira mi deliziava
sempre con i racconti delle
buffonate di Duzia e Bom,
i buontemponi di Dukana. E
conosceva tutti gli ultimi
pettegolezzi del villaggio.
Anche questa volta avevo comprato
dei dolci per i suoi bambini.
Quel giorno avevo motivo
di essere più eccitata
del solito per il ritorno
a casa. Finalmente avevo concluso
i miei studi e stavo tornando
a Dukana per insegnare nella
sua unica scuola, la St. Dominic,
la stessa che avevo frequentato
anch'io. Mi piaceva l'idea
di restituire qualcosa alla
mia terra ed ero contenta
di tornare a vivere a Dukana
e di far parte della comunità.
Perché Dukana è
la nostra casa e, come chiunque
da queste parti direbbe con
orgoglio, “la casa è
la casa”. Un'espressione
un po' vaga, che significa
che è un posto di gran
lunga migliore di tutti gli
altri visitati o di cui si
è letto qualcosa; che
l'immondizia in cui sguazza
piacevolmente è preferibile
alle strade lastricate delle
migliori città del
mondo; e che le sue case di
fango sono più grandi
e più belle dei palazzi
dei re e delle regine di altri
Paesi. E come si potrebbe
non essere d'accordo? Dissentire
significherebbe non essere
fedele alla saggezza della
comunità; e mancare
di rispetto a questa saggezza,
così attentamente distillata
attraverso i secoli, sarebbe
un segno di arroganza. E l'arroganza
è un peccato mortale
a Dukana.
Per questo Mama mi aveva
raccomandato spesso di cercare
di capire Dukana, di conoscere
tutti gli uomini e le donne
che vi abitavano, i ricchi
e i poveri, i forti e i deboli,
i preti juju e gli evangelisti
cristiani, le persone cattive
e quelle gentili, e i molti
spiriti del villaggio, perché
soltanto in questo modo avrei
saputo cosa fare, cosa dire,
quando dirlo e a chi, e dunque
salvarmi dal peccato dell'arroganza.
Il consiglio di Mama era legge
e induceva all'obbedienza
perché veniva dato
in un modo talmente dolce,
gentile, ragionevole, che
era impossibile mettersi a
discuterlo.
Le
foto
La Nigeria in cifre
Abitanti: 154.400.000 Religioni: 50% musulmani, 40% cristiani, altre religioni tradizionali 10% Speranza di vita: 45 anni Analfabetismo: 28% HIV: 3,1% Prodotto interno lordo: 167,4 miliardi di dollari PIL pro capite annuo: 1.087 dollari Disoccupazione: 4,9%
40 miliardi di barili di riserve di petrolio
70% della popolazione sotto il livello di povertà Presidente: Jonathan Goodluck, mussulmano
Consigliato
a...
Ken Saro-Wiwa è molto conosciuto
per il suo impegno politico e la
sua vicenda umana. Nel giugno 2009 la Shell ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari per uscire dal processo intentato dai compagni dello scrittore e dal figlio contro la multinazionale del petrolio che aveva protetto mandanti ed esecutori di quello che appare come un vero omicidio plurimo di Stato. Anche in Italia
ci sono numerose associazioni che
ne curano la memoria e continuano
la sua azione di denuncia. Questo
libro è una valida proposta
per conoscerlo anche come scrittore
ed è sicuramente rivolto
ad un pubblico interessato ai temi
della globalizzazione, dell’ambiente,
dei diritti civili.
Ma è anche un libro per chi
ama conoscere nuove culture e modelli
narrativi diversi, per scoprire
attraverso gli occhi di un uomo
che ha amato tanto la sua terra
da morire per essa, i colori, le
storie e gli uomini di un continente
ricco di fascino come l’Africa.
In breve
Un vivace affresco della brulicante
realtà nigeriana dall'arguta
penna di un autore che immergendoci
in un microcosmo apparentemente
sereno, ci guida attraverso le contraddizioni
del continente africano.
La citazione "Hanno ammazzato Ken Saro-Wiwa, uno scrittore, non un politico, non un guerrigliero, perché le sue parole mettono paura, sono pericolose e una multinazionale e un paese hanno paura di uno scrittore. Ken usava un’arma potente della letteratura africana, i racconti, che sapeva fondamentali nella vita di un africano perché i racconti possono salvare la sua terra" (Roberto Saviano)
"Nella figura e nell'azione
di Ken Saro-Wiwa confluivano ideali
quali libertà civile e lotta
al razzismo, ambientalismo e lotta
al capitalismo, ecologia e diritto
al lavoro"
(Naomi Klein)