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Paesi, parole
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Titolo: Adiós a mamá
(Dall'Avana a New York)
Autore: Reinaldo Arenas
Traduzione: Claudia Teson
Prefazione: Mario Vargas Llosa
Collana: Paesi, parole
Pagine: 122
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Prezzo: 10,00€
Pubblicazione: Settembre 2006
ISBN: 88-72-02-026-3
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L'autore |
Poeta,
romanziere, e commediografo, Reinaldo Arenas nacque
a Cuba nel 1943. Arenas studiò filosofia e letteratura
all'universita dell'Avana. Nel 1973, Reinaldo fu incarcerato
dopo essere stato accusato e condannato per “deviazione
ideologica” e per aver pubblicato all'estero senza
approvazione ufficiale. Per la sua opposizione al regime
castrista e alla sua omosessualità dichiarata
nel 1980, fuggì a New York dove malato di AIDS,
morì suicida nel 1990. In Italia è stato
pubblicato soltanto Prima che sia notte da cui è
stato tratto un famoso film.
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| Il
libro |
Adiós a mamá
è una raccolta di otto racconti in cui l'autore
esprime tutta la sua rabbia e la sua disapprovazione
nei confronti del regime castrista ostentando la forza
liberatrice della sua omosessualità vissuta con
orgoglio e spirito di provocazione. A queste tematiche
sono affiancati elementi fantastici e grotteschi che
fanno da eco alle migliori pagine della letteratura
latinoamericana. |
| Incipit |
| Parlerò male
e in fretta. Quindi non si faccia illusioni con quel
suo apparecchietto. Non pensi di poter trarre chissà
quale vantaggio da quello che dirò, e poi ricucire
qua e là, aggiungere questo o quello, farne un
polpettone, o che so io, e diventare famoso a mie spese…
Per quanto, non so, magari se parlo male può
andarle anche meglio. Può piacere di più.
E lei può sfruttare meglio la situazione. Perché
lei, lo vedo bene, è il diavolo in persona. Ma
visto che ormai è qui, e con quelle cianfrusaglie,
parlerò. Poco. Quasi per niente. Solo per dimostrarle
che, senza di noi, voi non siete niente. Il posacenere
è lì, sull'acquaio, lo prenda se vuole…
Con il suo bell'apparecchio, la sua camicia pulita (è
di seta?, adesso c'è la seta?), deve comunque
restarsene lì, in piedi, o sedersi su quella
sedia sfondata – sì, lo so che ora si vendono
i sedili – e fare domande a me. Cosa sa di lui?
Cosa può saperne la gente che Fidel Castro è
crollato, è stato deposto o si è stancato,
tutti parlano, tutti possono parlare. Il sistema è
cambiato di nuovo. Eh sì, ora sono tutti eroi.
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| Dalla prefazione
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(...)Questo è un altro diritto che Arenas rivendica,
a costo del carcere: quello di essere omosessuale, promiscuo
ed esibizionista. I suoi appetiti sessuali sono inscindibili
dal rischio che deriva dal tentativo di saziarli in
una società ufficialmente maschilista, dove cose
del genere possono essere punite con anni dietro le
sbarre. Il pericolo condisce le sue avventure nella
catacomba cubana con un’eccitazione e un’intensità
che ricorderà con nostalgia più tardi,
a New York, quella babilonia in cui il peggio che può
capitare a una checca è essere percossa o accoltellata
da un drogato dei bassifondi (e a lui capita varie volte),
mediocre afrodisiaco paragonato al dantesco Gulag. In
aggiunta, la società aperta e tollerante, fornendo
una cittadinanza alla libertà sessuale, frustra
chi, come Arenas, è attratto dal rapporto omosessuale
soprattutto per il suo contenuto di trasgressione, di
rottura di un tabù: «Qui (…) è
tutto talmente regolarizzato che (…) per un omosessuale
è molto difficile trovare un uomo, vale a dire,
il vero oggetto del suo desiderio».
Quel diritto al piacere, che per Arenas fu sempre indissolubile
dalla lotta per la libertà politica, può
essere esercitato nelle società democratiche
moderne molto più ampiamente che in quelle soggette
a un qualche tipo di dispotismo, ma persino in esse
vi è un limite, oltre il quale ci attende l’apocalisse,
o il ritorno a quella barbarie primigenia da cui l’uomo
ha intrapreso il proprio immemore cammino. Perché,
come rivela la coraggiosa schiettezza di questa autobiografia,
per i desideri di un individuo non esistono altri freni
di quelli imposti dalla società. I desideri sono
figli dell’immaginazione tanto quanto dell’istinto
e, lasciati a se stessi, indipendenti, crescono e si
moltiplicano, si complicano, si fanno violenza fino
a mettere in pericolo chiunque cerchi di materializzarli,
il resto della società e perfino la specie. Per
rendere possibile la vita, quindi, la civilizzazione
ha elaborato molteplici forme per integrare, sublimare
e reprimere i desideri associati alle pulsioni sessuali,
fonte di felicità e di vita ma, allo stesso tempo,
delle peggiori aggressioni e follie.(...) |
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