INTERNAZIONALE NR.1027 22/28 Novembre 2013

Vivi! di Roland Rugero, giovane scrittore e giornalista burundese, rilegge attraverso la finzione i traumi ereditati dalla storia tragica del suo paese, segnato da una lunga guerra civile, dal 1993 al 2006, che ha visto hutu e tutsi opporsi in uno scontro sanguinoso. D’altronde, il personaggio principale non parla. Nyamuragi (Muto) è al tempo stesso il suo nome e la sua condizione. Spiega l’autore: “Disprezzava la parola, credeva nei gesti e nella materia, poiché i suoi genitori non erano morti di una lunga litania, ma di machete e di odio, di colpi d’ascia mortali”.
Nyamuragi si trova a sfuggire a una folla inferocita che lo accusa di un tentativo di stupro. Lo sventurato non può spiegare ai suoi persecutori – e presto ai procuratori – che i suoi gesti rivolti alla ragazza spaventata erano guidati dalla banale necessità di trovare un angolo dove fare un bisogno urgente. E anche se riuscisse a esprimere gli argomenti in sua difesa, chi gli crederebbe? Rugero affronta la responsabilità collettiva di una società che, usando e abusando dell’arma della vendetta popolare, cerca a ogni prezzo un capro espiatorio per i suoi mali più diversi, dalla cattiva coscienza alla siccità.
Vivi! elabora i temi della colpa, dell’innocenza, della giustizia. Se ne può trarre una lezione, tra le altre: l’uomo non deve perdere la fede nella parola e nella scrittura. Perché e da lì che passa la riconciliazione.

Fabien Mollon, «Jeune Afrique»