il manifesto – 22 febbraio 2009
CIA - II saggista McCoy: «Clinton la approvò»
«Tortura piscologica, ambiguità da chiarire»
Dall'epoca della Guerra fredda in avanti, gli Stati uniti hanno sempre ammesso l'uso della tortura. E fu l'ultimo presidente democratico prima di Obama, Bill Clinton, nel 1995 a inserire una clausola nel trattato Onu che ne bandiva l'uso e che Washington ha ratificato. Ora che la base di Guantanamo sta per essere chiusa ma è ancora aperto l'interrogativo sugli altri centri di detenzione che rischiano di restare in funzione, è utile tornare a parlare con Alfred W. McCoy autore del recente saggio Questione di tortura. I metodi di interrogatorio della Cia dalla, Guerra fredda alla Guerra al terrore (ed. Socrates).
Professor McCoy, nel suo libro spiega come la tortura sia stata ampiamente usata dalle forze di sicurezza americana dalla seconda guerra mondiale in poi. C'è un filo che lega le differenti torture dagli anni '50 in avanti?
I metodi di tortura psicologica che la Casa bianca di Bush ha autorizzato dall'11 settembre in poi, hanno origine nei giorni più bui della Guerra fredda, durante gli anni 50, quando la Cia siglò un'alleanza con scienziati dell'epoca autori di ricerche cognitive, tentando di sviluppare nuove forme di interrogatorio che usassero sistemi psicologici «non fisici».
All'inizio degli anni '60, le ricerche comportamentali finanziate della Cia individuarono i paradigmi fondanti della tortura psicologica: la deprivazione sensoriale, scoperta dal dottor Donald O. Hebb dell'Università Mc Gill, in collaborazione con la Cia; e il dolore auto inflitto, identificato dai ricercatori della Scuola medica dell'università Cornell. Da questo approccio, sia la Cia sia l'intelligence inglese hanno derivato tecniche che coinvolgono eccesso e negazione degli stimoli sensoriali. Alla fine del 2002, arriva la creazione del carcere di Guantanamo e, in questa sede, di un laboratorio comportamentale ad hoc per la tortura psicologica elaborato dalla Cia. Gli autori degli interrogatori di Guantanamo si sono concentrati sulle sensibilità culturali dei musulmani: il genere, la sessualità, la paura dei cani, oltre alle paure e le fobie individuali, come la paura del buio o l'attaccamento alla madre. E, infine, nel 2003, il generale Geoffrey Miller, comandante di campo della base cubana, ha prodotto una dottrina dell'interrogatorio basata sull'assalto totale alla psiche umana: i recettori sensoriali, l'identità culturale, la psiche individuale. Poi trasferita ad Abu Ghraib e negli altri centri di detenzione dell'Iraq.
Gli Stati Uniti hanno sempre usato la tortura, anche prima della cosiddetta Guerra al terrore, pur avendo siglato degli accordi internazionali che la bandiscono. Com'è stata possibile questa ambiguità?
Durante la Guerra fredda, Washington ha usato quella che definirei una «contraddizione conveniente», siglando le leggi che formalmente bandivano la tortura e contravvenendo segretamente a queste stesse convenzioni diplomatiche. Poi, quando la Guerra fredda è finita, gli Usa hanno ratificato la Convenzione contro la tortura del 1994, che metteva al bando l’uso di «forti» dolori fisici e psicologici. In apparenza, la questione era risolta. Al momento della ratifica congressuale del trattato, però, Clinton ha deciso di accludere al testo le note linguistiche elaborate da Reagan sei anni prima. Compresi quattro dettagliati paragrafi di «osservazioni» centrati su una sola parola: «mentale».
A cosa servivano quelle precisazioni?
A ridefinire il concetto di tortura negli Stati Uniti, escludendo le tecniche psicologiche come la deprivazione sensoriale e il dolore auto inflitto. In questo modo, Washington aveva spaccato la Convenzione delle Nazioni Unite a metà, bandendo le torture fisiche ma ammettendo l'abuso psicologico. Non solo. Nel 1995, l'amministrazione Clinton lanciò la sua campagna segreta contro Al Qaeda. La Cia evitò ogni.coinvolgimento diretto, spedendo circa settanta sospetti terroristi in paesi alleati noti per le brutali torture fisiche. È così che nascono le «extraordinary rendition». Dall'11 settembre in poi, l'amministrazione Bush ha fatto un passo in più. insistendo sulla tortura come prerogativa presidenziale e costruendo una legislazione che effettivamente legalizzasse l'uso della tortura psicologica da parte della Cia: l'Atto della commissione militare del 2006. Questa nuova legge ha permesso agli investigatori della Cia un'ampia gamma di torture psicologiche, mettendo al bando solo il «forte dolore mentale». E qual è la definizione di «forte dolore mentale»? Primo, le iniezioni di droga; secondo, minacce di morte; terzo, minacce contro un'altra persona; quarto, dolore fisico estremo. Nelle leggi americane , quindi, solo queste quattro tecniche sono considerate torture psicologiche, tutto il resto non lo è.
Il water boarding è tortura?
Sì, certo che lo è. Non solo è una tortura, ma è una delle più crudeli dell'epoca moderna visto che infligge la sofferenza più grande, quella ultimativa. La legge americana però definisce come «non torture», legali, pratiche tristemente note che includono il water boarding: 1, il dolore auto inflitto, attraverso lunghe ore in piedi o le cosiddette «posizioni di stress» o crudeli contorsioni imposte dalle catene; 2, il disorientamento sensoriale, attraverso manipolazioni temporali e ambientali, come la privazione del sonno, l'isolamento prolungato, il passaggio dal molto caldo al freddo, dalla luce al buio, dal rumore al silenzio, dall'isolamento agli interrogatori intensi; 3, gli attacchi alla psiche individuale, sfruttando le paure e le fobie e 4, metodi ibridi come appunto il water boarding. Quando George Bush e Condoleeza Rice dicevano «noi non torturiamo», tecnicamente facevano una affermazione corretta, attraverso questo bizzarro gioco di prestigio legale.
Come potrà Obama dimostrare di essere davvero contrario alla tortura e che la sua non è solo una posizione di facciata?
Non dovrà far altro che rispettare le promesse che ha fatto. Durante la lunga campagna elettorale che va dal 2007 al 2008, Obama si è impegnato a chiudere Guantanamo e abrogare la Legge della commissione militare, abolendo la parte in cui si legalizzano le torture della Cia. Inoltre, in campagna elettorale, ha promesso di terminare tutte le torture compiute dalle agenzie americane e di mettere al bando le rendition.
Sara Menafra