Liberazione - 2 novembre 2008
Una questione di tortura
di Barbara Romagnoli
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Di questi tempi avremmo tutte le ragioni per cercare nel piacere della lettura un po' di serenità e sana leggerezza. Ma certi testi, per quanto possano essere un vero e proprio pugno allo stomaco, è necessario non solo leggerli ma soprattutto diffonderli. E' il caso di Una questione di tortura di Alfred W. Mc Coy, in cui è ricostruita la storia delle tecniche di tortura usate dalla Cia negli ultimi cinquanta anni durante gli interrogatori dei detenuti. Testo a cui a sua volta si è ispirato Alex Gibney per il documentario Taxi to the other side , premio Oscar 2008. McCoy, professore di Storia all'università del Wisconsin e tra i maggiori esperti della storia segreta della Cia, fece già scalpore negli anni Settanta quando, dopo una accurata ricerca sul consumo e traffico di eroina in Vietnam - che coinvolgeva anche molti militari americani -, venne minacciato affinché non pubblicasse il testo, poi successivamente tradotto in 35 lingue. In questo ultimo libro, che dalla Guerra Fredda arriva a Guantanamo, troviamo la descrizione di alcune "moderne" tecniche di tortura che hanno alla base due pratiche fondamentali: la "deprivazione sensoriale", durante la quale la persona è sottoposta ad una alterna sopraffazione e negazione di stimoli sensoriali in un luogo chiuso, privo di luce naturale o senso del tempo, e il "dolore autoinflitto" spesso causato dal mantenimento della posizione eretta o di posizioni stressanti. Torture psicologiche pensate per arrivare al controllo della mente, più raffinate e non visibili rispetto a quelle fisiche, ma lasciando ugualmente lesioni o contusioni immediatamente riconoscibili. L'indagine, frutto di un lavoro che va avanti da diversi decenni, riporta una descrizione accurata di queste tecniche, la storia dei soldi spesi per equipe di medici e scienziati, il racconto dei provvedimenti legislativi e di dibattiti eruditi sul rapporto tra sicurezza nazionale e tortura. McCoy mette insieme i fatti, e le ideologie che li sostengono, con cui l'amministrazione Bush è arrivata alla legalizzazione della tortura, ritenuta necessaria per combattere il terrorismo, con buona pace di tutti i proclami statunitensi sui diritti umani. Ma in questo libro McCoy, oltre a ricordare come le responsabilità non siano solo dei governi statunitensi ma di gran parte della società statunitense silente, richiama fortemente anche la società civile internazionale. Perché tutte le democrazie occidentali sono a rischio, e nulla può essere dato per scontato.