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Di Marco Paolucci

Morris Magellan è un simpatico, divertente e sfrontatamente brillante eroe quotidiano dei meravigliosi, rampanti e patinati anni ottanta; vive in Scozia, dirige con successo un’azienda di biscotti, ha una stupenda moglie e due figli che adora. Il suo doppio è lo stesso eroe con un grosso problema di alcolismo da venti anni non risolto ma anzi fortemente presente e deciso a farsi sentire. Il romanzo che esce per la casa editrice Socrates e colma un colpevole ritardo di quasi venti anni dopo essere stato riscoperto e osannato da Irvine Welsh, è un’immersione narcotizzante e fulminante nel delirio di questo giovane rampante britannico che lotta quotidianamente con se stesso e che ha bisogno di bere per fare qualsiasi cosa dallo svegliarsi completamente la mattina prima di andare a lavorare, per passare poi a svolgere il suo lavoro in maniera decente ma che scivola verso il caos, andando a toccare il tentativo di gestione di una vita familiare similnormale in rapido disfacimento con la sua moglie e i suoi figli, fino ad arrivare faticosamente alla sera per andare finalmente e totalmente ubriaco a letto. Un ritratto in bianco e nero senza concessioni di colori, ma semmai di odori alcolici, uno spaccato di una generazione che ha visto le stelle ma solo disegnate su di un cartone e ne è rimasta sconvolta, un romanzo che letteralmente si beve come un fiato, se ne riempie un altro bicchiere di carta e si ricomincia, senza interruzioni, senza ripensamenti, ogni cosa e persona cinicamente tratteggiata dalle parole di Butlin viene coinvolta e avvolta in questo lacerante e delirante sorso. Ancora e poi ancora, un po’ di ghiaccio misto a dolore e incomprensione per smussare il sapore e ancora e ancora. Fino ad arrivare senza fiato ma con il cuore che batte all’impazzata e la testa che sta per scoppiare fino all’ultima pagina e al finale. Proprio come un altro sorso, solamente, lo giuriamo, un altro. Non farà male...