Le domande sono state spedite a Kathleen Ferguson, la quale ha risposto per iscritto. Le domande e la traduzione dall'inglese sono di Roberto Bertoni.
Vuole tracciare un Suo breve profilo biografico?
Per prima cosa devo dire che trovo molto difficile
scrivere su di me. Altri argomenti mi vengono più
facili.
Sono nata il 19 agosto 1958 a Tamnaherin, una cittadina
della Contea di Derry, nell'Irlanda del Nord. Sono
cresciuta nella fattoria della mia famiglia: una piccola
azienda agricola di ventisette acri. Il lavoro alla
fattoria pareva svolgersi attorno a noi ragazzi senza
coinvolgerci molto. Non mi piacciono le fattorie e
non nutro un desiderio segreto di tornare in una fattoria.
Eravamo sei bambini: quattro femmine, un maschio e
poi ancora una femmina. Io ero la terza, quella di
mezzo. Forse è proprio per questo che in eguale
misura ho sempre cercato e evitato le attenzioni degli
altri. E' un problema che non ho mai risolto. So solo
che le cose stanno così.
Mia madre proviene dal Donegal. E' cattolica e parla
il gaelico irlandese e l'inglese. Mio padre proveniva
da una famiglia di proprietari terrieri della Contea
di Derry. Parlava solo l'inglese. La differenza tra
di loro l'ho notata fin da piccola. In seguito mi
sono resa conto del potere riposto nell'espressione.
Ho anche capito il legame tra la lingua e l'identità.
Forse è questa la ragione per cui scrivo.
Mio padre è morto quando avevo nove anni: ero
troppo giovane per capire. E' stato all'incirca a
quel tempo che ho smesso di credere in Dio benché
avessi ricevuto un'educazione cattolica. Non dico
che una cosa sia stata la causa dell'altra, ma è
così che è andata.
Ho frequentato la scuola elementare di Mullabuoy e
poi la Thornhill Grammar School di Derry. La scuola
non mi piaceva, ma ricordo che mi elogiavano per come
scrivevo. Di quando in quando mi davano dei premi
da sei pence. Il che faceva ingelosire gli altri bambini.
A partire dall'età di sedici anni, mi è
interessata sempre di più la letteratura. Mi
sono laureata in inglese alla University of Ulster;
ho continuato, specializzandomi con un D. Phil. (ho
fatto la tesi sui narratori in Dickens). Ho poi lavorato
part-time presso questa università. Non essendo
però disponibile un lavoro a tempo pieno, ci
ho dato un taglio nel 1989. Ho smesso di insegnare.
Ho iniziato a scrivere a tempo pieno. Ora che non
devo fare lezione su di loro, i grandi scrittori non
mi incutono più un esagerato timore reverenziale.
Riesco a leggerli con piacere.
Quando ero all'università, ho conosciuto John
McVeagh, che alla University of Ulster insegna inglese.
Ha diciotto anni più di me. Ci siamo sposati
nel 1991 e viviamo nella Contea di Derry.
Scrittura a parte, mi piace guardare film e viaggiare.
Sono cose di cui non mi sazio mai. Mi piace guardare
e ascoltare la gente; e sono capace di passare delle
ore negli aeroporti, nei caffè, sui marciapiedi
delle stazioni ferroviarie, anche se non devo andare
da nessuna parte. Scrivo molto in posti come questi.
Scrivo per intrattenere, ma mi piacerebbe anche commuovere.
Sento di esistere solo tramite la mia scrittura. Trascorro
le giornate nei mondi che invento. Mi si attagliano
anche se non me ne lascio soffocare. Mi piace creare
finzioni credibili e nuove.
La biografia di un autore, a Suo avviso, é
strettamente legata a quella dei personaggi?
Non nel caso di The Maid's Tale. Mi interessava Brigid
proprio perché non era Kathleen Ferguson. Per
vedere la differenza, basta guardare alcuni dei nostri
rispettivi dettagli biografici. Avevo 35 anni quando
ho scritto The Maid's Tale. Brigid ne aveva 55 quando
ha raccontato la propria storia. Io provengo da un
compatto background familiare rurale. Brigid era un'orfana
allevata in città. Io ho abbandonato il cattolicesimo.
Brigid, per sua ammissione, "ha aspettato molto
più del dovuto a andarsene". C'è
bisogno che continui? In tutta onestà, dovrei
dire che i miei personaggi mi consentono di prendermi
una gradita vacanza da me stessa. Una storia autobiografica
mi annoierebbe.
Detto questo, mi baso su quel che conosco; per essere
più precisi, su ciò che ho perso o ho
scartato per strada. Per esempio, la lingua di Brigid.
Questa lingua è prossima alla lingua che ho
sentito parlare quando crescevo a Derry, ma non la
parlavo, né ne parlavo una versione lontanamente
simile, perché i miei genitori ci tenevano
che venissi "educata come si deve". Ho scartato
il cattolicesimo allo stesso modo, ma avevo tutte
quelle conoscenze e volevo usarle. E quale modo migliore
di usarle che trasformarle in una storia. Per me scrivere
è un modo di riciclare; di riappropriarsi di
qualcosa per reinventare.
Com'è nato The Maid's Tale? Come ha scelto
di scrivere su orfanotrofi, perpetue e preti cattolici?
Come si è documentata?
Ho scritto The Maid's tale dopo una visita al posto
in cui ero nata, che a quel tempo era stato affittato
a una prete e alla sua perpetua. L'ispirazione del
romanzo è stata vedere quel concentrato di
religione nel luogo che mi ero lasciata alle spalle.
Anche se i personaggi non sono reali, li ho incontrati
là.
Non ho scelto l'argomento. Semmai è l'argomento
che ha scelto me. Mi piacesse o meno, avevo in testa
questa storia che reclamava di venire scritta. Così
l'ho scritta. Non ho avuto bisogno di fare ricerche
perché ho ricevurto un'educazione cattolica.
L'argomento delle perpetue mi interessava soltanto
perché ha fornito il materiale per una storia.
Il nucleo problematico essenziale del romanzo - l'abuso
del potere - è universale e eterno
In che misura The Maid's Tale è stato scritto
come storia di una donna? La Sua protagonista è
esemplare delle storie di tutte le donne?
Come suggerisce il titolo, The Maid's Tale è
la storia di una donna, ma non mi spingerei fino al
punto di dire che è la storia di tutte le donne.
Le scelte di Brigid - la servitù rispetto alla
sessualità all'inizio del romanzo e la libertà
rispetto alla sessualità alla fine - sono scelte
estreme e non le scelte che farebbe qualsiasi donna.
Brigid è un personaggio guasto se non autodistruttivo.
Il Suo romanzo, ambientato a Derry, dà espressione
alla voce corale di una comunità oltre che
alla voce individuale della protagonista. Vuole parlare
di questa comunità, di come Lei la vede sia
nella vita reale che nella Sua narrativa?
No. Per il semplice motivo che la lingua del romanzo
è finzione. Non è la parlata di Derry
nello stesso modo in cui il luogo denominato Derry
nel romanzo non è la Derry reale da me conosciuta.
La geografia di questi due posti è diversa.
Li ho intenzionalmente voluti diversi, come ho intenzionalmente
voluto che la Derry del romanzo venisse vista come
una piccola città: una qualsiasi cittadina,
sia essa in Irlanda o in Arizona. Il mio unico interesse
per persone e luoghi è di narratrice, non di
commento sociale.
Perché la Sua lingua narrativa è così
colloquiale e parlata?
Nel caso di The Maid's Tale, una voce parlata era
necessaria. Brigid parla fuori dai denti. Nel romanzo,
è questa la sua maggior conquista. Volevo che
il lettore fosse conpartecipe di questa conquista
oltre che al corrente del segreto di Brigid. Brigid
ha bisogno del lettore: si tratta di una mia tattica,
lo confesso, per procacciarmi un pubblico e mantenerne
vivo l'interesse. La voce parlata è anche molto
fisica e in sintonia con la natura di Brigid. Quando
ho concepito il romanzo, era una voce che avevo in
testa. Ancor oggi, preferirei sentirlo leggere a voce
alta che vederlo scritto, perché ho la sensazione
che possa essere in parte debitore della "tradizione
orale". La natura del linguaggio - i commenti
estemporanei, i giri di frase - presenta il beneficio
aggiuntivo, spero, di fornire un certo tipo di umorismo
a una storia che è per il resto alquanto desolata.
Da quali opere letterarie è stata particolarmente
influenzata?
Non scrivo con delle influenze letterarie in mente.
Anzi, un'idea del genere mi congelerebbe in quanto
scrittrice. Detto questo, posso ora individuare due
libri che hanno probabilmente influenzato il modo
in cui ho maneggiato The Maid's Tale: Wuthering Heights
di Emily Bronte e Castle Rackrent di Maria Edgeworth.
Entrambi questi libri sono narrati da persone di servizio.
Com'è stato accolto il Suo romanzo in Irlanda
e all'estero e qual è la Sua opinione di tale
ricezione?
Il romanzo è stato accolto bene in Irlanda,
con mia grande sorpresa dato che temevo che venisse
considerato scontato.
Il dialetto e l'argomento hanno rappresentato un problema
per gli editori inglesi, nessuno dei quali ha convenuto
di pubblicarlo. Ma quando il romanzo è finalmente
uscito presso un editore irlandese è stato
tra i finalisti del premio londinese di narrativa
Whitbread ed è stato recensito con favore nell'inglese
"Sunday Times". Riguardo a tuitto ciò
sono, dunque, perplessa.
L'edizione tedesca è uscita nel 1999 ed è
stata ampiamente recensita, ma io non parlo tedesco,
quindi non so che cosa i recensori avessero da dire.
Per lei che cosa significa essere una scrittrice
irlandese?
Nulla. Non penso a me stessa come a una scrittrice,
tanto meno una scrittrice irlandese. Preferisco narratrice
di storie [storyrteller]. Quando all'essere irlandese,
certo, il mio ambiente è probabile che influenzi
ciò che scrivo. Ma lavoro presumendo, in modo
forse ingenuo, che se un testo scritto ha un qualche
vero valore, commuoverà i lettori indipendentemente
dal luogo dal quale proviene. La condizione umana
non è esclusiva dell'Irlanda o esistente solo
in Irlanda.
Che cosa pensa della letteratura attuale dell'Irlanda
del Nord e del Sud?
Non ci penso. Lascio problemi del genere ai critici
e agli accademici, che sanno rispondere meglio di
me. Certo, tengo d'occhio attentamente quel che succede
in Irlanda e fuori dell'Irlanda. Ma qualunque cosa
essa sia, in fin dei conti sospetto che continuerò
a scrivere le storie che ho dentro nel modo dettato
da queste stesse storie (o dai loro narratori).