Il giornale d'Italia 7 novembre 2001
LA
PERPETUA CHE ERA GELOSA DI DIO
Vicende d'una donna
che vuole tenersi fuori dalla mischia
di Carla Dolazza
Qualche mese fa è uscito in Italia Storia di una perpetua della scrittrice irlandese Kathleen Ferguson, edito dalla Socrates, nell'attenta traduzione italiana di Roberto Bertoni, che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico. Il libro è la storia di una donna, ma - come dice la sua autrice in un'intervista recentemente rilasciata al traduttore - " non mi spingerei fino al punto di dire che è la storia di tutte le donne le scelte della protagonista sono scelte estreme, e non scelte che farebbe qualsiasi donna ".
La storia di Brigid Keen, perpetua di Padre Mann dagli anni '50 agli anni '80, è una storia di uomini, di donne, di pregiudizi, di confusione tra fede e religione, di condizionamenti culturali. La storia di una piccola provincia in cui convivono ipocrisia, ricchezza e povertà e il grosso muro di recinzione che solo l'uomo sa costruire così bene per imprigionare le proprie passioni, per soffocare le voci che vorrebbero cantare con i toni più alti e per bardare la lucidità di pregiudizio con pesanti paramenti.
Brigid cresce in un orfanotrofio, in una cittadina dell'Irlanda del Nord e ne esce soltanto per diventare la perpetua del bel Padre Mann. Nessuna reale scelta, soltanto la conseguenza di ciò che ha respirato quasi fin dalla nascita. Le suore non le hanno mai fatto mancare il necessario. A Bethel House , l'Orfanotrofio di Derry, i bambini non muoiono di fame ma non si sente parlare di tenerezza, né di attenzione verso la loro anima, che non sia quella di doverle imporre severe restrizioni. Tra quei bambini c'è Brigid Keen, che impara da subito a non aspettarsi niente dai compleanni, dal Natale, dalla vita. Eppure nessuno è da biasimare. Tutti, infatti, sembrano essere vittime di perverse regole del gioco inventate dall'uomo per se stesso.
La voce narrante del libro è quella di Brigid Keen, che ne è anche la protagonista. Brigid è attenta osservatrice della realtà che la circonda, il suo esserne testimone la distacca, nel corso della narrazione, in qualche modo dagli avvenimenti del quotidiano che la coinvolgono. Il lettore, tuttavia, ne è suo malgrado emotivamente coinvolto. Non ci si dilania leggendo l'abuso di potere di cui Brigid è vittima, ma lo si vive insieme con lei, si partecipa al suo giudizio a volte rabbioso ma sempre poi ricondotto ad un comportamento cristiano, o comunque carico di umanità.
Brigid diviene la perpetua del giovane Padre Mann da giovanissima. Entrare nella casa del Padre, dedicarsi a lui è una scelta/non scelta definitiva. È un po' come prendere i voti. Per la piccola comunità di Derry, infatti, le perpetue perdono la loro sessualità, non hanno diritto ad una età, è come se quel passo oltre la soglia della casa del prete cancellasse per sempre l'appartenenza al genere femminile. Ma Brigid, come chiunque nel corso di una vita, ha bisogno di trovare uno scopo, di incanalare le passioni, perché Brigid è un baratolo di vetro trasparente in cui le passioni sono tenute rinchiuse, e non lo sa perché le hanno sempre insegnato a non prestar loro orecchio, a dimenticarle, a nasconderle e schiacciarle. Il primo recinto in cui vengono rinchiuse è quello di Derry, poi, come in una serie di cerchi concentrici c'è quello della Chiesa cattolica, le sue regole, la necessità del sacrificio, della temperanza, del ridimensionamento di tutto ciò che grida forte dentro l'individuo, poi la casa del Padre, in cui Brigid consumerà le sue mani e la sua giovinezza per trentatré anni - gli anni di Cristo- senza peraltro poterla chiamare per un attimo casa sua, e l'ultimo cerchio quello della sa stessa psiche, nutrita sin da piccola dal padre che picchia a sangue la madre, dall'invidia amara della sorella, incinta per la quinta volta e sommersa dall'ennesima prospettiva dei pannolini e dal poco da mettere sulla tavola, da tutte quelle donne che bussano alla porta di Padre Mann, in cerca di quell'attenzione che non ricevono dai loro mariti.
Sì, Brigid sceglie dedizione assoluta al Padre che gli è stato assegnato dalla sorte, anche se questa dedizione è poco diversa dalla servitù. Ma c'è poi altra scelta nella comunità di Derry per chi è povero? È meglio essere madre di cinque figli non sapendo con cosa nutrirli e continuando a rimanere incinta fino allo stremo o decidere di essere la sposa platonica, la serva a cui non si deve gratitudine di Padre Mann? Dopo tutto come ci dice la stesa Brigid, con una sincerità priva di vittimismo, "le persone cresciute all'orfanotrofio si dividono in due gruppi: chi vuole disperatamente figli, per dar loro tutto quello che loro stessi non hanno mai avuto; e chi non ne vuole affatto". Brigid appartiene a questo secondo gruppo e per di più la sua simpatia non può rivolgersi verso i bambini, gli unici forse ai quali Padre Mann riserva particolari attenzioni che invece raramente riserva a lei.
Davanti agli occhi di Brigid, nel corso di trentatré anni narrati con un linguaggio immediato e colorito, sfila una carrellata di personaggio dei quali il lettore disegna rapidamente un aspetto fisico e dei quali spesso riconosce anche il tormento interiore.