di Gaetano Prisciantelli
Nonostante le proteste internazionali, il 10 novembre
1995 l'attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa veniva impiccato
in seguito a una condanna per omicidio emessa da un
tribunale speciale.
Le accuse, secondo le associazioni ambientaliste e
quelle per la dfesa dei diritti umani, erano false
e l'intero processo un complotto per metterlo a tacere.
Ken Saro-Wiwa era a capo di una organizzazione, il
Mosop, che difendeva il territorio del popolo indigeno
Ogoni dalle operazioni delle multinazionali del petrolio.
Il suo impegno era tutt'uno con la sua attività
di intellettuale: docente universitario a Nsukka e
Lagos, scrittore di romanzi, racconti, poesie e libri
per ragazzi, autore di programmi radiofonici e televisivi
di successo. Le associazioni accusarono le multinazionali
del petrolio, in primo luogo la Shell ma anche l'italiana
Agip, di non avere impedito l'omicidio nonostante
la loro indubbia influenza sulle scelte del governo
nigeriano.
"Nella figura e nell'azione di Ken Saro-Wiwa
- ha scritto la giornalista Naomi Klein nel suo best-seller
No-Logo - confluivano ideali quali libertà
civile e lotta al razzismo, ambientalismo e lotta
al capitalismo, ecologia e diritto al lavoro."
Come scrittore, Ken Saro-Wiwa era molto prolifico.
Ha scritto oltre 26 romanzi, e decine di racconti,
diciannove dei quali escono finalmente in italiano,
nella raccolta Foresta di Fiori edita da Socrates.
Un delicato, ironico affresco della Nigeria, delle
sue contraddizioni a volte insanabili, delle sue tradizioni
millenarie, delle grandi tragedie che l'affliggono.
Sullo sfondo della quotidianità dei personaggi
echeggia il frastuono del progresso che avanza, sotto
forma di corruzione, prevaricazione e violenza, il
miraggio della ricchezza facile, sventolato dai grandi
interessi.
La vicenda politica e umana di Ken Saro-Wiwa è
un'eredità forte per molti attivisti anche
in Italia. Decine di circoli ambientalisti portano
il suo nome e l'uscita del libro è un passo
importante per conoscerlo attraverso le sue stesse
parole.