www.pickwick.it - 22 novembre 2004
di Pietro Farro

Ken Saro-Wiwa (1941-1945), nigeriano, è stato docente universitario, scrittore, giornalista e un appassionato combattente per i diritti umani. Nel 1993 diviene presidente del Mosop (Movimento per la salvaguardia degli Ogoni), che si batte contro i disastri ambientali provocati dalla Shell nello sfruttare i giacimenti petroliferi che si trovano nella zona del delta del Niger. A causa di questa sua attività viene arrestato, con l'accusa mai provata di essere il mandante di un omicidio, e condannato a morte assieme ad altri otto attivisti del Mosop. Morirà impiccato il 10 novembre 1995.
Nonostante la vastità della sua produzione letteraria, l'opera di Saro-Wiwa era fino a oggi sconosciuta ai lettori italiani. Una lacuna che viene adesso colmata dalle Edizioni Socrates, che hanno appena mandato in libreria Foresta di fiori (pp. 170, € 10,00), una raccolta di diciannove brevi racconti.
Il volume è diviso in due sezioni: i racconti della prima sono ambientati nel misero villaggio di Dukana, quelli della seconda nelle città più grandi e progredite della Nigeria. Gli uni e gli altri sono però unificati dallo sguardo di Saro-Wiwa, che ama cogliere personaggi "normali" nella loro quotidianità. Donne, uomini, studenti, affaristi e altra varia umanità che si arrabattano a campare la vita tra miseria e speranze, tradizioni e desiderio di modernità. Il tutto sorretto da una scrittura piana, solo apparentemente facile, e da una costante vena ironica assai felice nel suo essere politicamente scorretta (scorrettezza che a un autore occidentale avrebbe probabilmente fruttato l'accusa di razzismo). Per esempio, nel primo racconto la protagonista immagina come eventuali stranieri avrebbero potuto vedere il villaggio di Dukana: "Queste persone male informate e malevole, osservando la sua popolazione smunta e analfabeta, avrebbero detto che c'era malnutrizione, che imperversavano le malattie, che la vita dei suoi abitanti era destinata a essere breve e disumana". Insomma, lo avrebbero visto esattamente com'era. Come anche l'autore e la protagonista lo vedono. Allo stesso modo Saro-Wiwa tratta santoni, stregoni e capi tribù, mostrati sempre come interessati a ottenere assai concreti vantaggi dalla loro attività "spirituale" e pronti ad approfittare a piene mani della credulità popolare.
In conclusione, sembra dirci l'autore, se vogliamo il bene di qualcuno non possiamo esimerci dal criticarlo. Meglio se con l'arma di una elegante ironia.