Il Pappagallo febbraio 2010

Ken Saro-Wiwa, lo scrittore nigeriano martire del potere

Dopo Chinua Achebe e Wole Soyinka (premio Nobel nel 1986), Ken Saro-Wiwa è il terzo nome della triade letteraria novecentesca della Nigeria. Di Saro-Wiwa, e del suo romanzo Sozaboy , ha parlato Roberto Saviano nel suo nuovo libro e nella trasmissione televisiva "Che tempo che fa". Saro-Wiwa, oppositore del governo del suo Paese, al quale chiedeva che dei grandi proventi derivanti dallo sfruttamento del petrolio beneficiasse tutta la popolazione, è stato giustiziato nel 1995, a cinquantaquattro anni. Qui vogliamo ricordare però un altro titolo, Foresta di fiori , il suo primo libro tradotto in italiano dalle Edizioni Socrates di Roma. Una raccolta di racconti, la cui prima parte riguarda il villaggio di Dukana, i cui abitanti "recitavano la propria vita sullo sfondo di grandi forze che non avrebbero mai capito", afferma lo scrittore, che commenta: "E provai compassione per loro". Vediamo scorrere davanti ai nostri occhi "Progres", la scoppiettante corriera, unico collegamento tra il villaggio di capanne e la moderna città di mattoni, l'ispettore atteso, quasi come Godot. per esaminare le condizioni del villaggio, i funzionari indolenti e corrotti, le periferie degradate e sporche della grande e caotica città, Lagos, l'ex capitale, ma anche gli esponenti della borghesia indigena: rievocazione e critica sociale si alternano e si mescolano in queste pagine, fino al mirabile ritratto di "Papa", un vecchio ottantenne, raro caso di longevità in un paese in cui l'aspettativa di vita arriva ai 40-50 anni: Papa che è stato a Londra, racconta dell'aereo che "riesce a stare a mezz'aria nel cielo" e di come "gli inglesi usano mattoni bruciati per costruire le loro case". In una prosa che ha l'asciuttezza di un Raymond Carver, anche se, nonostante tutto, con minore disperazione.

EnzoRega