il Venerdì di Repubblica - 10 maggio 2013

«Avevano appeso sopra la gabbia un cartello con scritto in rosso: lupo della regione di Cracovia. La gente era più spaventata dall’insegna che dalla belva assopita in fondo alla gabbia. Ma erano contenti, come prova bastava. Sono i nomi che fanno paura. Le cose senza i nomi non sono nulla, nemmeno cose». Partendo dall'alchimia innocente e incondizionata fra un lupo e una bambina nata in una famiglia circense, il francese Christian Bobin ci regala un capolavoro di profondità narrativa e poetica, dove ogni pagina rivela quell'armonia assoluta propria della scrittura dei veri fuoriclasse.

Silvia Pingitore

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