L'indice - gennaio 2015

Fenomeni da baraccone

(…) Può capitare, a volte, di fuggire non insieme al circo bensì proprio dal circo. La protagonista dell’incantevole libro di Christian Bobin Folli i miei passi (Edizioni Socrates/ AnimaMundi, pagg 100 €10) fugge per la prima volta a due anni e viene ritrovata, come un Cappuccetto rosso riscritto da Angela Carter, beatamente addormentata sulla pancia di un lupo, quel lupo che veniva esibito come attrazione dalla sua famiglia circense. Nel giro di pochi anni, questa creatura dalla mutevole identità diventerà maestra dell’arte della fuga; divenuta adolescente e poi donna, sperimenta amicizie, lavori e perfino il matrimonio, ma il richiamo di quella promessa di libertà emanata dagli scintillanti occhi del lupo esercita un’attrazione a cui è impossibile sottrarsi: finché è questo stesso richiamo che la riconduce al circo. Beninteso, un circo che non è più metafora della vita, nomade eppure a suo modo stanziale nella sua abitudinaria successione di numeri continuamente esposti all’irruzione dell’imprevisto. E allora l’intensa voce poetica di questo romanzo non è frutto di una visione metafisica del circo in cui la letteratura francese (da De Banville a Genet, passando per Laforgue e Apollinaire) ha spesso dato il meglio di sé fino all’estenuazione; nasce, piuttosto, dall’attrito che si sprigiona dal contatto di traiettorie divergenti, dentro e fuori dello spazio di un tendone (…).

Maria Vittoria Vittori