Il Venerdì di Repubblica - 9 gennaio 2009

SETTE STORIE DI JUDITH HERMANN, BESTSELLER IN GERMANIA, SULLA SOLiTUDINE E SUL MALE DI VIVERE

Così racconto donne senza radici con la nostalgia della nostalgia

Dalla Germania arriva una maestra del racconto breve. Judith Hermann, berlinese, classe 1970, riempie le sue storie di solitudine, di un senso di straniamento e di freddezza nordica. I suoi personaggi. tutte donne, vengono messi a nudo: provano emozioni che ricordano più aurore boreali che tramonti in fiamme e, in continuo movimento, vivono in un perenne stato di straniamento.
In esergo lei cita una frase dei Beach Boys, che vagheggiano un luogo a cui appartenere. È questo il problema dei suoi personaggi?
«Sì, cercano un luogo a cui appartenere e una persona da avere accanto, un qualcosa che capita all'improvviso e terremotata la vita. Insomma, hanno nostalgia per la nostalgia».
La generazione di trentenni che lei descrive sembra non avere radici.
«Il concetto di generazione per me è difficile da accettare. Certo, parlo dei trentenni ed è probabile che rifletta sui miei personaggi la mia mancanza di radici».
Perché racconta storie piene di solitudine e di pessimismo?
«I miei personaggi sono un po' stressati, hanno i nervi fragili, ma non sono pessimisti. Hanno caratteri romantici? Cresceranno e impareranno che gli stati d'animo, le situazioni cambiano e possono migliorare».
Allora perché questo senso di straniamento continuo?
«È difficile dare un nome ai sentimenti, sono così mutevoli. A tutti noi è capitato di innamorarci alla follia di una persona e un anno dopo trovare incomprensibile quel sentimento. Potrebbe tranquillizzarci pensare che nulla è eterno, ma personalmente, purtroppo, non mi tranquillizza per niente».
Lei passa dalla prima alla terza persona indistintamente. Perché?
«Più mi avvicino a un personaggio, più (devo creare distanza tra noi, e allora uso la terza persona. La prima mi fa sentire più estranea: la utilizzo quando parlo di qualcuno che è come io vorrei essere».
Che cosa hanno in comune le sue sette protagoniste?
«Testardaggine, irragionevolezza, intelligenza e distruttività».

Brunella Schisa