Messaggero - 14 aprile 2009

Una casa editrice romana, le Edizioni Socrates, pubblica Nient'altro che fantasmi (208 pagine,€11, tradotto dalle allieve della Scuola Europea di Traduzione Letteraria). Si tratta di un piccolo capolavoro della giovane scrittrice berlinese Judith Hermann, già nota in Italia per Casa estiva, più tardi (edizioni e/o). Anche in questo caso siamo di fronte a una prova di scrittura minimalista, esemplata da sette racconti, così intensi da essere stati ‘tradotti' già in un film di successo da Martin Gypkens. La Hermann partecipa di quella generazione di autori che tentano di trasmettere un'immagine della Germania, "liberata" dal Muro, dalla divisione, dalla storia per scoprire un presente sostanziato di problemi superficialmente semplici, banali. I protagonisti dei racconti si muovano in una società opulenta, dove tuttavia il benessere consumistico non può cancellare l'inquietudine, il disagio esistenziale, la falsità dei rapporti, l'incapacità di correlarsi e tutto viene filtrato da una scrittura attenta alle atmosfere apparentemente insignificanti, ma in realtà profondamente traversate da emozioni, a stento trattenute. Solamente riuscendo a mettersi in contatto con questa dimensione rimossa risorge un senso dell'esistenza e della comunicazione. Il minimalismo della letteratura tedesca di questi anni, così bene rappresentato dalla narrativa della Hermann, è anche una modalità di fuga dalla "grande" storia tedesca, quella in cui un'autrice come la Hermann , nata nel 1970 a Berlino Ovest, non vuole più identificarsi. Da questa emancipazione sorge una scrittura lieve, che evita i toni drammatici, che si distende in una dimensione leggera, alla ricerca di una nuova armonia, di una consonanza di voci e di incontri ancora possibili.

Marino Freschi