La notte del nove novembre 1989 la Germania ha “svoltato”. All'alba era tutto cambiato: la mentalità, la sensibilità, la comunicazione, l'economia, la società, gli esseri umani e pure l'arte, il film, la letteratura. Lo scrittore della storica “svolta”, della riunificazione, che si è maggiormente profilato con prove narrative convincenti è Ingo Schulze (1962), affermatosi nel 1995 con uno strano libro 33 momenti di felicità , ambientato in una San Pietroburgo dopo la dissoluzione dell'Urss e la disintegrazione della società sovietica, che hanno fatto emergere gli individui e i destini più assurdi e grotteschi. Nel 1998 l'autore torna nella ‘sua' Germania, con Simple Stories , che ha per sottotitolo «Romanzo dalla provincia tedesco-orientale». Di nuovo un collage di situazioni al limite dell'immaginabile in una cittadina ormai in preda alla crisi economica, alla disoccupazione, all'abbandono, al degrado morale e sociale che sono seguiti alla liquidazione dell'economia statalizzata della Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Questo romanzo è costruito da storie tutt'altro che semplici che formano una sorta di puzzle da mettere in ordine per raccapezzarcisi nella immensa confusione succeduta alla scomparsa troppo rapida della DDR. Nel 2005 Schulze tenta il «grande» romanzo con Vite nuove , - un romanzo fluviale di 600 pagine, cosparso di riferimenti autobiografici -,dove si confronta con il «suo» tema, che è la questione epocale della Germania d'oggi, quello di un traumatico processo di riunificazione, ancora in corso. Ora Feltrinelli pubblica Bolero Berlinese (pp.215,€16.50, tr. di S. Zangrando), uscito a Berlino l'anno scorso con un titolo indicativo: Telefonino.13 storie alla vecchia maniera . Si tratta di racconti assai vari, per i quali si è parlato, a ragione, di minimalismo, che più che la «vecchia maniera», è la maniera che denota i giovani narratori tedeschi, quasi schiacciati dai «mostri» della tradizione, da Thomas Mann a Gunter Grass. È lo stesso «minimalismo» di un'altra raccolta di racconti Nient'altro che fantasmi (Edizioni Socrates,pp.206,€1,tr. di S.Bortoli) di Judith Hermann, la giovane e già affermata scrittrice berlinese. C'è una significativa comunanza di stile e di atmosfere. Per Schulze si è accennato a un understatement letterario, tracciato con un'accattivante ironia, sostanziata da un sentimento di costante inadempienza dell'eroe, che è un preciso rispecchiamento dell'autore, che con questa scrittura «minuscola» riflette i grandi problemi della vita come il destino oppure come la questione, mai risolta, tra parola e cosa, evocata nel breve e stupendo Niente letteratura o epifania di domenica sera , che ricalca i grandi sentieri della meditazione sul linguaggio poetico di Hofmannsthal e Musil. Il libro si divide in tre sezioni, la prima è la più minimalista, la centrale è una sorta di rivisitazione di esplorazioni del mondo, mentre quella più efficace è la terza con il racconto di maggiore successo I turbamenti della notte di San Silvestro . È il solito, insuperabile confronto con il passato, con l'amore per una donna. Ovviamente un amore eterno, intramontabile, ossessivo e romantico, che proprio nel momento del rincontro si rivela per ciò che veramente è: parto della fantasia, aggregato di nostalgia mitica per evadere da una quotidianità apparentemente banale, ma che è invece pervasa di sentimenti autentici, di mite rassegnazione, di indulgente accettazione delle contraddizioni della vita, ma anche di rispettosa benevolenza. Intanto da poche settimane è uscito a Berlino l'ultimo romanzo dell'autore tedesco La storia di Adam ed Evelyn , che è un intrigante ritorno alla storia, alla «sua» storia, quella della definitiva crisi della Repubblica Democratica Tedesca.
Marino Freschi