"Nigeria, ti supplico una piccola domanda /
È veramente questa la tua condizione? Sei forse
troppo estesa per avere un po’ di saggezza?".
Sono alcuni versi del lungo poema Anche questa Nigeria
di Ken Saro-Wiwa. Era un grande scrittore, drammaturgo
e inventore di programmi tv ma anche un innamorato
della giustizia: "L’anima del popolo Ogoni
sta morendo e io sono il suo testimone" scrisse
per spiegare il suo impegno. Il generale Naemeka Achaba
invece era solo uno dei tanti tiranni al soldo dei
petrolieri: il 10 novembre 1995, dopo un processo-farsa,
fece impiccare Saro Owiwa e altri 8 ecologisti che
si erano battuti contro le devastazioni nel territorio
degli Ogoni. Ben pochi (in testa Nelson Mandela e
Amnesty) urlarono che il mandante si chiamava Shell.
Come ricorda Eduardo Galeano, "il presidente
Usa dichiarò che avrebbe sospeso il rifornimento
di armi alla Nigeria… una confessione involontaria".
Ma le armi arrivarono comunque e molti dimenticarono.
Nove anni dopo finalmente esce in Italia la prima
traduzione di Ken Saro Wiwa: Foresta di fiori edito
dalla piccola Socrates (06 5895895) ci propone 8 racconti
ambientati nel villaggio Dukana e altri 11 che scorrono
fra città, pozzi e guerre. "Maledisse
la terra che faceva sgorgare il petrolio" è
il pensiero del personaggio senza nome protagonista
del racconto Viaggio notturno, forse il più
sconvolgente di questa antologia: un uomo accusato
di essere "troppo idealista in una nazione in
cui non c’era alcuno spazio per l’idealismo
(...)". Come Ken Saro-Wiwa che, nei versi finali
del poema citato, spiega quest’amore-odio per
il suo Paese… che come un gambero ora cammina
all’indietro, verso il colonialismo: "Così
vi prego di perdonarmi / Perché io sono veramente
confuso / A causa di ciò io-amo-io-non-amo
la Nigeria / io sono stanco".