Carta - 12 novembre 2004
di Daniele Barbieri

"Nigeria, ti supplico una piccola domanda / È veramente questa la tua condizione? Sei forse troppo estesa per avere un po’ di saggezza?". Sono alcuni versi del lungo poema Anche questa Nigeria di Ken Saro-Wiwa. Era un grande scrittore, drammaturgo e inventore di programmi tv ma anche un innamorato della giustizia: "L’anima del popolo Ogoni sta morendo e io sono il suo testimone" scrisse per spiegare il suo impegno. Il generale Naemeka Achaba invece era solo uno dei tanti tiranni al soldo dei petrolieri: il 10 novembre 1995, dopo un processo-farsa, fece impiccare Saro Owiwa e altri 8 ecologisti che si erano battuti contro le devastazioni nel territorio degli Ogoni. Ben pochi (in testa Nelson Mandela e Amnesty) urlarono che il mandante si chiamava Shell. Come ricorda Eduardo Galeano, "il presidente Usa dichiarò che avrebbe sospeso il rifornimento di armi alla Nigeria… una confessione involontaria". Ma le armi arrivarono comunque e molti dimenticarono.
Nove anni dopo finalmente esce in Italia la prima traduzione di Ken Saro Wiwa: Foresta di fiori edito dalla piccola Socrates (06 5895895) ci propone 8 racconti ambientati nel villaggio Dukana e altri 11 che scorrono fra città, pozzi e guerre. "Maledisse la terra che faceva sgorgare il petrolio" è il pensiero del personaggio senza nome protagonista del racconto Viaggio notturno, forse il più sconvolgente di questa antologia: un uomo accusato di essere "troppo idealista in una nazione in cui non c’era alcuno spazio per l’idealismo (...)". Come Ken Saro-Wiwa che, nei versi finali del poema citato, spiega quest’amore-odio per il suo Paese… che come un gambero ora cammina all’indietro, verso il colonialismo: "Così vi prego di perdonarmi / Perché io sono veramente confuso / A causa di ciò io-amo-io-non-amo la Nigeria / io sono stanco".