Vespertilla - marzo/aprile 2009

IL COLORE DEL POTERE

Quale peso può avere il potere nella vita di un uomo? Fino a che punto possono giungere le prevaricazioni, la nega zione dei diritti, le umiliazioni che ne derivano, tali da annullare il senso stesso dell'ingiustizia e, in certo modo, il sentimento di sé? Il potere degli altri e il proprio? È que sto l'interrogativo di fondo del romanzo d'esordio di Renesh Laknan. Ambientato nel Sudafrica tra gli anni Trenta e l'ultimo decennio del secolo scorso, 1 burattinai ripercorre a ritroso la storia personale e la "carriera" di Sunny, un mulatto, figlio di un falegname boero e di una donna zulù: dalla vigilia della sua definitiva affermazione politica e sociale agli anni della sua infanzia, dell'adole scenza e della giovinezza in cui pone le basi del suo potere personale. E il Sudafrica è, con la sua natura, la forza della sua terra vivente e spietata, i cieli assoluti e crudeli, con i suoi paesaggi umani disseminati di tenute agricole, villaggi e baracche nelle zone rurali, la variegata urbaniz zazione delle sue città, lo sfondo imprescindibile di que sto romanzo. Il Sudafrica con le sue vicende storiche e sociali fatte di brama di conquista e volontà di predominio da parte dei gruppi che si succedono al potere, in un clima di scontro e odio reciproco tanto duri quanto adamantina è la convinzione della propria superiorità sugli altri da parte di ogni etnia: popolazioni indigene, presto schiacciate; afrikaner della prima colonizzazione e sopravvenuti inglesi. È questo il mondo con cui si confronta Sunny, in bilico tra le sue diverse anime profonde, quella degli ante nati africani, guerrieri e veggenti prostrati dai civilizzato ri, e quella dei boeri, mossi da spirito cristiano e orgoglio pionieristico, in pari misura votati al fanatismo nella rivendicazione della terra promessa, e tuttavia umiliati dalla supremazia inglese. Nella contrapposizione tra le due identità Sunny, per intima volontà di riscatto, per carattere e per istinto, per circostanze fortuite e per destino forse, sceglie il potere. Il potere che, ai suoi occhi, è e non può essere che il potere dei bianchi: la loro ricchezza, il loro stile di vita, la loro cultura. Il prezzo da pagare per accedere ai loro privilegi è l'abbandono traumatico delle proprie origini, il totale annegamento di sé. Solo così è possibile diventare da vittime carnefici, da burattini burat tinai. E l'unica strada per un mulatto, in una situazione di sostanziale apartheid , divenuto legge nel '48, è quella di indossare la maschera dei vincitori. È così che, ad un punto di non ritorno per la sua sopravvivenza, comincia la carriera criminale del protagonista, destinato a creare un impero nel racket della prostituzione d'alto bordo, insinuandosi con assoluta spregiudicatezza come bianco tra i bianchi, come mistificatore nel regno dell'ipocrisia, come sfruttatore tra rapaci e parassiti dalle buone maniere. La parte più affascinante del racconto rimane però quella iniziale, il romanzo di formazione, gli anni divisi tra la casa paterna, il lavoro e l'educazione scolastica in un istituto per europei dove, con un permesso speciale, unico non-bianco, viene ammesso a studiare. Le stagioni trascorse tra nobili aspi razioni e ambizioni proibite, a contatto con tutta una fauna umana di varia tipologia e spessore morale, ugualmente concorde sulla sua emarginazione. Spiccano tra gli altri un'insegnante, la signorina Lindsay e una compagna di classe, l'enigmatica, sensuale Jennie: ambedue, a diverso titolo, ispiratrici e complici della sua futura vita di crimine e di inganni. La seconda vita di Sunny, narrativamente, vira quasi all'improvviso in una sorta di gangster story gelida e incalzante, carica di tensione e colpi di scena, ma tutto sommato non pienamente collegata alla sezione iniziale. In un testo che non si fa problemi di sintesi, si sareb be voluta qualche pagina in più dedicata al momento di passaggio, all'analisi o all'osservazione del conflitto interiore del protagonista. Anche e soprattutto nel rapporto con Jennie, sua compagna d'azzardo e di sventura. Singolare la descrizione dell'organizzazione manageriale del malaffare, con tanto di formazione continua, analisi dei bisogni, incentivi e fidelizzazioni di clienti e "dipendenti". Specchio della completa reificazione delle persone, della mercificazione del loro essere, ma anche frutto di un'insistenza esplicativa che supera talora i limiti dell'opportunità, rivelando le competenze dell'autore, professionista nella vita delle risorse umane. Nonostante questi limiti, nonostante la sovrabbondanza di taluni nuclei tematici e argomentativi, un testo come I burattinai esercita un'innegabile attrazione sul lettore. Il libro ha dalla sua il pregio di una solida vocazione nar rativa, nella creazione di situazioni, ambienti e personaggi, e acquisisce valore in virtù della complessa ma riuscita gestione delle differenti strategie di racconto: la forza evocativa del ricordo, il sogno/visione, retaggio di poteri ancestrali, il dialogo tera peutico con uno psichiatra danno voce alle anime discordi del protagonista, inducendolo infine a scoprire, davanti a noi e a sé stesso, il proprio volto.

Michela Barbieri