Nigrizia – maggio 2009

Non grideremo al capolavoro, ma questo primo romanzo di un sudafricano di origine indiana che mette in scena un protagonista coloured, mentre cresce a ritmo della rapida affermazione dell'apartheid, impone a chi ne abbia sfogliato le prime pagine di andare fino in fondo. La prima parte ci è sembrata più avvincente, con la descrizione del Transvaal rurale negli anni della Grande Depressione e la scomoda posizione di Sunny, figlio di madre shangaan e padre boero, che aveva così violato l'Immorality Act del 1927. Al povero falegname la trasgressione, inizialente tollerata, sarà poi fatta pagare. Sunny manifesta un insolito amore per la lettura e l'istruzione. Ma quando raggiunge un discreto livello scolastico, viene ricacciato indietro. Non rinuncerà però a tentare la scalata sociale, costi quel che costi. Abituati a pensare all'apartheid in termini di bianco/nero, rappresenterà per diversi lettori una novità vedere invece maggiormente sottolineati nella vicenda del libro, altri crinali: tra africaner e inglesi, tra bianchi e mulatti... La seconda parte è più urbana ambientata nella Johannesburg del dopoguerra con il nostro eroe che si ritrova pericolosamente a gestire un giro di prostituzione di alto bordo costringendosi a "recitare" in continuazione e a gustare infine il "potere" di essere bianco. Nella prima pagina lo abbiamo conosciuto ormai ultrasessantenne, nel 1996, alla vigilia della sua elezione a sindaco. Ma il romanzo (in parte ispirato a una storia vera) non finisce qui e non mancheranno ancora colpi di scena. La lezione che il protagonista impara è che, nella vita, sei burattinaio oppure burattino. Una morale cruda e non solo "sudafricana", forse.

Pier Maria Mazzola