PULP - novembre/dicembre 2009

Ci risiamo. Ancora. Ancora e ancora. Perché niente è cambiato. E tutto sfacciatamente peggiorato.
Benvenuti ne L'inverno del nostro scontento, cinquant'anni dopo suppergiù.
Non più Ethan Allen Hawley smanioso, droghiere di provincia, ma lain Levison giovane precario con laurea in lettere e buone speranze. Destinate presto ad una morte orribile. L'obiettivo non è più la mitologica rincorsa del Sogno Americano ma la fuga a grandi falcate dalla soglia di povertà, che sia tagliando salmone in camicia oxford e pantaloni cachi, che sia cercando ventura in Alaska pescando granchi e sezionando granchi e impacchettando granchi e spalando granchi e sorpresa - mangiando granchi, che sia sgomberando camion senza fine o tinteggiando un garage.
E piuttosto facile. Anche troppo facile, a dir la verità, tanto che la linea tra lavorare e accettare la carità si fa sempre più sottile. Ebbene.
Una laurea in lettere.
Leggo un annuncio che dice RICHIESTA LAUREA IN LETTERE. Queste tre parole non stanno mai insieme. Dieci anni dalla laurea in lettere. Quarantadue lavori in dieci anni. Sei stati attraversati per quarantadue lavori. Questa autobiografia è il diario mingherlino e irresistibile della catastrofe economica del nostro tempo, il Grande Romanzo Americano su quanto l'America e il mondo tutto non siano allo stato attuale il posto migliore dove pretendere di essere un lavoratore. E più si partecipa alla proliferazione gloriosa dell'accetterò questo posto temporaneo di barista/parcheggiatore/fattorino delle pizze finché non salta fuori qualcosa di buono, più si finisce per trovarsi compostamente seduti a seminari di vendita di filtri per l'acqua o a lottare affinchè la tv via cavo sia un sacrosanto diritto universale, tutto rigorosamente senza una moglie né un'utilitaria né un giardino ma almeno con nove apriscatole rubati dispettosamente dall'ultimo posto di lavoro. Ben nove.
E allora che dire.
Prendo gli annunci della domenica, una tazza di caffè e mi siedo accanto al telefono.
La cattiva notizia è che Levison ancora si ammazza per sopravvivere, lui e un altro milione di persone.
Quella buona è che ci ha detto come fare.

Marina Calvaresi