ROLLING STONE - n. 100, febbraio 2012

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È felice il ritorno della tedesca Hermann dopo i bei Casa estiva, più tardi e Nient'altro che fantasmi. A stupire è ancora l'abilità nel maneggiare grandi temi della vita con naturalezza e stile minimale. È suo tratto topico questo osservare, sezionare, riportare su carta le dinamiche umane privandole dei moti di pancia, E non ci dispiace. Forse solo così si può dire la morte, constatandola. Non c'è differenza tra quella annunciata e quella improvvisa. Funziona bene e da un senso di rassicurante continuità narrare la fine (o un nuovo inizio) in cinque partiture accomunate da una sola voce, quella di Alice, che ha amato, è stata ricambiata e subisce perdite definitive. La sua presenza è come quella di un angelo che dagli echi del passato irrompe nell'oggi su richiesta/richiamo, quando gli ultimi respiri stanno per essere esalati. Non c'è disperazione, piuttosto muta accettazione, impotenza serena anche se non si è mai salvi dal dolore. Capita a tutti, prima o poi, e non si è mai pronti. Nell'attesa si tenta di vivere al meglio, vicino a chi conta davvero, esorcizzando il vuoto inconcepibile del "mai più".

Carlotta Vissani