Il manifesto - 23 gennaio 2012

Impianti narrativi in via di evoluzione

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Iniziazione alla morte

Opposta è l'intenzione che deve aver animato la berlinese Judith Hermann nel suo terzo lavoro in prosa, Alice (tra duzione di Gian Marco Angelucci, Socrates, pp. 112, euro 9,50), uscito a po chi anni di distanza dai racconti di Nìent'altro che fantasmi , pubblicati in Italia dallo stesso editore. Anche in questo caso la pretesa di quest'ultimo è falsante, poiché non è vero quel che si legge nel comunicato stampa, e cioè che il libro «si inserisce con legge rezza nel topos letterario di eros e tha natos». Di topico, in realtà, nelle cinque variazioni sulla perdita che sono i racconti di questo libro, c'è ben poco: la morte non nasce qui da nessuna pulsione, ma dalla sommessa inelutta bilità di una sorte naturale, mentre l'amore ne esce come un'ancella de bole, subordinata giocoforza, priva di velleità ultrabiologiche. A dominare è invece una sobria tristezza, un pathos sommesso che la scrittura si sforza di oggettivare, anche a dispetto dei pro babili spunti autobiografici, in un rea lismo malinconico e partecipe, che pa re rispondere essenzialmente alla ne cessità di far fronte alla sottrazione di senso provocata dall'altrui scompar sa: «Fare ordine, aveva qualcosa a che fare col sistemare, il riordinare, con il desiderio di sapere quali ipotesi si sa rebbero potute accantonare per il fu turo e quali ancora no».
I racconti sono intitolati con i nomi dei personaggi maschili di cui narra no la fine, e qui di concessioni al piace re della story se ne constatano ben po che: la narrazione in terza persona è condotta piuttosto, entro la cornice breve di una fase terminale o già di lut to, tra descrizioni vivificate da un uso abile del dettaglio, rammemorazioni riflessive e dialoghi sul limitare, a intessere, più che una storia, una rete di relazioni affettive tra chi muore e chi resta, certo, ma anche tra le stesse so pravvissute, tutte donne o quasi.
A prendere corpo, dunque, più che una trama, è una struttura e con essa un orizzonte esistenziale, il cui compi mento si delinea progressivamente in torno alla vera, seppur indiretta prota gonista del libro: quell'Alice che da il ti tolo al volume e la cui molteplice ini ziazione alla morte, dopotutto, non è che l'itinerario doloroso verso una maturità che, di fronte alla tentazione del la reliquia, è anche consapevolezza della propria appartenenza a un destino comune: «Leggerle adesso le lette re o dopo, o non leggerle affatto. Qualunque cosa ci fosse stato dentro, nul la sarebbe cambiato. Ma avrebbe ag giunto qualcosa, un anello in più intorno ad un centro costante e inconoscibi le. Alice strinse le lettere con più for za.. «Sono solo una persona tra le tan te» pensò, e si perse negli atri inverna li freddi, magnifici della stazione, tra tutti gli altri e tutte le diverse, possibili de stinazioni».

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Stefano Zangrando