ARENAS TORNA CON OTTO NUOVE STORIE
Racconta Vargas Llosa, nella prefazione, di un autore costretto a “nascondere i manoscritti sotto i tetti, sotterrarli nelle campagne e, a volte, quando la paranoia – arma suprema di dissuasione per qualunque ribellione in una società totalitaria – giunge al colmo, portarli con sé”, perché nessun luogo era sicuro.
Reinaldo Arenas, nato a Cuba, era omosessuale e di mestiere faceva il poeta. Il regime di Castro lo costrinse all’esodo e nell’80 sbarcò a New York, dove non smise di scrivere fino al giorno del suicidio. Questa sua incantevole raccolta di racconti appare in Italia a sei anni dall’uscita dell’autobiografia (Prima che sia notte, Guanda) e in contemporanea all’uscita del film che ne ha tratto Julian Schnabel. In parte autobiografiche sono anche le otto storie di Adi?s a Mamá (all’Avana a New York), che in poco più di cento pagine raccontano il dolore del distacco. Dalla madre, o da un amore che non ce la fa a sopravvivere. O da Cuba, per una New York di cui stenta a innamorarsi ma nonostante tutto amorevolmente narra nel racconto più bello del libro: La fine di una storia, su un uomo che pur non sapendo più cosa desiderare, ci prova comunque.
Tiziana Lo Porto. D la repubblica delle donne, 02/09/2006.