La consapevolezza della libertà
Né con lei, né senza di lei. Cuba. L'isola de!¬l'odio, della
sottomissione e della vergogna per un uomo come Reinaldo Arenas, genio omosessuale
e vizioso. Rivoluzionario nell'anima, non accetta di vivere braccato all'interno
di un mondo “castrista" che non gli appartiene e che lo condanna
per la sua condotta dissoluta. Pubblicati postumi, questi brevi racconti narrano
del tradimento ver¬so se stessi nell'accettare dogmi che contrastano la
propria natura; conten¬gono un'apologia al sesso ed al pro¬rompere dei
sensi e dell'amore come scambio di umori e di intima conoscen¬za carnale
di sé, della propria anima
Uno stile tagliente, crudo e mai vol¬gare, diretto e chiaro, ma non scevro
di metafore a ricondurre all'inelutta¬bilità della sua natura di
uomo libero da pregiudizi che pretende di essere se stesso. D'altra parte non
può fame a meno. Nessuno di noi dovrebbe: le sorelle che si impongono
una vita di continenza, infine si sciolgono nel voluttuoso abbraccio dei sensi
e scoprono la felicità ed una nuova giovinezza. Non c'è traccia
di autocommi¬serazione, ma un autentico odio verso il regime di polizia
che, tradotto in favola di fantascienza, si tra¬sforma nel mostro che tutto
fagocita; un mostro che visto dallo spazio è la Terra: non solo la sua
patria lo respinge, ma il mondo tutto con la sua ipocrisia e la sua finta ricchezza.
Disgusto per l'umanità sanguinaria ed una personale interpretazione della
c.scesa d: Gesù Cristo, figlio della Gran Forza, per salvare invano,
la Terra.
()gni racconto segue logiche di stesura molto diver¬se fra loro, dall'incalzante
monologo di una vecchia, alla fiaba, al dialogo immaginario, ad un'iro¬nica
invettiva contro il razzismo: in principio i neri erano bianchi ed in quanto
bianchi considerati neri e perseguitati. Arenas gioca con il linguaggio ad un
ritmo sempre incalzante, che quasi rimanda allo stream of consciousness di Joyce,
ma ricco di una punteggiatura sapiente che rende la let¬tura piacevole,
emozionante, e che toc¬ca le corde più profonde della gioia e, al
tempo stesso, del muto dolore. Il rac¬conto che dà il titolo al libro,
Adi6s a mamà, è apologia alla morte in un ritua¬le grottesco
che, al culmine del paros¬sismo, diventa esaltazione della vita, della libertà:
che i morti vadano all'in¬ferno con i loro fluidi putrescenti, ma chi è
vivo ha il dovere di respirare il profu¬mo della felicità. Infine,
l'estremo saluto per il caro amico suicida, quasi a stigmatizzare la sua dipar¬tita
che avverrà di lì a pochi anni: un susseguirsi di immagini e luoghi
che spaziano da Cuba a New York all'estremo avamposto verso l'ignoto, l'isola
di Key West. Le ceneri sparse nel Mar dei Sargas¬si ricondurranno l'amato
verso «quel luogo che ha tanto odiato e lontano dal quale non ha potuto
continuare a vivere». AP
Reinaldo Arenas, Adi6s a mamà, Edizioni Socrates,
pp.119, 10 euro