Il Mucchio Selvaggio - gennaio 2007

“Barocco affabulatore, giovane contadino derelitto che né la città né i supplizi ideologici né la cittadella del capitalismo riuscirono ad addomesticare”. Lo fu Reinaldo Arenas, nelle parolle di Maio Vargas Llosa, in prefazione. Lo scrittore morto suicida 47enne, esule a New York, malato di AIDS, ebbe vita maledetta quante poche altre. Eppure all’inseguimento caparbio e diremmo politico di un piacere e di un diritto ad esso. Gli otto racconti di Arenas sono necessità del tradimento, vendetta del sopravvivere. Sono stati scritti da un poeta omosessuale e perseguitato, che gridò “il mio odio è più grande della mia nostalgia”. Dall’autobiografia dell’artista, Prima che sia notte, uscita postuma (da Guanda), è tratto un film di Julian Schnabel. Arenas, semi-analfabeta, scrisse per tutta la vita e quasi per tutta la vita fu ignorato. Adesso i suoi scritti sono come “un mucchietto di cenere scura” che si schiude verso il mondo.

Gianluca Veltri