Liberazione, Sabato 5 maggio 2007

(...) Liberazione ha già parlato di Reinaldo Arenas trascurando però la pubblicazione di Adiós a mamá: dall’Avana a New York, uscito alla fine dell’anno scorso nelle Edizioni Socrates. Poeta, commediografo e romanziere Arenas venne perseguitato a Cuba perché omosessuale; un destino non troppo diverso lo aspettava dall’altra parte del mare dove fu strumentalizzato, dimenticato, spinto al suicidio. Persona geniale quanto scomoda, con tratti di Pier Paolo Pasolini, di Cyril Collard e di altri artisti maledetti che nell’Occidente presunto libero comunque andarono incontro a una tragica fine. Arenas è un ribelle, un perdente, “sempre fottuto” che tradisce tutti finché perfino i suoi personaggi gli si ribellano (nello splendido La torre di cristallo), che odia Castro quasi come odia il mondo e se stesso. L’orrore esistenziale passa dal «meraviglioso amore dei corpi imputriditi» a un Cristo mai visto prima, dalla vera-falsa storia della Cometa di Halley alle terribili verità «sull’ultimo balcone». Magari saltando la brutta prefazione di quella star dell’anti-comunismo a gettone che è Mario Vargas Llosa, i racconti di Adiós a mamá vanno letti perché ci troviamo di fronte a un grande scrittore che non va dimenticato. (...)