(...) Liberazione ha già parlato di Reinaldo Arenas trascurando però
la pubblicazione di Adiós a mamá: dall’Avana a New York,
uscito alla fine dell’anno scorso nelle Edizioni Socrates. Poeta, commediografo
e romanziere Arenas venne perseguitato a Cuba perché omosessuale; un
destino non troppo diverso lo aspettava dall’altra parte del mare dove
fu strumentalizzato, dimenticato, spinto al suicidio. Persona geniale quanto
scomoda, con tratti di Pier Paolo Pasolini, di Cyril Collard e di altri artisti
maledetti che nell’Occidente presunto libero comunque andarono incontro
a una tragica fine. Arenas è un ribelle, un perdente, “sempre fottuto”
che tradisce tutti finché perfino i suoi personaggi gli si ribellano
(nello splendido La torre di cristallo), che odia Castro quasi come odia il
mondo e se stesso. L’orrore esistenziale passa dal «meraviglioso
amore dei corpi imputriditi» a un Cristo mai visto prima, dalla vera-falsa
storia della Cometa di Halley alle terribili verità «sull’ultimo
balcone». Magari saltando la brutta prefazione di quella star dell’anti-comunismo
a gettone che è Mario Vargas Llosa, i racconti di Adiós a mamá
vanno letti perché ci troviamo di fronte a un grande scrittore che non
va dimenticato. (...)