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"Adios a mamà - Dall'Havana a New York" di Reinaldo Arenas
Mercoledí 10.01.2007

Pochi mesi fa mi ritrovai seduta in un van a fianco di un musicista argentino. Eravamo intenti a parlare dei prossimi progetti dopo l'estate, e non ha esitato un attimo a confidarmi la sua passione per Cuba e Fidel Castro. Ne parlava esaltando lo stile di vita portato dal regime e la libertà di cui da anni godevano i suoi abitanti. Gli dissi che avrebbe dovuto comprare la biografia di Reinaldo Arenas. Ero reduce dalla lettura di "Prima che sia notte" (Guanda), la sua straordinaria testimonianza di scrittore omosessuale e dissidente, interpretata sul grande schermo da Javier Bardem.
Il sesso per Arenas è realtà e metafora di una libertà che desidera uscire allo scoperto e manifestarsi nel suo eccesso per abbattere la costrizione del divieto. Una scrittura caricaturale, a volte eccessiva, che mischia la narrazione dell'ostracismo del regime al voyeurismo di rapporti omosessuali con "interi plotoni militari". La casa editrice Socrates ha di recente pubblicato una sua raccolta di racconti dal titolo "Adiòs a mamà - dall'Havana a New York" (120 pagg., 10 euro), specchio della lotta per la vita e la libertà dell'individuo.
Arenas lascia la sua Cuba per il viaggio della salvezza alla volta della Florida e poi di New York, dove morirà suicida e malato di Aids nel 1990. Sfugge alla sua isola per riassaporare il gusto antico della libertà, ma gli Stati Uniti non riescono a restituirgli il brivido, la trasgressione dei suoi amori controcorrente. Un diritto al primitivo piacere come espressione di vitalità e diritto umano che mai più avrebbe ritrovato. In "Adiòs a mamà" è illuminante la prefazione di Mario Vargas Llosa, icona del realismo magico sudamericano: "Arenas - afferma - si oppone al socialismo in nome della ragione di pensare di dire e fare quello che gli va, in nome dei propri desideri sovrani". E ne paga il prezzo con le persecuzioni, il carcere, il sequestro delle sue opere letterarie, nascoste e incenerite dal regime.
Clemente o meno che sia il giudizio della storia, Arenas lascia con i suoi scritti una testimonianza tagliente, schegge di desiderio bramato e passioni consumate con entusiasmo e generosità, all'ombra della censura di stato. Racconti e capitoli che gli permisero di vivere e morire come "uccello tropicale, fuori dallo stormo e dalla confusione, selvaggio e innocente in mezzo all'inferno che lo circondava e a quello che si portava dentro, libero fino all'incandescenza".

Eleonora Bianchini