Liberazione - 25 ottobre 2002

Autobiografia scanzonata di uno spacciatore anomalo
La vita di Howard Marks, condannato per traffico di hashish, poi graziato
di Alessio Schreiner

Lo stesso giorno in cui viene rilasciato Mike Tyson, il venticinque marzo del 1995, anche Howard Marks esce di prigione dopo aver scontato oltre sei anni, gran parte dei quali in regime di massima sicurezza. La differenza, come fa notare lo stesso Marks, è che il pugile era stato condannato a tre anni per stupro mentre lui, nato nel Galles, figlio di un ufficiale di marina e di una maestra elementare, si era limitato solamente a trasportare "erbe benefiche" da un capo all'altro del globo per oltre trent'anni. Fino al giorno in cui la Dea lo aveva arrestato e presentato al mondo come uno dei più pericolosi narcotrafficanti in circolazione, un uomo in contatto con le più note organizzazioni criminali e terroristiche internazionali: finalmente avevano fregato il Marco Polo della droga.
Parte dalla fine l'autobiografia di Howard Marks (Mr Nice, Edizioni Socrates, Roma, pp. 537, euro 19), dal momento in cui, dopo estenuanti battaglie legali e pressioni da parte di media e semplici cittadini, gli Stati Uniti gli concedono l'estradizione. Passata un'infanzia comune a quella di molti altri ragazzini del Galles (compresa, probabilmente, la capacità di far alzare la temperatura del termometro per prendersi qualche giorno di vacanza), il giovane Howard, brillante e dotato di un'intelligenza non comune, grazie ai suoi professori viene ammesso a Oxford. Ed è proprio qui, dove frequenta il prestigioso Balliol per prendere la laurea in fisica, che fa il suo incontro con l'erba. Partecipa al vortice culturale degli anni Sessanta inglesi, frequentando i giovani, destinati in seguito a entrare nell'intellighenzia politica e culturale britannica, che lo iniziano al consumo di marijuana e altre sostanze psicotrope.
È una sorta di illuminazione per Howard, profonda e squassante. La vita gli appare improvvisamente sconfinata. E divertente. Sì, perché leggendo tutta la storia dei traffici di Mr Nice (uno dei quarantatre nomi fasulli usati per eludere i controlli della polizia e delle dogane internazionali), si ha l'impressione che davvero se la sia spassata un mondo. All'inizio è un beatnik, come se ne potevano incontrare tanti, che spaccia hashish ed erba per arrotondare e fumare gratis. Ma piano piano Marks ci prende davvero gusto. Dopo aver abbandonato l'idea di una «carriera accademica meravigliosamente fumata», organizza traffici sempre più ampi e ingegnosi. Traffici che lo porteranno a prendere contatti con i terroristi dell'Ira (e per questo ad essere arruolato per un certo periodo dai servizi segreti inglesi); a formare un complesso musicale di quattro musicisti inglesi disoccupati e fargli fare una lunga tournée negli Stati Uniti (dopo avergli imbottito gli altoparlanti di hashish); a mettere su famiglia e a far entrare negli Usa, tra il 1975 e il 1978, quasi trentamila chili tra marijuana e fumo; a essere beccato, accusato di essere coinvolto in un giro di droga da 20 milioni di sterline dell'epoca ed essere poi rilasciato. Sembra che a Marks tutto vada per il verso giusto: maneggia una quantità di denaro impressionante, depositato in una moltitudine di banche che lui stesso stenta a ricordare tutte, viaggia con la sua famiglia per mezzo mondo (e durante un viaggio a Palermo osserva i bambini che giocano al gioco della campana, utilizzando le sagome dei morti ammazzati tracciate per terra con il gesso), compra un albergo a Hong Kong, con annessi locali di massaggiatrici, per riciclare il denaro sporco e fa la bella vita a Palma de Maiorca.
Ma in lontananza, la Dea, che gliel'ha giurata dal tempo della finta tournée musicale negli Usa, lo sta aspettando al varco. Il racconto di Marks si fa più sincopato, i traffici che vanno storti gli appaiono come cattivi presagi, alle dogane cominciano a fermarlo sempre più spesso. A «scorticarlo». E nel 1988, abituato ad aprire il cancello della sua villa senza chiedere chi è al citofono, Howard "Narco Polo" Marks viene arrestato dagli uomini della Dea nella sua villa spagnola. Condannato a venticinque anni, e nonostante il continuo ostruzionismo e gli abusi legali messi in atto dal dipartimento di giustizia americano, quando tutto sembra scritto in modo indelebile, un giudice illuminato e scrupoloso gli consentirà, dopo aver scontato meno di un quarto della pena, di evitare di invecchiare in galera e di ricongiungersi con sua moglie Judy e i suoi figli.
Davvero non male per uno del Galles.