tuttoLibritempoLibero de LA STAMPA - 19 gennaio 2002

Il prof di Oxford trafficante di droga
di Giuseppe Culicchia

"Decisi di diventare un beatnik a tutti gli effetti (la parola hippy non era ancora stata inventata). Abbandonai la brillantina e lasciai i capelli sciolti sulle spalle. I pantaloni a sigaretta furono sostituiti dai jeans scoloriti e sfrangiati, le scarpe a punta dagli stivaletti di pelle, le giacche dai colletti foderati di velluto con i corti giubbotti di jeans, e l'impermeabile bianco con cappotti di montone rovesciato". E poi: "Fumai quanta marijuana mi passasse tra le mani, lessi Kerouak, ascoltai Bob Dylan e Roland Kirk e andai a vedere film francesi che non capivo. Sembrava che la mia vita fosse radicalmente cambiata, a eccezione dell'andare a donne ed evitare lo studio".
Così Howard Marks in Mr Nice, autobiografia del professore di Oxford destinato a diventare nel giro di pochi anni l'uomo più ricercato d'Inghilterra, visti i suoi brillanti successi nel traffico di hashish. Marks nasce nel '45 a Kenfig Hill, piccola località gallese, nella classica famiglia di minatori. Ma a scuola, quando ha voglia di impegnarsi, ottiene ottimi risultati. Adolescente un po' ribelle, si guadagna la stima degli insegnanti malgrado l'aspetto da teddy boy, la fissazione per Elvis Presley e la precoce propensione per i rapporti con l'altro sesso e gli alcolici: tanto da vedersi assegnare la possibilità di sostenere il test di ammissione all'università di Oxford (cosa decisamente insolita per un ragazzo della sua estrazione sociale).
Il giovane Howard, obbligato dal padre a tagliarsi i capelli alla Presley, riesce a superare la prova, e improvvisamente si ritrova catapultato in un mondo assai diverso dal suo. A Oxford si iscrive all'associazione degli studenti conservatori giusto perché a proporglielo sono due ragazze niente male. Ma anziché partecipare alle riunioni dei giovani tories (in realtà non le frequenterà mai) comincia a ricevere i compagni di corso nella sua stanza, che presto diventa l'epicentro di un unico, lunghissimo party.
È il 1965: l'America si infogna nella guerra del Vietnam mentre in Inghilterra i Beatles vanno in testa alle classifiche. Tra i ragazzi togati del prestigioso ateneo britannico si diffondono le prime droghe leggere. Ma nonostante il viavai di fanciulle, gli alcolici e la marijuana, anche all'università (quando si impegna) Howard continua a ottenere buoni risultati, al punto di poter pensare di intraprendere, dopo la laurea, la carriera accademica.
Nella testa di Marks tuttavia è scattata una molla: perché dedicarsi all'insegnamento universitario in cambio di uno stipendio senz'altro buono per il figlio di un minatore ma tutto sommato modesto, quando entro i trent'anni ci si può letteralmente arricchire con l'import-export di stupefacenti?
Così con una minuscola partita di droga, Mr Nice (uno dei numerosi nomi falsi dietro cui presto si nasconderà l'autore) dà il via alla sua carriera di narcotrafficante tra Brighton, Londra, Amburgo, Amsterdam, Kabul, Miami, Los Angeles, e a tutto quel che ne consegue. Incredibili vette di ricchezza fatte di case arredate all'ultima moda e alberghi a cinque stelle e frequentazioni di rockstar e belle ragazze, geniali escamotage per far passare quantitativi sempre più sbalorditivi di stupefacenti attraverso i controlli doganali di aeroporti e frontiere, contatti non solo con la mafia americana o asiatica ma anche con l'Ira, l'M16 e i servizi segreti statunitensi. E anche, naturalmente, qualche piccolo problema con la legge.
Le vette si trasformano con una certa facilità in abissi; Marks (che non ha dimenticato l'utopia "peace & love" degli anni Sessanta e a dispetto della sua attività e delle sue frequentazioni non ha mai fatto ricorso alla violenza) si ritrova braccato a livello planetario, e anche i figli che ha avuto nel frattempo iniziano a condurre una vita parecchio diversa da quella che lui aveva immaginato per loro.
Scoraggiarsi però non è nel suo Dna, e nel penitenziario di massima sicurezza di Terre Haute, nell'Indiana, finisce (passando per lo stesso carcere madrileno dov'era stato ospitato il boss Badalamenti, e dopo essere diventato più che una celebrità quasi una leggenda vivente) solo al termine di una caccia condotta in mezzo mondo dal suo nemico Lovato dell'antidroga Usa. Marks, "il Marco Polo" degli stupefacenti, ha di sé un'idea romantica da fuorilegge d'altri tempi, e anche in carcere si comporta come tale. Cosa che tra l'altro gli permetterà di uscire di prigione in anticipo per buona condotta, e di scoprirsi autore di un libro assai vitale: che si legge davvero come un romanzo e che suona (bizzarramente, stando alla fedina penale dell'autore) molto onesto.