Mettete dell'erba nei vostri cannoni
L'AVVENTUROSA STORIA DI MR NICE. Una vita per l'hashish,
da Oxford a Kabul. E ora in libreria
di Alberto Dentice
Mr Nice è uno dei tanti pseudonimi utilizzati
da Howard Marks, nei suoi trent'anni di sfolgorante
carriera come trafficante di hashish e marijuana.
Per la Dea (Drug Enforcement Agency), il dipartimento
di droga degli Stati Uniti, Marks resta un pericoloso
criminale. Ma per oltre 500 milioni di consumatori
abituali di cannabis in tutto il mondo, è una
specie di guru che ha fatto dello spinello un'arte,
un combattente impegnato in prima linea sul fronte
della battaglia per la legalizzazione delle droghe
leggere.
Lo dimostra il successo internazionale riscosso dalla
sua autobiografia, Mr Nice, uscita in Inghilterra
nel 1997 e pubblicata adesso in Italia dalle Edizioni
Socrates. E centinaia di conferenze spettacolo, affollate
come un concerto rock, che il nostro tiene da anni
in giro per il mondo. Mr Nice racconta le rocambolesche
avventure di questo ex professore di fisica a Oxford,
la sua iniziazione al fumo nella Swinging London degli
anni Sessanta, la sua brillante carriera di trafficante
di hashish per conto del M16, il servizio segreto
di Sua Maestà britannica, e della Cia, fino
all'arresto da parte della Dea e alla detenzione,
per sette anni, in uno dei più duri penitenziari
degli Usa.
Una carriera meravigliosamente fumata, quella di Marks,
oggi un simpatico, affascinante 56enne con una faccia
da rockstar di successo (è nato a Kenfing Hill,
nel Galles). Era avviato a un brillante futuro accademico,
proprio mentre in Inghilterra, tra il 1967 e il '68,
i Beatles e i Rolling Stones sfornavano l'adeguata
atmosfera psichedelica alla contestazione studentesca.
«Mi resi conto che quando ero sotto l'influenza
della marijuana, le mie lezioni su Leibniz e Spinosa
riuscivano meglio», scrive Marks, ricordando
con ineffabile sense of humor la scoperta che in un
certo qual modo gli fu fatale. Di lì a qualche
anno, Marks divenne infatti non solo un indefesso
fumatore di cannabis («L'unico deterrente al
dilagare dell'eroina»), ma anche un esperto
nei mille modi di trafficare hashish. Nascondendolo
dentro gli speaker degli amplificatori di gruppi rock
inglesi in tour negli Stati Uniti, stivato nei cargo
provenienti dal Libano e dal Marocco, portato in aereo
in valigia da funzionari diplomatici afghani, pakistani,
nepalesi.
Non parliamo di chili, ma di quintali. Il colpo più
grosso: un carico di 15 tonnellate di erba colombiana
fatto arrivare a N.Y. Accumulando nel frattempo una
fortuna valutata milioni di sterline e un numero impressionante
di false identità: Mr Hugues, Albi, perfino
Marco Polo. È sotto questo nome, come ricorda
la biografia, che il Nostro operò a lungo,
tra Pakistan e Afghanistan, con la copertura della
Cia e dell'M16, per finanziare gli afghani contro
l'invasore sovietico.
«Era chiaro che, a partire dall'84, l'hashish
afghano rivenduto in Europa e Stati Uniti proveniva
dai mujaheddin», rivela il libro. Seguendo le
avventure di Mr Nice viene alla luce il diabolico
intreccio tra il commercio clandestino dell'hashish,
i servizi segreti, il traffico d'armi e perfino la
mafia. Resta da chiedersi, dopo aver letto questa
biografia, che fine hanno fatto i miliardi andati
letteralmente "in fumo" in tutti questi
anni.