Il tempo - 4 maggio 2001

I DANZATORI DELLA PIOGGIA
di Marino Collacciani

Il testo, un piccolo capolavoro, sarà rappresentato in marzo, a Parigi, dalla Comédie Française

Un incontro particolare con una cultura lontana e pure così vicina nella sua attualità al Vecchio Continente. A proporla, all'interno di un dramma, una sensibile scrittrice australiana, Karin Mainwaring. Ieri era a Roma, all'antica libreria Croce, e ha parlato del suo ultimo lavoro, I Danzatori della pioggia, pubblicato dalle Edizioni Socrates. È un testo teatrale, un piccolo capolavoro, che a Parigi è stato rappresentato a marzo dalla Comédie Française: e la metropoli transalpina è ancora tappezzata di manifesti che ne annunciavano il programma.
Una personalità indubbiamente creativa e ribelle quella della Mainwaring, una scrittrice dal temperamento vivace ed esuberante che sfugge a qualsiasi classificazione; quasi certamente, la più anticonformista dei drammaturghi australiani contemporanei, rappresentante di una "cultura degli antipodi" ricca di stimoli nuovi per il pubblico italiano.
Ma veniamo al lavoro teatrale di Karin Mainwaring. Il dramma si svolge in un punto imprecisato del deserto australiano, una casa fatiscente in cui i protagonisti vivono quasi assediati dalla calura circostante. Tre donne conducono la loro esistenza in una condizione di perenne e monotona precarietà. Una vecchia radio e una strada dissestata rappresentano l'unico contatto con il mondo "là fuori". Il ritorno improvviso di Dan figlio, marito e padre delle tre donne, sconvolge il loro equilibrio, rivela una serie di pulsioni sessuali mai del tutto assopite e scatena tensioni irreversibili. All'interno di questo microcosmo familiare, di cui il deserto amplifica in modo impietoso le caratteristiche, si respira un'atmosfera claustrofobica, una follia lucida che ha la meglio persino sull'istinto di conservazione e che porta i protagonisti a cedere ai propri sentimenti di rabbia, amarezza, frustrazione, piuttosto che allearsi per contrastare la minaccia delle calamità naturali.
Sin dalle prime pagine il lettore è conquistato dall'energia che scaturisce dalla situazione e dal testo, e che lascia percepire, che questa avventura, all'apparenza uno squallido dramma familiare, promette di essere un'esperienza radicale, una questione di vita e di morte. L'individualità e lo spessore di ciascun personaggio si costruiscono a partire dal linguaggio, che a volte tocca accenti di delicato lirismo e accorata nostalgia, altre si fa strumento di violenza, odio, espressione di abbrutimento, egoismo, grettezza, disperazione.