I DANZATORI DELLA PIOGGIA
di Marino Collacciani
Il testo, un piccolo capolavoro, sarà rappresentato in marzo, a Parigi, dalla Comédie Française
Un incontro particolare con una cultura lontana
e pure così vicina nella sua attualità
al Vecchio Continente. A proporla, all'interno di
un dramma, una sensibile scrittrice australiana, Karin
Mainwaring. Ieri era a Roma, all'antica libreria Croce,
e ha parlato del suo ultimo lavoro, I Danzatori della
pioggia, pubblicato dalle Edizioni Socrates. È
un testo teatrale, un piccolo capolavoro, che a Parigi
è stato rappresentato a marzo dalla Comédie
Française: e la metropoli transalpina è
ancora tappezzata di manifesti che ne annunciavano
il programma.
Una personalità indubbiamente creativa e ribelle
quella della Mainwaring, una scrittrice dal temperamento
vivace ed esuberante che sfugge a qualsiasi classificazione;
quasi certamente, la più anticonformista dei
drammaturghi australiani contemporanei, rappresentante
di una "cultura degli antipodi" ricca di
stimoli nuovi per il pubblico italiano.
Ma veniamo al lavoro teatrale di Karin Mainwaring.
Il dramma si svolge in un punto imprecisato del deserto
australiano, una casa fatiscente in cui i protagonisti
vivono quasi assediati dalla calura circostante. Tre
donne conducono la loro esistenza in una condizione
di perenne e monotona precarietà. Una vecchia
radio e una strada dissestata rappresentano l'unico
contatto con il mondo "là fuori".
Il ritorno improvviso di Dan figlio, marito e padre
delle tre donne, sconvolge il loro equilibrio, rivela
una serie di pulsioni sessuali mai del tutto assopite
e scatena tensioni irreversibili. All'interno di questo
microcosmo familiare, di cui il deserto amplifica
in modo impietoso le caratteristiche, si respira un'atmosfera
claustrofobica, una follia lucida che ha la meglio
persino sull'istinto di conservazione e che porta
i protagonisti a cedere ai propri sentimenti di rabbia,
amarezza, frustrazione, piuttosto che allearsi per
contrastare la minaccia delle calamità naturali.
Sin dalle prime pagine il lettore è conquistato
dall'energia che scaturisce dalla situazione e dal
testo, e che lascia percepire, che questa avventura,
all'apparenza uno squallido dramma familiare, promette
di essere un'esperienza radicale, una questione di
vita e di morte. L'individualità e lo spessore
di ciascun personaggio si costruiscono a partire dal
linguaggio, che a volte tocca accenti di delicato
lirismo e accorata nostalgia, altre si fa strumento
di violenza, odio, espressione di abbrutimento, egoismo,
grettezza, disperazione.