L'Indice - n. 7/8 2003
Il freddo e il crudele
di Elisabetta d’Erme
Leggere Alexander Trocchi e diventare cultori del suo mito è quasi automatico. Un mito alimentato per anni dall'impossibilità di trovare i suoi libri, ma anche da una biografia burrascosa, oggetto delle indiscrete ricer che dei suoi fan. Solo nel 1977 la casa editrice Rebel Inc. di Edimburgo ha iniziato a ripubblicare i suoi testi e a raccogliere le testimonianze di quanti, come Leonard Cohen o William Burroughs , avevano incrociato le proprie vite con quella di Alexander Trocchi .
La sua è la classica storia di un uomo brillante dannato dall'abuso di alcool e stupefacenti di ogni tipo. Nato a Glasgow nel 1925 da padre italiano e madre scozzese, Alexander Trocchi fu tormentato per tutta la vita dal peso delle sue origini modeste. Il padre, un musicista, era perennemente disoccupato e la famiglia veniva mandata avanti dalla madre che morì piuttosto giovane. Paradossalmente, Alexander finì per adottare la figura del padre, un fallito a tutto campo, come modello esistenziale. Negli anni Cinquanta e Sessanta visse tra New York e Parigi, dove nel 1954 pubblicò per la Olympia Press il suo romanzo d'esordio Young Adam , che fu praticamente anche l'ultimo, a parte Il libro di Caino (Fandango, 2002), appunti autobiografici scritti nel 1960, e una serie di racconti pornografici che gli vennero commissionati dal suo editore, Maurice Girodias , e che Trocchi pubblicò sotto gli pseudonimi di Frances Lengel e Carmencita de las Lunas . La Olympia Press è passata alla storia per le sue politiche editoriali piuttosto singolari. Girodias aveva dichiarato guerra alla censura e riuscì ad aggirarla pubblicando in Francia testi in inglese che nessuno avrebbe pubblicato negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Si rivelarono invece essere dei classici, spesso capolavori della letteratura del Novecento, come Watt di Samuel Beckett , Lolita di Vladimir Nabokov , Plexus di Henry Miller . Per finanziare questa crociata la Olympia Press pubblicava libri pornografici la cui scrittura veniva commissionata agli autori della casa.
In quel periodo Alexander Trocchi diresse la rivista letteraria d'avanguardia Merlin , che contava tra i suoi collaboratori Beckett , Sartre , Genet e Ionesco . Nel 1956 si trasferì a New York, ma ormai ovunque andasse aveva «l'ossessiva sensazione di essere un esule». Come il protagonista di Young Adam lavorava su una chiatta. Negli Stati Uniti iniziò a fare uso di eroina, conobbe e frequentò i protagonisti della beat generation, da Allen Ginsberg a Jack Kerouac , e finì anche in galera per una storia di droga. Rilasciato su cauzione, venne invitato a un programma televisivo durante il quale – con grande scandalo – si bucò in diretta.
Gli anni Sessanta furono connotati dall'amicizia con Guy Debord e dal coinvolgimento nelle attività dell'Internazionale situazionista . Ma , a parte alcune traduzioni, non riuscì a scrivere più nulla, e dopo la perdita dell'ultima moglie morì a cinquantanove anni, nel 1984, a Londra, minato dalle ristrettezze economiche e dalla dipendenza dall'eroina. Nel Libro di Caino aveva scritto: «Perdere la mia identità di scrittore equivale a perdere ogni identità sociale. Non sono capace di scegliere un'altra identità, tanto quanto non sono in grado di sostenere seriamente quella di scrittore. Resto con una identità soggettiva, qualcosa che sto scoprendo (o no) nell'atto di divenire». Per certo Trocchi si batté per tutta la vita «contro il lavoro non creativo» e per la sperimentazione di un diverso rapporto con il tempo, forme di trasgressione del cui contenuto rivoluzionario lo scrittore era ben cosciente.
A chi non bastasse questo curriculum vitae per identificare in Alexander Trocchi un antieroe del Novecento, si consiglia vivamente la lettura di Giovane Adamo , il suo romanzo ora proposto dalle Edizioni Socrates di Roma (trad. di Silvana Vitale, nota bio-bibliografica di Anna Battista) in una versione molto curata.
Non stupisce che il regista scozzese David Mackenzie ne abbia tratto un film (interpretato da Tilda Swinton e Ewan McGregor), infatti il breve romanzo di Trocchi è più che altro una visione, per certi versi molto cinematografica. L'azione si svolge a Glasgow su una chiatta che attraversa il fiume Clyde . Sull'imbarcazione vivono due barcaioli, Joe e Leslie , e la moglie di quest' ultimo, Ella . Il racconto si apre con il ritrovamento di un corpo di donna, misteriosamente annegata nel fiume. L'atmosfera potrebbe ricordare naturalmente quella descritta da Jean Vigo nel film L' Atalante (1934), ma è come se la regia fosse stata poi affidata a un allucinato e inquietante David Lynch .
La narrazione fluisce nello stream of consciousness joyciano delle riflessioni, dei ricordi e delle elucubrazioni di Joe . Il tempo della narrazione si avviluppa attorno agli eventi con un continuo rimando ad accadimenti precedenti il ritrovamento del cadavere, intercalati a nuove letture delle dinamiche della storia.
Trocchi ha scritto poco, ma quel pochissimo che ci ha lasciato è eccezionale. La sua scrittura è colta, fredda. Reclama per l'autore e per chi lo legge una libertà tanto radicale da poter apparire pericolosa. La sua narrativa è poetica, aforistico-filosofica e sempre permeata di una profonda sensualità.
Dopo il ritrovamento della donna, Joe inizierà a desiderare la moglie di Leslie , l'avrà e la lascerà, non prima di aver confessato, solo al lettore, che l'annegata è l'ex fidanzata, caduta in acqua mentre stavano , definitivamente, per lasciarsi. Joe non farà nulla per evitare che venga condannato a morte un altro uomo. Indifferente verso ogni aspetto della vita. Eppure , come Rainer Maria Rilke nelle Elegie duinesi , anche Trocchi , nonostante un «devastante senso di perdita» è conscio dell'irrevocabilità del nostro essere qui, ora, e lo testimonia con l'irresistibile necessità d'inventariare il mondo: «Non mi ero accorto di come fossi diventato assolutamente dipendente dalle cose, anche soltanto per catalogarle, ripetendole in continuazione: la porta, la sedia, gli scarponi, lo specchio…».