A Glasgow nebbiosa, nei primi anni Cinquanta, un
giovane sradicato alla deriva (Mc Gregor) e in profonda
crisi trova lavoro presso Les (Mullan)e la sua enigmatica
moglie Ella (Swinton). Un pomeriggio i due uomini
scoprono il cadavere di una ragazza affogata. Incidente,
suicidio, assassinio? La polizia indaga e arresta
un sospetto, ma è chiaro che il giovane sa
della morte più di quanto dica, è chiaro
che il suo legame sessualmente appassionato con la
moglie del datore di lavoro ha qualcosa di ambiguo
e strano, è chiaro che il suo carattere di
antieroe esistenziale lo rende simile a Lo straniero
di Camus.
Con Young Adam di David Mackenzie, tratto dal romanzo
dello scrittore scozzese Alexander Trocchi (in Italia
pubblicato dalle Edizioni Socrates) e con un film
in lavorazione ricavato da On the Road di Jack Kerouac,
tornano negli andirivieni del gusto i narratori della
Beat Generation, portatori negli anni Cinquanta d'una
rivolta psicologica, morale, comportamentale e sociale
molto influente sulla cultura occidentale e mai dimenticata.
Trocchi artista tormentato, eroinomane disposto a
tutto per comprarsi una dose, nato a Glasgow nel 1925
da madre scozzese e padre italiano, direttore a Parigi
della rivista letteraria d'avanguardia Merlin , tanto
coinvolto nel mondo della droga da essere costretto
a lasciare clandestinamente New York (Norman Mailer
gli procurò documenti falsi e un po' di soldi),
amico di William Burroughs e di Leonard Cohen, preda
di un disfacimento inarrestabile, morì di polmonite
in Inghilterra nel 1965. Young Adam e Cain's book
(una semi-autobiografia) sono i suoi libri, classici
romanzi beat.
Nel film di Mackenzie, prodotto da Jeremy Thomas,
il personaggio si confonde un poco, inevitabilmente,
con l'autore Alexander Trocchi: soprattutto nella
tenace volontà di vivere nonostante gli incubi
e i sensi di colpa, originati dall'autoindulgenza.
Ewan McGregor è un protagonista bravissimo,
emozionante e non enfatico.