IL MUCCHIO SELVAGGIO - 3 giugno 2003
di Gian Paolo Serino

Più che un "maudit" della letteratura, Alexander Trocchi è stato uno scrittore che si è automaledetto : g enio incompreso del panorama culturale non solo europeo degli anni Cinquanta e Sessanta , autentica meteora dell'inchiostro, soltanto oggi inizia ad essere considerato uno dei precursori di quella corrente "beat" più battuta che beata .
Considerato un "cosmonauta dello spazio interiore" da William Burroughs, Trocchi ha in effetti indagato qualche anno prima di James Ballard quell'"inner space" che farà la fortuna narrativa dell'autore di Crash e de La mostra delle atrocità . Sempre ai margini della vita, sempre con l'acceleratore premuto al massimo verso l'autodistruzione, eroinomane e alcolista, questo scrittore non ha avuto certo un'esistenza facile: ha vissuto di intuizioni geniali, ma non è mai riuscito a superare lo spessore della carta. Fondatore di una rivista, Merlin , che ha contribuito a far conoscere autori come Beckett, Ionesco o Genet, come scrittore non è mai riuscito a raggiungere la fama che meritava.
Almeno fino a oggi. Da qualche anno, infatti, questo scozzese (ma di chiare origini italiane) è considerato uno scrittore di culto: un successo che merita perché, oltre l'icona del maledetto (che da sempre affascina il grande pubblico avido di biografie dissolute), Trocchi è uno scrittore capace di andare oltre i margini dell'inchiostro catapultandoci in un universo parallelo che ci appare quanto mai lisergico proprio perché è il nostro. Indaga e descrive sì il nostro reale, ma dai margini : dai confini di un mondo che troppo spesso releghiamo con facilità al "Niente".
I suoi romanzi – Il libro di Caino (pubblicato lo scorso anno da Fandango) e questo Giovane Adamo (dal quale il giovane regista scozzese David Mackenzie ha tratto l'omonimo film presentato all'ultimo Festival di Cannes) – sono molotov d'inchiostro, sono schegge impazzite di un'eversione che, a ogni riga, a ogni parola, diventa contestazione di un sistema che – accogliendoci – ci assorbe e ci dissolve. I libri di Trocchi sono le ultime urla: disperate, soffocate e soffocanti di chi vuole opporsi alla schizofrenia dei tempi moderni. Tempi in cui la rivendicazione della propria identità è forse l'ultimo riflesso non condizionato di un dolore che dovrebbe essere collettivo, ma che paradossalmente diventa tragedia privata. Nelle letture, come nella vita .