Frameonline.it - 15 maggio 2003
di Simona Cigliana

L'incontro fortuito con una vecchia fiamma, una donna un tempo amata e ora poco più che indifferente; una resipiscenza di desiderio nel corso di una passeggiata lungo il canale, nella notte nebbiosa; un amplesso frettoloso, tra i cespugli della riva, conclusosi con una discussione tra i due ex amanti, che poi nuovamente si congedano dopo la parentesi di una tregua un po' animalesca. Poi, l'imprevisto: lei perde l'equilibrio, scivola lungo la proda, cade nell'acqua, in un attimo sprofonda nella corrente scura sotto gli occhi di lui, che resta immobile, sbigottito, spettatore assente del dramma che si sta compiendo sotto i suoi occhi. L'indugio è fatale, anche se si tratta di pochi secondi: dopo un breve, penoso annaspare, come in una scena girata al rallentatore, il corpo scompare, trascinato via nel buio.
Certo un eventuale intervento di Joe, del nostro “giovane Adamo”, avrebbe avuto poche probabilità di successo. Ma a noi, come al protagonista, resta il dubbio che nella sua esitazione si celi una colpa, il sintomo di una tara dell'anima, che l'omissione di soccorso non sia da imputarsi semplicemente a pusillanimità, quanto piuttosto a un grumo rimosso di rancore o forse, più ancora, a una assenza congenita, a una freddezza originari a, quella che rende Joe un “diverso”, un essere inquietante, chiuso nel bozzolo di una “innocenza” perversa, che lo colloca in una lontananza abissale rispetto al resto del mondo.
Joe sembra una persona normale, un giovane balordo come tanti altri: sfanga la vita con lavori occasionali, frequenta i bar del lungofiume, va, di tanto in tanto, a caccia di femmine. Ora lavora su una chiatta, svolge le sue mansioni vigile ma chiuso in una specie di autistico silenzio che, d'altra parte, non gli impedisce di bere di tanto in tanto in compagnia del suo datore di lavoro, di giocare con lui a freccette in qualche fumoso locale, e di sedurre sua moglie, Ella, una donna provata dalla dura esistenza dei barcaioli ma non ancora abbrutita e ancora assetata di vita.
La relazione viene scoperta dal marito, sembra l'inizio di una svolta, ma Joe non ha nessuna intenzione di farsi carico di una famiglia. Riemerge dalla putrida corrente del suo animo quel senso di profondo distacco, che sommerge e trascina lontano esperienze e sensazioni, che ottunde l'adesione vitale alle cose e tutte le fa sprofondare in un indistinta palude di vago disinteresse. Joe si sottrae, canagliescamente, alle aspettative di Ella, seduce di lì a poco la sorella di lei, e intanto frequenta altre donne, altra gente, che solo apparentemente lo irretisce in conversazioni, in amicizie, in avventure erotiche. Anche la prospettiva che un innocente venga accusato dell'assassinio della sua ex amante, il cui cadavere è stato inaspettatamente restituito, gonfio e tumefatto, dal fiume, non muta di molto l'atteggiamento del nostro antieroe. Rimorso e turbamento increspano appena la torbida superficie della sua coscienza: per nulla al mondo egli potrà rinunciare alla sordida libertà che accanitamente difende.
Romanzo circolare e in qualche modo sottilmente ossessivo, Giovane Adamo è scritto in una prosa lucida e ferma, in uno stile che deve la sua algida cifra alla lezione dell' école du regard . Uscito nel 1954 all'insegna dello scandalo, e sfuggito di stretta misura al processo per oscenità nel quale fu invece coinvolto un successivo romanzo di Trocchi ( Il libro di Caino , di cui furono sequestrate e bruciate quasi tutte le copie), Giovane Adamo fu riscritto in una versione depurata dalle scene più pornografiche nel 1966. Alexander Trocchi (Glasgow 1925 -L ondra 1984), scrittore dalla personalità eccentrica, ribelle ed eroinomane controcorrente, è stato un controverso protagonista della beat-generation , amico di William Burroughs e di Allen Ginsberg , di Leonard Cohen e di R. D. Laing . Credeva nella pornografia, e “vedeva nella scrittura di opere pornografiche la possibilità di mandare l' establishment a farsi fottere”. Infatti, del genere hard, anche questa versione “purgata” del Giovane Adamo porta le stimmate, in quella freddezza dello sguardo, in quella tensione voyeuristica che contamina i rapporti strumentali che il protagonista intrattiene con il mondo. Il film che da questo romanzo è stato tratto, per la regia dello scozzese David Mackenzie (Scotland 2003, con Ewan McGregor , Emily Mortimer , Peter Mulland , Tilda Swinton ), ben restituisce questa atmosfera contaminata dal senso di profonda estraneità e di isolamento esistenziale di cui è “ammalato” il protagonista.