L'incontro fortuito con una vecchia fiamma, una
donna un tempo amata e ora poco più che indifferente;
una resipiscenza di desiderio nel corso di una passeggiata
lungo il canale, nella notte nebbiosa; un amplesso
frettoloso, tra i cespugli della riva, conclusosi
con una discussione tra i due ex amanti, che poi nuovamente
si congedano dopo la parentesi di una tregua un po'
animalesca. Poi, l'imprevisto: lei perde l'equilibrio,
scivola lungo la proda, cade nell'acqua, in un attimo
sprofonda nella corrente scura sotto gli occhi di
lui, che resta immobile, sbigottito, spettatore assente
del dramma che si sta compiendo sotto i suoi occhi.
L'indugio è fatale, anche se si tratta di pochi
secondi: dopo un breve, penoso annaspare, come in
una scena girata al rallentatore, il corpo scompare,
trascinato via nel buio.
Certo un eventuale intervento di Joe, del nostro “giovane
Adamo”, avrebbe avuto poche probabilità
di successo. Ma a noi, come al protagonista, resta
il dubbio che nella sua esitazione si celi una colpa,
il sintomo di una tara dell'anima, che l'omissione
di soccorso non sia da imputarsi semplicemente a pusillanimità,
quanto piuttosto a un grumo rimosso di rancore o forse,
più ancora, a una assenza congenita, a una
freddezza originari a, quella che rende Joe un “diverso”,
un essere inquietante, chiuso nel bozzolo di una “innocenza”
perversa, che lo colloca in una lontananza abissale
rispetto al resto del mondo.
Joe sembra una persona normale, un giovane balordo
come tanti altri: sfanga la vita con lavori occasionali,
frequenta i bar del lungofiume, va, di tanto in tanto,
a caccia di femmine. Ora lavora su una chiatta, svolge
le sue mansioni vigile ma chiuso in una specie di
autistico silenzio che, d'altra parte, non gli impedisce
di bere di tanto in tanto in compagnia del suo datore
di lavoro, di giocare con lui a freccette in qualche
fumoso locale, e di sedurre sua moglie, Ella, una
donna provata dalla dura esistenza dei barcaioli ma
non ancora abbrutita e ancora assetata di vita.
La relazione viene scoperta dal marito, sembra l'inizio
di una svolta, ma Joe non ha nessuna intenzione di
farsi carico di una famiglia. Riemerge dalla putrida
corrente del suo animo quel senso di profondo distacco,
che sommerge e trascina lontano esperienze e sensazioni,
che ottunde l'adesione vitale alle cose e tutte le
fa sprofondare in un indistinta palude di vago disinteresse.
Joe si sottrae, canagliescamente, alle aspettative
di Ella, seduce di lì a poco la sorella di
lei, e intanto frequenta altre donne, altra gente,
che solo apparentemente lo irretisce in conversazioni,
in amicizie, in avventure erotiche. Anche la prospettiva
che un innocente venga accusato dell'assassinio della
sua ex amante, il cui cadavere è stato inaspettatamente
restituito, gonfio e tumefatto, dal fiume, non muta
di molto l'atteggiamento del nostro antieroe. Rimorso
e turbamento increspano appena la torbida superficie
della sua coscienza: per nulla al mondo egli potrà
rinunciare alla sordida libertà che accanitamente
difende.
Romanzo circolare e in qualche modo sottilmente ossessivo,
Giovane Adamo è scritto in una prosa lucida
e ferma, in uno stile che deve la sua algida cifra
alla lezione dell' école du regard . Uscito
nel 1954 all'insegna dello scandalo, e sfuggito di
stretta misura al processo per oscenità nel
quale fu invece coinvolto un successivo romanzo di
Trocchi ( Il libro di Caino , di cui furono sequestrate
e bruciate quasi tutte le copie), Giovane Adamo fu
riscritto in una versione depurata dalle scene più
pornografiche nel 1966. Alexander Trocchi (Glasgow
1925 -L ondra 1984), scrittore dalla personalità
eccentrica, ribelle ed eroinomane controcorrente,
è stato un controverso protagonista della beat-generation
, amico di William Burroughs e di Allen Ginsberg ,
di Leonard Cohen e di R. D. Laing . Credeva nella
pornografia, e “vedeva nella scrittura di opere
pornografiche la possibilità di mandare l'
establishment a farsi fottere”. Infatti, del
genere hard, anche questa versione “purgata”
del Giovane Adamo porta le stimmate, in quella freddezza
dello sguardo, in quella tensione voyeuristica che
contamina i rapporti strumentali che il protagonista
intrattiene con il mondo. Il film che da questo romanzo
è stato tratto, per la regia dello scozzese
David Mackenzie (Scotland 2003, con Ewan McGregor
, Emily Mortimer , Peter Mulland , Tilda Swinton ),
ben restituisce questa atmosfera contaminata dal senso
di profonda estraneità e di isolamento esistenziale
di cui è “ammalato” il protagonista.