Alias di il Manifesto - 27 settembre 2003
Non contate su di me
Ritratto di Alexander Trocchi, tra beat, eroina, porno e rivoluzione. Mentre esce nelle sale Young Adam, dal suo romanzo estremo.
di Matteo Guarnaccia

In un mondo costantemente alla ricerca di eroi da consumare, è incredibile che il furibondo potlach esistenziale dello scrittore italo-scozzese Alexander Trocchi (1925-1984) sia sfuggito così a lungo alle fauci fameliche del mercato mediatico. Eppure, questo marchese de Sade con la passione per il flipper e per l'eroina, ha tutte le credenziali necessarie per entrare a pieno titolo nell'Olimpo dei beautiful losers .
Se oggi, dopo due decenni di oblio quasi totale, se ne riparla – oltre che per un film tratto dal suo racconto, Young Adam - è grazie agli sforzi fatti dal suo conterraneo Irvine Welsh, per rivalutare il ruolo culturale del «George Best della letteratura scozzese».
Quella di Trocchi è una vita da irriducibile fuorilegge fatta di ambiguità e contraddizioni, consumata sfrontatamente alla luce del sole. Con la sua figura imponente, altalenante nelle fattezze – secondo lo stato di salute – tra Burt Lancaster e Primo Carnera, è stato uno degli esempi più straordinari di estremismo intellettuale cosmopolita, un protagonista dei grandi ammutinamenti culturali del dopoguerra – dall'esistenzialismo alla beat generation, dal lettrismo al situazionismo, dalla psichedelia all'antipsichiatria.
Eccellente studente all'università di Glasgow, dopo aver vinto una borsa di studio che gli permette di girare l'Europa con la moglie e le due figlie, sbarca nella Parigi della Rive Gauche, dove vivrà dal ‘52 al ‘55 trasformandosi gradualmente in un lupo cattivo della letteratura. Si mette subito in luce tra i dodicimila espatriati che affollano la capitale sognando lo stile di vita bohémien pubblicizzato da Henry Miller e Gertrude Stein. Si libera della famiglia e coi soldi della nuova amante fonda la brillante rivista d'avanguardia Merlin , «strumento di lotta contro l'assolutismo estetico sociale e politico», a cui collaborano Beckett (che nutre una profonda stima per lui), Genet, Sartre, Ionesco, Miller e Nabokov.
Viene iniziato all'oppio da Cocteau, stringe amicizia con Guy Debord, si allea ai lettristi contribuendo a elaborare le basi teoriche che porteranno alla nascita dell'Internazionale situazionista. Apre una casa d'appuntamenti dove mette al lavoro le mogli dei suoi amici e scrive, con lo pseudonimo di Frances Lengel, romanzi pornografici a cottimo per la famigerata Olympia Press di Maurice Girodias.
Un modo per sbarcare il lunario allora molto in voga tra gli espatriati e i junkies angloamericani. Tra i sette titoli pubblicati c'è anche Young Adam , un thriller esistenzialista ispirato allo Straniero di Camus e ritoccato in chiave erotica dopo esser stato rifiutato, nella sua versione seria, dagli editori inglesi. La sua è una pornografia sofisticata e metafisica che fa scalpore tra i circoli letterari e, per differenti motivi, tra gli agenti della buoncostume. Quando lascia la Francia per New York, è già un uomo che ha superato la linea di non ritorno, un tossicomane dichiarato e impenitente, che non riconosce più alcuna autorità morale al sistema e che non vuole accettare alcuna realtà conformata.
Dal ‘56 al ‘61 vive negli Stati Uniti, si fa assumere come battelliere sulle chiatte che trasportano i rifiuti di New York, riceve un sostanzioso anticipo dalla Glove Press per terminare Cain's Book , abbozzato negli anni parigini. Un libro confessione costruito con sincerità sovversiva, con molto sesso, molta droga e accurati inventari di stati di coscienza non ancora mappati. Un manifesto narco-politico in cui fa capolino l'Homo Ludens preconizzato dallo storico olandese Huizinga, superiore per molti versi al Pasto Nudo di Burroughs (un libro che lo stesso Trocchi aveva contribuito a far pubblicare per la prima volta dall'Olympia Press).
Rifiuta gli inviti dei salotti letterari di Manhattan per frequentare il Lower East Side, viene accolto nella famiglia della beat generation, fa prostituire la moglie a Las Vegas per pagarsi l'eroina e passa alcuni mesi in Messico.
Sfida le leggi draconiane statunitensi sugli stupefacenti; durante un'intervista si buca in diretta davanti alle telecamere di una rete televisiva nazionale. Rischia di finire sulla sedia elettrica, per aver procurato narcotici a una sedicenne. L'amico Debord organizza una campagna per la sua liberazione e pubblica il manifesto «Giù le mani da Alexander Trocchi». Abbandona la moglie tossica e il figlio, riesce a fuggire in Canada aiutato da Norman Mailer (che gli procura documenti falsi) e da Leonard Cohen (a cui il nostro, per ringraziamento, procurerà una calamitosa overdose di oppio).
Imbarcatosi clandestinamente su un mercantile raggiunge l'Inghilterra, dove si registra al Servizio Sanitario Nazionale come tossicomane, beneficiando della legislazione, allora vigente, che gli garantisce la fornitura legale di eroina, senza dover entrare nel circuito di infamie e scelleratezze a cui quelli con il suo hobby sono condannati in paesi meno liberali. Resterà sempre criminalmente leale alle droghe. Fa opera di proselitismo per ciò che considera, con una visione messianica, strumento di nichilismo sistematico per rovesciare la realtà ufficiale. Burroughs lo stima, oltre che come artista, come unico uomo capace di trovare la vena anche nel braccio di una mummia.
Nel ‘63 stende il famoso manifesto teorico (pubblicato sull'Internazionale Situazionista) Tecnica del colpo di mondo in cui si rivolge alle menti creative coscienti della propria vitale contemporaneità: « Non siamo desiderosi di impadronirci dello Stato, come Trotzky e Lenin, ma di impadronirci del mondo. (…) Quello di cui bisogna impadronirsi non ha dimensioni fisiche, né rapporto con i colori delle stagioni. Non è un porto, una capitale, un'isola (…) quello di cui dobbiamo impadronirci siamo noi stessi (…) con calma, senza indignazione, attraverso una sorta di ju-jitsu spirituale che ci appartiene in virtù della nostra intelligenza, dobbiamo modificare, correggere, compromettere, deviare, corrompere, corrodere, rivoltare; essere gli ispiratori di quella che possiamo chiamare l'insurrezione invisibile » .
Il grande cinico individualista caldeggia jam session interdisciplinari, comunità scientifiche e artistiche istantanee e fluttuanti, università invisibili da cui diffondere come un virus una coscienza evolutiva. Compito di queste avanguardie è convincere le classi non privilegiate che il gioco ha più valore del lavoro. « L'uomo sta disimparando a giocare, l'hanno convinto che il lavoro è sacro, solo perché il suo lavoro permette ai padroni di giocare » .
È un progetto che lo ossessiona e che perseguirà tenacemente come portavoce di un fantomatico movimento sovversivo planetario, Sigma. Nel ‘65 presenta la «Wholly Communion», l'evento fondante della controcultura inglese, un reading di poesia che si tiene alla Royal Albert Hall. Un «collasso razionale della ragione» che avalla le sue speranze sulla disponibilità immediata a creare situazioni, da parte di persone creative, provenienti da ambienti molto diversi. Per tutti gli anni Sessanta assume il ruolo di portavoce della cultura alternativa, un patriarca molto rispettato che si muove citando a memoria interi passaggi di Finnegan's Wake , esibisce i paesaggi lunari dei suoi avambracci per epater le bourgeois , ricama reti cospirative con artisti di tutto il mondo. Nel 1968 è uno degli ispiratori dell'esperienza della Anti-University di Londra. Collabora con Cooper, Laing, McClure, Brakhage, Vinkenoog, Burroughs e Ginsberg – che lo paragona affascinato a Neal Cassady. Debord, che sorvola su molti difetti caratteriali dell'amico, non gli perdonerà mai la frequentazione di Ginsberg, da lui definito il «pagliaccio americano».
Scrive numerosi pamphlet politici e articoli sulla stampa underground, mentre continua a ricevere anticipi su un fantomatico libro che non terminerà mai, The Long Book ; storna i fondi raccolti per il progetto Sigma per sostenere la sua gargantuelica passione per le droghe e altri atti illeciti. Finiti gli anni Sessanta, il suo ruolo diventa sempre più sfocato, se i media hanno bisogno di uno scrittore junkie , preferiscono rivolgersi al più spendibile Burroughs. La sua vita diventa sempre più caotica e ingestibile, le sue opere sono ormai fuori commercio (bruciate, sequestrate, censurate, dimenticate), si mantiene vendendo libri e francobolli rari.
Si guadagna il rispetto di Patti Smith e funge da buon samaritano per Marianne Faithfull. Muore di polmonite nel 1984, risucchiato nel suo spazio interiore alla deriva. Dopo la cremazione le sue ceneri vengono rubate e il suo appartamento è devastato da un incendio doloso che distrugge molti suoi scritti. Un anno dopo la sua morte il figlio minore si suicida gettandosi dalle rovine della casa.
Trocchi compare come attore in: Towers Open Fire (1963) di Anthony Balch, un cortometraggio scritto da Burroughs; Wholly Comunion (1965) di Peter Whitehead; Cain's Film (1969) di Jamie Wadhawan e Marijuana Marijuana (1972) di Trocchi-Wadhawan. Nel 1996 la Bbc produce un documentario sulla vita dello scrittore, A Life in Pieces di Allan Campbell e Tim Niel.