Al contadino Mass Kenton (lui non coltiva ganja),
è dedicato dall'autore, Peter-Paul Zahl, il
romanzo Cannabis, droga diabolica, edito dalla Socrates.
In realtà il libro è dedicato alla Giamaica.
È un canto d'amore, di rabbia, di passione,
che fa da colonna sonora al viaggio, da Kingston a
Negril, di due amici: il poliziotto Prento e il detective
privato Aubrey Fraser, detto "Ruffneck",
nel corso nel corso delle loro indagini su un efferato
delitto legato al traffico della cocaina. Da Sud a
Nord e poi verso Ovest ci viene presentata l'Isola,
se ne raccolgono immagini, ne vengono dischiuse porte,
quelle sulle palme battute dal vento in una piccola
baia, la sabbia bianca, le formiche e il cielo di
un blu intenso, quelle sulla sua storia, e sul suo
retaggio di violenza che ancora alita fra le palme
e che è il risultato della rapacità,
del disprezzo per gli uomini e dell'ingordigia di
una classe dominante insediatasi, sin dal lontano
1700, non per costruire un futuro di sviluppo ed autodeterminazione
ma il proprio esclusivo benessere. Droga diabolica
è il desiderio dell'uomo di essere saziato
a tutti i costi, a costo della vita di altri.
Durante il viaggio, la vita dei campi di canna da
zucchero, e le fitte treccine disposte come solchi
paralleli sulla testa di una bambina, non può
far altro che proiettare davanti agli occhi della
voce narrante, quella di Albrey Ruffneck Fraser -
che è difficile non identificare con quella
dell'autore ed immaginare il personaggio - le sofferenze
degli schiavi nelle piantagioni di un'altra droga
diabolica: lo zucchero, il cui desiderio chiedeva
di essere appagato e "gli enormi guadagni che
esso portava con sé, come quelli di tutte le
droghe pesanti, volevano essere realizzati".
C'era perciò bisogno di forza lavoro, di schiavi
importati dall'Africa Occidentale, dopo che erano
state sterminate le popolazioni originarie: gli Arawak,
i Taino, e i Caribi. Dalla porta aperta su uno squarcio
sul 1700 fino all'abolizione della schiavitù,
si torna al presente, all'incontro con personaggi
come Rass Lick e la sua filosofia rasta, calmo e cortese,
saggio e indulgente, fiero delle sue radici, privo
dell'intento di far proseliti, fumatore e produttore
di ganja, l'erba sacra, "quella che dai senzadio
viene chiamata la droga diabolica, assassina della
gioventù"; a quello con la famiglia Chang,
il cui capostipite, cinese di Singapore dalla pelle
bianchissima, da venditore ambulante di lacci per
le scarpe e detersivi per i piatti, era riuscito,
col lavoro incessante - anche ventiquattro ore su
ventiquattro, se necessario - di tutti i membri del
suo clan, a costruire un impero. E mentre i protagonisti
procedono sulle tracce degli assassini, noi dimentichiamo
lo scopo del viaggio e non possiamo fare a meno di
fermarci ad ascoltare il ritmo di un popolo, a subire
il fascino della vivacità. Apriamo le narici
agli odori della cucina, al riso cotto nel latte di
cocco, al rognone, alla capra al curry, all'igname
e alle banane cotte, all'energetico succo delle noci
di cocco non ancora mature e in mezzo al fumo di reefer,
bhang, pot, marijuana, ganja, sensimillia, in una
parola: cannabis, erba diabolica-o-dono-di-dio ?,
scorgiamo i colori, forti, nitidi, quelli dell'identità
della Giamaica: il nero delle difficoltà incontrate
e quelle da affrontare, il verde della speranza, della
vegetazione rigogliosa, l'oro del suo sole.