Nato a Friburgo in Bresgovia nel 1944, nel dopo
guerra Peter-Paul Zahl si era trasferito nella Repubblica
Democratica Tedesca e poi a Berlino dove aveva prodotto
un giornale situazionista di movimento denominato
Il disoccupato felice. Fondatore del Gruppo 61 di
Dortmund e vincitore di numerosi premi letterari,
Zahl divenne membro attivo dell’opposizione
extraparlamentare contrario alle leggi di emergenza.
Nel 1972 venne arrestato in circostanze poco chiare
dopo uno scontro con le forze dell’ordine. Inizialmente
fu condannato a una lieve pena detentiva per eccesso
di legittima difesa, ma in seguito un’altra
sentenza lo condannò a 14 anni di reclusione
per «lesioni gravi e resistenza violenta alle
forze dell’ordine». Liberato dopo dieci
anni di prigione, Zahl soggiorna in Italia, nelle
Seychelles e a Grenada e nel 1985 lascia definitivamente
l’Europa per trasferirsi in Giamaica.
Tra i suoi libri più importanti figurano I
Felici, una storia che descrive l’ambiente degli
innominabili di Berlino, Ma no disse Bakunin e scoppiò
a ridere e Il furto del Duomo di Colonia (1999). Ha
collaborato a Berlino con il regista Peter Stein e
sta per uscire un film tratto dalla sua produzione
caraibica, che comprende numerosi romanzi ambientati
in Giamaica: Il bell’uomo, Scomparsa, Cannabis,
droga diabolica pubblicato dalla Edizioni Socrates
nel 2002 e I segreti della cucina caraibica, una concessione
ai piaceri della gola. Peter-Paul Zahl nuota controcorrente
nel corso della serie di romanzi sulla Giamaica, un
paese che produce il migliore caffè del mondo,
anche se dopo il crollo del mercato nipponico la canapa
è rimasta comunque la produzione agricola “numero
uno” accanto al turismo e all’esportazione
di minerali. Da oltre trent’anni Zahl, autore
molto caro alla sinistra radicale che ne apprezza
la produzione letteraria e politica, oltre ai romanzi
ha pubblicato raccolte di poesie molto significative
come Alle Tueren Offen (“Tutte le porte aperte”),
un volumetto uscito durante il suo lungo soggiorno
nel carcere di Colonia-Ossendorf le cui poesie sono
state pubblicate in Italia dalla rivista bolognese
Prometeo Fuoco. La sua biografia sembra farne una
reincarnazione di B. Traven, misterioso scrittore
sempre rimasto anonimo sotto il cui nomignolo si nascondeva
probabilmente un militante rivoluzionario in fuga
dall’Europa e approdato nelle Americhe dopo
il fallimento della rivoluzione in Baviera. Zahl,
a differenza di Traven e dell’ambientazione
messicana delle sue opere, come La nave morta e i
Racconti della giungla messicana, è diventato
giamaicano. Sulle tracce dei Fratelli Moravi che tra
i primi si batterono contro la schiavitù nell’isola,
Zahl ha scoperto una sua nuova dimensione e interpreta
i sentimenti e la dura storia di queste popolazioni
con grande vivacità e senso dell’humour,
che si rispecchia fin dal titolo del suo libro: Cannabis,
droga diabolica.
Nel romanzo i protagonisti Aubrey “Ruffneck”
Fraser e il suo amico poliziotto Dean “Prento”
Campbell indagano su un delitto legato al traffico
della cocaina. Sullo sfondo la cruda realtà
della Giamaica in cui lo “scontro tra le culture”
teorizzato da Samuel Huntington e poi anche da Berlusconi
costituisce una iattura per le popolazioni del sud
del mondo, generando contro la cultura locale e la
cannabis una guerra perenne che nel finale a sorpresa
viene momentaneamente sconfitta dalla resistenza dei
discendenti dei maroon, gli schiavi rifugiatisi nelle
zone più impervie e inaccessibili dell’isola,
dedicate tuttora alla coltivazione della kaya. Si
sa benissimo che la cannabis in Giamaica non è
affatto considerata come una droga e tanto meno come
qualcosa di diabolico. Molto probabilmente è
stata la canna da zucchero la vera disgrazia dello
sviluppo di quest’isola tanto vicina a Cuba,
anche se è spesso difficile parlare male del
pregiatissimo brown sugar e dell’industria del
rum a esso collegata. In Cannabis, droga diabolica
l’intreccio di personaggi, luoghi e situazioni
ricostituisce per incanto lo spirito del paese dalla
bandiera nero-verde-gialla, mirabilmente sintetizzato
dal suo motto: «Di tanti, un solo popolo».
Nella serie “caraibica” Zahl simpatizza
chiaramente sia per la forza che per la debolezza
di questo paese per molti versi mitizzato a poche
decine di chilometri da Cuba e dagli Stati Uniti.
Risulta evidente anche la critica a quell’ombra
di sessismo o anche di paura della donna che è
un elemento forte nella vita dell’isola, a cominciare
dalla comunità rasta più o meno roots
fino ai frivoli rent a dread (“Affittati un
riccioluto”), gigolò ad uso e consumo
delle turiste dell’isola.
Sono tante le espressioni colorite utilizzate nel
romanzo, come Bambo Claat, la peggiore offesa che
potete fare ai locali. Significa “pannolino
per mestruazioni abbondanti”, che a evocare
la musica reggae impera anche sui muri di Bologna.
Anche per questo è interessante il glossario
in appendice a Cannabis, droga diabolica, assieme
alla carta fustellata per filtri e a una coloratissima
cartina della Giamaica disegnata dal grafico della
Roll Up.