Fuoriluogo.it - dicembre 2002
Tradotto l’ultimo dello scrittore maledetto Peter-Paul Zahl: un intrigo ai Carabi sfondo della cruda realtà della Giamaica, con lo stato di guerra alla cultura locale della canapa
di Enrico Fletzer

Nato a Friburgo in Bresgovia nel 1944, nel dopo guerra Peter-Paul Zahl si era trasferito nella Repubblica Democratica Tedesca e poi a Berlino dove aveva prodotto un giornale situazionista di movimento denominato Il disoccupato felice. Fondatore del Gruppo 61 di Dortmund e vincitore di numerosi premi letterari, Zahl divenne membro attivo dell’opposizione extraparlamentare contrario alle leggi di emergenza. Nel 1972 venne arrestato in circostanze poco chiare dopo uno scontro con le forze dell’ordine. Inizialmente fu condannato a una lieve pena detentiva per eccesso di legittima difesa, ma in seguito un’altra sentenza lo condannò a 14 anni di reclusione per «lesioni gravi e resistenza violenta alle forze dell’ordine». Liberato dopo dieci anni di prigione, Zahl soggiorna in Italia, nelle Seychelles e a Grenada e nel 1985 lascia definitivamente l’Europa per trasferirsi in Giamaica.
Tra i suoi libri più importanti figurano I Felici, una storia che descrive l’ambiente degli innominabili di Berlino, Ma no disse Bakunin e scoppiò a ridere e Il furto del Duomo di Colonia (1999). Ha collaborato a Berlino con il regista Peter Stein e sta per uscire un film tratto dalla sua produzione caraibica, che comprende numerosi romanzi ambientati in Giamaica: Il bell’uomo, Scomparsa, Cannabis, droga diabolica pubblicato dalla Edizioni Socrates nel 2002 e I segreti della cucina caraibica, una concessione ai piaceri della gola. Peter-Paul Zahl nuota controcorrente nel corso della serie di romanzi sulla Giamaica, un paese che produce il migliore caffè del mondo, anche se dopo il crollo del mercato nipponico la canapa è rimasta comunque la produzione agricola “numero uno” accanto al turismo e all’esportazione di minerali. Da oltre trent’anni Zahl, autore molto caro alla sinistra radicale che ne apprezza la produzione letteraria e politica, oltre ai romanzi ha pubblicato raccolte di poesie molto significative come Alle Tueren Offen (“Tutte le porte aperte”), un volumetto uscito durante il suo lungo soggiorno nel carcere di Colonia-Ossendorf le cui poesie sono state pubblicate in Italia dalla rivista bolognese Prometeo Fuoco. La sua biografia sembra farne una reincarnazione di B. Traven, misterioso scrittore sempre rimasto anonimo sotto il cui nomignolo si nascondeva probabilmente un militante rivoluzionario in fuga dall’Europa e approdato nelle Americhe dopo il fallimento della rivoluzione in Baviera. Zahl, a differenza di Traven e dell’ambientazione messicana delle sue opere, come La nave morta e i Racconti della giungla messicana, è diventato giamaicano. Sulle tracce dei Fratelli Moravi che tra i primi si batterono contro la schiavitù nell’isola, Zahl ha scoperto una sua nuova dimensione e interpreta i sentimenti e la dura storia di queste popolazioni con grande vivacità e senso dell’humour, che si rispecchia fin dal titolo del suo libro: Cannabis, droga diabolica.
Nel romanzo i protagonisti Aubrey “Ruffneck” Fraser e il suo amico poliziotto Dean “Prento” Campbell indagano su un delitto legato al traffico della cocaina. Sullo sfondo la cruda realtà della Giamaica in cui lo “scontro tra le culture” teorizzato da Samuel Huntington e poi anche da Berlusconi costituisce una iattura per le popolazioni del sud del mondo, generando contro la cultura locale e la cannabis una guerra perenne che nel finale a sorpresa viene momentaneamente sconfitta dalla resistenza dei discendenti dei maroon, gli schiavi rifugiatisi nelle zone più impervie e inaccessibili dell’isola, dedicate tuttora alla coltivazione della kaya. Si sa benissimo che la cannabis in Giamaica non è affatto considerata come una droga e tanto meno come qualcosa di diabolico. Molto probabilmente è stata la canna da zucchero la vera disgrazia dello sviluppo di quest’isola tanto vicina a Cuba, anche se è spesso difficile parlare male del pregiatissimo brown sugar e dell’industria del rum a esso collegata. In Cannabis, droga diabolica l’intreccio di personaggi, luoghi e situazioni ricostituisce per incanto lo spirito del paese dalla bandiera nero-verde-gialla, mirabilmente sintetizzato dal suo motto: «Di tanti, un solo popolo».
Nella serie “caraibica” Zahl simpatizza chiaramente sia per la forza che per la debolezza di questo paese per molti versi mitizzato a poche decine di chilometri da Cuba e dagli Stati Uniti. Risulta evidente anche la critica a quell’ombra di sessismo o anche di paura della donna che è un elemento forte nella vita dell’isola, a cominciare dalla comunità rasta più o meno roots fino ai frivoli rent a dread (“Affittati un riccioluto”), gigolò ad uso e consumo delle turiste dell’isola.
Sono tante le espressioni colorite utilizzate nel romanzo, come Bambo Claat, la peggiore offesa che potete fare ai locali. Significa “pannolino per mestruazioni abbondanti”, che a evocare la musica reggae impera anche sui muri di Bologna. Anche per questo è interessante il glossario in appendice a Cannabis, droga diabolica, assieme alla carta fustellata per filtri e a una coloratissima cartina della Giamaica disegnata dal grafico della Roll Up.