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Galleria delle
arti |
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Titolo: 194
storie di un segno
Autore: Michele Spera
Prefazione: Domenico
De Masi
Collana:
Galleria
delle Arti
Pagine: 500
Illustrazioni:
1482 (792 b/n - 690 a colori)
Formato:
cm 16x24
Legatura:
Cartonata con sovracoperta
Prezzo: 41,00€
Pubblicazione:
Ottobre 1996
ISBN: 88-7202-010-7 |
L'autore |
Michele
Spera nasce a Potenza nel
1937. Compiuti gli studi,
si trasferisce a Roma, dove
frequenta la facoltà
di Architettura, l'Accademia
di Nudo di Villa Medici e
studia incisione alla scuola
comunale con Attilio Giuliani.
Comincia
a lavorare nel mondo dell'industria
e parallelamente, dal 1962,
collabora per il partito repubblicano,
chiamato da Ugo La Malfa a
inventare l'immagine del partito
emergente attraverso una nuova
concezione della grafica politica.
Collabora a varie testate,
tra le quali "L'Espresso"
di Livio Zanetti. Insegna
in varie scuole, in Italia
e all'estero.
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| Il
libro |
Storie di un segno è
un libro molto singolare.
Un grafico che ha conosciuto
la fama internazionale - Michele
Spera - si racconta senza
esitazioni, con un entusiasmo
e una passione tutte mediterranee.
E comincia dal Sud, un marchio
di fabbrica impossibile da
cancellare e dal quale è
impensabile prescindere.
Rievoca l'asprezza della
terra lucana, la generosità
della sua gente e il legame
viscerale a un luogo che non
offre nessuna speranza di
realizzazione dei propri sogni,
racconta la decisione dolorosa
e inebriante di prendere la
strada per Roma e ritrae i
grandi personaggi del mondo
dell'arte e della politica
che lavorano nella capitale
negli anni sessanta: Leonardo
Sinisgalli, Vito Riviello,
Ugo La Malfa.
Contemporaneamente alla ricostruzione
della sua vicenda autobiografica,
Spera scrive - con la precisione
tecnica e scientifica di un
manuale di grafica - la storia
dell'evoluzione del suo segno,
così distante dal suo
carattere: razionale, geometrico,
modulare quanto lui è
invece sanguigno, fantasioso,
passionale. Dai mobili disegnati
per arredare il piccolo appartamento
in centro che divide con Vito
Riviello al suo arrivo a Roma,
ai marchi per i grandi committenti
- il TG2 della Rai, la Innocenti,
la Maserati - alle energie
spese per inventare l'immagine
del partito repubblicano.
Quasi duecento brevi storie,
corredate da più di
mille immagini, fotografie,
disegni, fanno di questo di
Spera il primo libro che fa
uscire la grafica dal ghetto
nobile degli addetti ai lavori. |
| Incipit |
HO
FATTO UN VIAGGIO…
Ho ritrovato i libri che leggevo
da ragazzo con le consunte copertine
ridisegnate, i compagni della
mia giovinezza, le carte gualcite
e scolorite dal tempo. Le antiche
fotografie con i nomi appuntati,
i miei poeti, le traduzioni
da Catullo a cui mi applicavo
con la testa china durante le
ripetizioni da Mimì,
che mi tirava su dalle orecchie
e che poi è morto impiccato.
Gli anni del collegio fuori
dalle mura della mia casa, di
cui ricordo solo le mie paure.
Ho rivisto i miei primi disegni
del liceo, al “Quinto
Orazio Flacco”. Non sapevo
allora di questo mestiere. Fu
Nino Calice, il mio amico, che
poi era il più bravo
della classe, a dirmi che avrei
dovuto fare il grafico. Nino
era di Rionero faceva il pendolare
per venire a studiare a Potenza.
Io l’ospitavo a casa mia
e lui mi dava una mano, mi aiutava
in quegli studi che non amavo.
Era già nella vita, dialogava
con i professori quando noi
preferivamo il silenzio, l’anonimato
degli incolti.
Ho ripensato agli antichi compagni
di strada, Pietro Soldi che
allargava i confini delle nostre
giornate parlandoci di Gobetti,
di Salvemini, di Dorso, del
nostro Sud senza speranze, che
ci faceva compagnia e ci indicava
le vie dei trapianti e della
fuga. Dovettero passare ancora
anni perché fossimo maturi
per partire.
Potenza aveva i suoi segreti.
Ci sono ritornato tante volte.
Non mi do pace per quelle
strade che non esistono più,
la villa dei Gavioli o quella
dei Viggiani, l’Epitaffio,
la fontana all’incrocio
dei Piani del Mattino dove
ora vagheggiano aeroporti,
la Macchia, i luoghi, insomma,
della mia infanzia, quelli
che ho amato.
E aveva un’unica libreria,
Potenza, “la Libreria
di Vito Riviello”, dove
attraverso una botola si scendeva
ad un buio sottano. Lì,
accalcati, compivamo i nostri
viaggi, guardavamo lontano.
Ci preparavamo a partire.
Non tutti partirono. Ninì
Ranaldi restò lì:
si sparò un colpo di
pistola alla tempia, non so
quale disperazione lo uccise.
[…]
Dopo qualche anno Vito mi
raggiunse a Roma, abitavamo
un piccolo appartamentino
in cima alla città.
Si scrivevano poesie e si
dipingevano quadri pop. Avevamo
affidato i paesaggi lucani,
i cieli del meridione, alla
memoria.
Rammento gli studi di architettura,
le mostre, la scuola di incisione
di San Giacomo, la borsa di
studio per cartellonisti dove
insegnavano Manfredo e Brini,
la scuola del nudo di Villa
Medici, gli incerti esercizi
di calligrafia.
Ho ripercorso i primi manifesti
di allora inventati con carte
colorate, con i caratteri
incollati, disegnati con le
matite. Il primo, del 1962,
era per un convegno del partito
repubblicano sul Mezzogiorno:
misi l’Italia rovesciata,
l’illusione di portare
il nord nel meridione, e l’attacchino
ce li affisse tutti capovolti.
La tipografia di allora aveva
il mettifoglio a mano, lo
spessore dell’inchiostro
potevi sentirlo con le dita:
forse per questo i nostri
volantini cadevano sempre
in piedi, come un gatto quando
ti scappa dalle braccia. Fu
così che cominciai
a fare grafica politica.
Ma questa è un’altra
storia.
Marina di Pietrasanta,
1996 |
| Le
foto |
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Approfondimenti |
In breve
194 "storie di un
segno": brevi racconti, accompagnatida
più di mille marchi, esemplificazioni
grafiche, fotografie, disegni, ricostruiscono
un segno grafico forte, incisivo,
riconoscibile. Michele Spera svela
dall'interno i segreti e i retroscena
di uno dei mestieri più attuali
del nostro tempo.
Rassegna stampa
Magazine.net
La Repubblica - 1 novembre 1996
11
marzo 1997
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