|
Galleria delle
arti |
 |
Titolo: La
mia musica
Autore: Philip Glass
Traduzione: Leda
Spiller
Introduzione: Robert
T.Jones
Saggio: Germano
Celant
Collana:
Galleria
delle Arti
Pagine: 424
Illustrazioni:
114 (56 in b/n - 26 a colori
e 32 disegni)
Formato:
cm 16x24
Legatura:
Cartonata con sovracoperta
Prezzo: 40,00€
Pubblicazione:
Novembre 1993
ISBN: 88-7202-003-4 |
L'autore |
Philip
Glass è uno dei Maestri della musica colta conteporanea,
il compositore americano più interessante e multiforme
degli ultimi anni. Partito insieme a Steve Reich e Terry
Riley dalla rivoluzione della musica "minimalista",
ha sempre felicemente perseguito la ricerca di una sonorità
"coinvolgente" e di facile ascolto. Di qui
le fertili e imprevedibili contaminazioni con teatro,
opera, cinema, "divi" pop e rock come Brian
Eno, David Bowie e Laurie Anderson.
Molte colonne sonore sono state scritte da Glass, a
cominciare (1981-83) da quella per il Koyaanisqatsi
di Godfrey Reggio, il primo documentario della serie
Qatsi di cui Glass curò anche le successive colonne
sonore, continuando con Mishima: A Life in Four Chapters
(1985) di Paul Schrader e Kundun (1997) di Martin Scorsese.
Ha fatto anche una breve apparizione come attore nel
film The Truman Show (1998). The Hours (Stephen Daldry,
2002), Taking Lives (2004), The Fog of War (Errol Morris,
2003), e "L'illusionista" (Neil Burger, 2006)
sono tra i film più famosi in cui la colonna
sonora contiene pezzi di Glass, sia di repertorio che
nuovi. La colonna sonora di Diario di uno scandalo (2007)
ha ricevuto la nomination agli Oscar.
|
| Il
libro |
Un viaggio affascinante nell'avventura
musicale più vitale
del XX secolo. Il suo protagonistra,
Philip Glass, racconta in
un linguaggio appassionato
la sua storia personale nella
cornice strordinaria degli
anni '60 e '70 con i suoi
"eroi" Julian Beck,
Allen Ginsberg, Bob Wilson.
Questo "diario"
di ampio respiro, arricchito
di uno splendido commento
fotografico, ci guida lungo
il percorso musicale di Philip
Glass atraverso le sue Opere
più famose: la tritologia
Einstein on the Beach, Satyaragraha
e Akhnaten, completa dei tre
libretti e di notazioni musicali
facilmente accessibili e pure
stimolanti anche per i parlati
più fini. |
| Incipit |
|
Parigi - Apprendistato
L’ho detto più
volte che sono diventato compositore
d’opera per caso. Non
mi ero mai riproposto di diventarlo,
e ancora oggi uso la parola
“opera” con una
certa riluttanza. Negli anni
’50, quando ero allievo
della scuola di musica, studiavo
con zelo il repertorio lirico
tradizionale e frequentavo
regolarmente il vecchio Metropolitan
nella 39a Strada a Broadway,
dove, su nel loggione, per
50 cents si poteva seguire
uno spartito.
L’ascolto era perfetto,
da lì, ma per vedere
bisognava sporgersi in avanti
e sforzarsi di guardare giù:
una posizione non solo scomoda,
ma anche decisamente pericolosa.
Da questa prospettiva limite
ascoltai – e, in un
modo o nell’altro, vidi
anche – un numero infinito
di opere, sia vecchi cavalli
di battaglia che cose più
moderne: per esempio il modernissimo
( tale, almeno, era considerato
allora ) Wozzeck. Erano frequentazioni
obbligate, che dovevano servire
ad affinare la mia educazione.
Ero mille miglia lontano dal
pensare che un giorno avrei
potuto scrivere un’opera
io stesso, e tanto meno che
avrei trascorso la maggior
parte dei miei anni maturi
e comporre per il teatro.
Avevo trentanove anni quando,
di punto in bianco, con l’Einstein
on the Beach, mi ritrovai
di fatto a lavorare nei teatri
lirici. L’Einstein fu
presto seguito da altre due
opere ( Satyagraha e Akhnaten
), che insieme formarono una
trilogia di 2ritratti”
teatrali-in musica di grandi
personaggi che in particolari
momenti hanno monopolizzato
la mia attenzione. Ero diventato
un compositore d’opera.
Ora nello scrivere di queste
prime tre opere “ritratto”,
mi sembra che uno degli aspetti
più interessanti della
loro creazione sia proprio
la sequenza degli “avvenimenti
fortuiti” che mi hanno
fatto approdare alla lirica.
Per questo, nonostante la
mia intenzione di scrivere
solo di queste mie opere,
credo che dovrò invece
cominciare la mia storia almeno
da dieci anni prima, dal tempo
del mio primo lavoro in campo
teatrale a Parigi, verso la
metà degli anni ’60. |
| Le
foto |
|
|
| |
|
|
Approfondimenti |
La prefazione
Un testo introduttivo di sicura
competenza e di lettura piana e
godibilissima, firmato da Robert
T. Jones, curatore dell'edizione
americana e già critico musicale
di The New York Times, Time e The
Daily News
Il saggio
Germano Celant, curatore per l'arte
contemporanea del Solomon R. Guggenheim
Museum di New York, supervisor artistico
e culturale di Genova 2004, è
certamente lo storico e critico
d'arte italiano più qualificato
per inquadrare il lavoro musicale
di Philip Glass in un ambito più
propriamente multidisciplinare.
Il suo testo,
scritto appositamente per questa
edizione italiana, è una
lettura magistrale di ampio orizzonte
che rimarrà come uno dei
contributi critici fondamentali
per la comprensione profonda non
solo di uno dei massimi compositori
contemporanei ma anche di un periodo
e di una temperie artistica fortemente
innovativi.
In breve
Un viaggio affascinante,
ricco di informazioni inedite e
sorprendenti, nell'avventura musicale
più fertile del XX secolo,
raccontato in prima persona da Philip
Glass.
Una chiave di lettura agilissima
del mondomusicale e artistico.
|
|